Accise, greggio in rialzo e furbetti: così lo sconto a tempo viene mangiato
di Giuseppe Colombo , Aldo FontanarosaROMA - Il taglio governativo alle accise sui carburanti finisce in una tenaglia. A vanificarne almeno in parte gli effetti sono gli speculatori, lucidi, cinici. Ma pesa anche l’aumento del costo di produzione dei combustibili sui mercati mondiali, battuti dalla guerra.
Il prezzo medio della benzina si attesta a 1,713 euro al litro e questo livello - sostiene il ministero delle Imprese - è il più basso degli ultimi 5 anni. Il problema - ribatte l’Unione nazionale consumatori - è intanto nell’effetto ralenti. Il decreto del governo garantisce la sforbiciata delle accise non certo per sempre. Il taglio da 24,4 centesimi al litro (Iva inclusa) durerà 20 giorni.
Ma se la flessione dei prezzi si realizza in tre giorni dall’emanazione delle norme salvagente, qualcuno ha già trattenuto per sé il 15% dei benefici destinati agli italiani.
ROMA - Il taglio governativo alle accise sui carburanti finisce in una tenaglia. A vanificarne almeno in parte gli effetti sono gli speculatori, lucidi, cinici. Ma pesa anche l’aumento del costo di produzione dei combustibili sui mercati mondiali, battuti dalla guerra.
Il prezzo medio della benzina si attesta a 1,713 euro al litro e questo livello - sostiene il ministero delle Imprese - è il più basso degli ultimi 5 anni. Il problema - ribatte l’Unione nazionale consumatori - è intanto nell’effetto ralenti. Il decreto del governo garantisce la sforbiciata delle accise non certo per sempre. Il taglio da 24,4 centesimi al litro (Iva inclusa) durerà 20 giorni.
Ma se la flessione dei prezzi si realizza in tre giorni dall’emanazione delle norme salvagente, qualcuno ha già trattenuto per sé il 15% dei benefici destinati agli italiani.
Le discriminazioni
Poi ci sono le discriminazioni fra territori. La regione maglia nera resta la Campania, dove il prezzo della benzina cala solo di 14,4 centesimi al litro mentre la Valle d’Aosta lo riduce di 19,7.
Beffarda è infine la mossa del 2,7% dei distributori che, invece di abbassare i listini, li ha aumentati. Mister Prezzi trasmette alla Finanza l’elenco dei “furbetti”.
Si muove e fa danni intanto l’enorme mina vagante del diesel, che costa tuttora ben 1,966 euro al litro. Un quadro chiaro e non positivo si delinea dunque in queste ore. In Italia sta trovando sollievo al distributore il 42,7% delle vetture che va a benzina, mentre soffre pesantemente il 47,3% diesel, la maggioranza.
Un piano d’emergenza
E soffrono anche gli autocarri e i tir a diesel che rappresentano il 90,4% del totale dei mezzi per il trasporto delle merci, un pilastro dell’economia del Paese. Per questo la Cgia di Mestre chiede all’Ue di varare un piano d’emergenza contro il caro diesel.
Piano da far scattare subito, visto che i consumatori del Codacons osservano un aumento del costi industriali per raffinazione e distribuzione dei carburanti. Altro fattore che sta «mangiando» l’effetto accise, ancora di più.
Se il governo rivendica il calo dei prezzi della benzina, Fratelli d’Italia va anche oltre. In un dossier dell’ufficio studi del partito, i meloniani respingono l’accusa di aver approvato «un pannicello referendario».
“Al proprio mulino”
«Forse è proprio la sinistra - sostiene il documento - a non volere una riduzione dei prezzi dei carburanti perché grazie ai rincari avrebbe potuto sfruttare il malcontento della popolazione, questo sì, per portare l’acqua al proprio mulino in termini referendari».
Gli scriventi sono convinti che il prezzo medio del gasolio scenderà a 1,859 euro al litro e quello della benzina a 1,623. I numeri sui cartelli delle stazioni di servizio, per ora, dicono altro.