✕

Per la presidenza della Consob spunta il tecnico Gregori

24/09/2010 Roma, la sede della Consob in via Giovan Battista Martini 

Ascolta l'audio

L’economista e presidente di Webuild piace a Fratelli d’Italia. La mossa dei meloniani per superare lo stallo su Freni, il Carroccio irritato
1 minuti di lettura

ROMA - Nella partita per la presidenza della Consob spunta l’economista Gian Luca Gregori. Il nome dell’ex rettore dell’università Politecnica delle Marche, oggi presidente di Weibuild e consigliere di Terna, piace a Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni. Soprattutto a un uomo di peso nelle discussioni sulle nomine delle ultime ore: il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Non solo. A detta dei meloniani, il profilo tecnico di Gregori non dispiacerebbe al titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Anche per questo puntano a incassare il via libera di palazzo Chigi e archiviare così la gestione transitoria dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari, che dal 9 marzo è affidata alla reggenza di quattro commissari, co…

ROMA - Nella partita per la presidenza della Consob spunta l’economista Gian Luca Gregori. Il nome dell’ex rettore dell’università Politecnica delle Marche, oggi presidente di Weibuild e consigliere di Terna, piace a Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni. Soprattutto a un uomo di peso nelle discussioni sulle nomine delle ultime ore: il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Non solo. A detta dei meloniani, il profilo tecnico di Gregori non dispiacerebbe al titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Anche per questo puntano a incassare il via libera di palazzo Chigi e archiviare così la gestione transitoria dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari, che dal 9 marzo è affidata alla reggenza di quattro commissari, con Chiara Mosca nel ruolo di presidente vicario.

Professore ordinario di economia e gestione delle imprese, Gregori è una vecchia conoscenza del centrodestra. Nel 2023, alla scadenza del mandato di Pasquale Tridico alla presidenza dell’Inps, l’esecutivo aveva pensato proprio a lui per la guida dell’Istituto nazionale di previdenza sociale. L’idea, però, non andò a buon fine. Gregori, infatti, declinò l’invito a causa di una lunga convalescenza dopo un intervento. «Sono onorato del fatto che avrebbero pensato a me, ma – spiegò – per problemi di salute per tre, quattro mesi sarò fuori gioco».

Ora potrebbe tornare in pista appunto per sbloccare lo stallo al vertice della Consob, a due mesi dallo stop di Forza Italia al sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni.

Tutto pronto? Non proprio. Sulla strada tracciata da FdI ci sono al momento due ostacoli. Il primo riguarda il metodo: il nome di Gregori non è stato ancora condiviso con gli azzurri. Quando bocciò il nome di Freni, Tajani lamentò di non essere stato informato prima del Cdm in cui Giorgetti presentò la candidatura del sottosegretario. «Le decisioni devono essere collegiali», disse il vicepremier di FI, rimandando alla necessità di un confronto interno alla maggioranza.

Al contrario, il profilo tecnico, e non politico, di Gregori soddisferebbe, almeno sulla carta, un’altra condizione posta dai forzisti per il via libera al nuovo presidente della Consob. Ma ieri sera da ambienti di partito trapelava stupore. A taccuini chiusi, una decina di parlamentari ragionava così: nessuno ci ha mai parlato di Gregori.

Il secondo ostacolo per i Fratelli si chiama Lega. Negli scorsi giorni, Matteo Salvini ha difeso la candidatura di Freni. Gli uomini più vicini al leader del Carroccio assicurano che non ha cambiato idea. Di più. Nel partito tira aria di irritazione per quella che viene definita un fuga in avanti dei meloniani. In risposta viene rievocato l’accordo di maggioranza che, a detta dei leghisti, era stato abbozzato nelle scorse settimane. In virtù di questo schema, la presidenza della Consob spetterebbe proprio alla Lega. Palla a palazzo Chigi.

Leggi i commenti