MILANO – A quasi 30 anni di distanza dalla privatizzazione e a 27 dall’opa dei “capitani coraggiosi”, arriva un’offerta pubblica su Telecom Italia, destinata a riportare lo Stato oltre il 50% del capitale. A lanciarla, questa volta, sono le Poste Italiane, partecipate al 35% dalla Cassa depositi e prestiti e al 29,3% dal ministero dell’Economia, che mettono sul piatto 10,8 miliardi sia in azioni sia in contanti per acquisire l’intera società telefonica e portarla via dalla Borsa.
Tim, dal canto suo, sotto la guida di Pietro Labriola, si è profondamente trasformata, perché, dopo avere ceduto l’infrastruttura di rete fissa nel 2024, oggi opera in prevalenza come una società di servizi di telefonia fissa e mobile. Per acquisirla, le Poste guidate da Matteo Del Fante mettono sul piatto 0,0218 azioni ordinarie proprie (venerdì scorso a Piazza Affari hanno chiuso a 21,45 euro l’una) di nuova emissione, più una componente in contanti pari a 0,167 euro per ogni titolo Tim portato in adesione. In altri termini, si tratta di un’offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) che attribuisce un valore di 0,635 euro a ogni azione Telecom, con un premio del 9% rispetto alla chiusura di Borsa di venerdì e per un corrispettivo totale di 10,8 miliardi.
Con l’operazione, le Poste, che oggi sono già prime azioniste di Tim al 27,3% (dopo avere rilevato a dicembre la quota residuale di Vivendi), puntano a potenziare la propria piattaforma aggiungendovi, come spiega una nota, «tre asset significativi: una rete fissa e mobile di scala nazionale, una posizione preminente nelle infrastrutture cloud e data center del Paese e la capacità di offrire connettività sicura e sovrana a tutti gli stakeholders».
Il gruppo nascente unirebbe settori finanziari e assicurativi e telecomunicazioni, logistica e servizi digitali, con ricavi aggregati per 26,9 miliardi, un risultato operativo di 4,8 miliardi e oltre 150mila dipendenti. Grazie all’integrazione, che punta a condurre Tim fuori da Piazza Affari (delisting), le Poste hanno identificato un potenziale complessivo di sinergie, ossia di risparmi collegati all’operazione, quantificabili in 0,7 miliardi annui a regime prima delle imposte, di cui 0,5 miliardi per minori costi. Le sinergie attese, spiegano le Poste, «si inseriscono in un percorso di integrazione industriale e commerciale già avviato da sin dall’acquisizione della prima partecipazione in Tim, avvenuta nel febbraio 2025».
Le Poste, che come consulenti finanziari hanno scelto Jp Morgan, Bnp Paribas e Mediobanca, sottolineano come il gruppo finale nascente sarà dotato di una governance stabile, nella quale l’azionista di maggioranza, considerate anche le quote di Cdp (per oltre l’80% del Mef), rimarrà comunque lo Stato italiano con un partecipazione sopra il 50% del capitale. Il completamento dell’operazione è previsto entro la fine del 2026.
Tim, ha spiegato un portavoce, dopo avere «preso atto» dell’offerta delle Poste, lunedì 23 marzo riunirà il consiglio di amministrazione per avviare il processo di valutazione dell’opas.