ROMA - Il governo tiene aperta la cassetta degli attrezzi contro il caro energia. Pronto a usarla ancora. La prima occasione è a vista: il Consiglio dei ministri dovrebbe tornare a riunirsi a palazzo Chigi giovedì. Se intervenire o meno a una sola settimana dal taglio delle accise sui carburanti è ancora un interrogativo irrisolto: i mercati sull’ottovolante disorientano, si va avanti giorno per giorno.
I segnali avversi non mancano: lo spread che ha rotto il muro dei 100 punti prima di ripiegare a 89, i rendimenti del decennale italiano al 3,87%, soprattutto lo sconto al distributore da 25 centesimi al litro che si sta asciugando. Ieri una nuova giornata di aumenti, con il diesel a 1,984 euro in città e a 2,055 euro in autostrada. Ecco perché…
ROMA - Il governo tiene aperta la cassetta degli attrezzi contro il caro energia. Pronto a usarla ancora. La prima occasione è a vista: il Consiglio dei ministri dovrebbe tornare a riunirsi a palazzo Chigi giovedì. Se intervenire o meno a una sola settimana dal taglio delle accise sui carburanti è ancora un interrogativo irrisolto: i mercati sull’ottovolante disorientano, si va avanti giorno per giorno.
I segnali avversi non mancano: lo spread che ha rotto il muro dei 100 punti prima di ripiegare a 89, i rendimenti del decennale italiano al 3,87%, soprattutto lo sconto al distributore da 25 centesimi al litro che si sta asciugando. Ieri una nuova giornata di aumenti, con il diesel a 1,984 euro in città e a 2,055 euro in autostrada. Ecco perché intanto sono stati avviati i preparativi per i nuovi aiuti.
Si parte dalle coperture. Un appiglio potrebbe arrivare dal decreto fiscale atteso proprio sul tavolo del cdm. Il condizionale è d’obbligo perché il lavoro della Ragioneria è ancora in corso, ma tra le ipotesi allo studio c’è l’utilizzo dei fondi di Transizione 4.0.
Lo schema: stop agli incentivi per le imprese che non hanno effettuato l’investimento entro il 31 dicembre 2025, così come previsto dalla manovra, o che non hanno ottemperato a determinati passaggi, dalle comunicazioni al pagamento degli acconti. Le risorse recuperate verrebbero destinate sempre alle aziende, ma con altre finalità. Per il taglio delle bollette, se l’aiuto sarà generalizzato. Se invece dovesse prevalere la traccia della selettività, quindi gli aiuti a chi sta accusando di più i contraccolpi del conflitto in Iran, allora i fondi andrebbero a contenere le perdite delle imprese che esportano verso i mercati del Medio Oriente.
Lo stanziamento finito sotto la lente dei tecnici del Mef è quello che era stato inserito nella legge di bilancio in favore delle imprese in coda a causa dell’esaurimento delle risorse iniziali. In tutto 1,3 miliardi, a cui nel frattempo si sono aggiunti 100 milioni recuperati dalla rimodulazione del Pnrr. Una parte di questi fondi potrebbe finire appunto alle nuove misure per mitigare gli effetti delle tensioni internazionali.
Fin qui le esigenze legate alla guerra. Il decreto fiscale conterrà anche altro. Tra le misure allo studio c’è un sostegno agli esodati di Transizione 5.0. Sono le imprese che aspettano gli aiuti del governo a fronte di investimenti in beni strumentali realizzati l’anno scorso. In fila per mancanza di risorse, ora riceveranno un supporto.
Il provvedimento servirà anche a correggere alcune norme dell’ultima Finanziaria. L’iperammortamento tornerà libero: via la clausola “made in Europe”. Cadrà quindi il paletto che limita la concessione della maxi-agevolazione fiscale alle imprese che acquistano beni (macchinari e tecnologie) prodotti dentro i confini europei. Una buona notizia per gli “irregolari” di Transizione 4.0, che a fronte della perdita di questi aiuti potranno contare sull’iperammortamento, con un beneficio tuttavia più diluito nel tempo.
Nel decreto ci sarà anche la formalizzazione del rinvio della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi, fino a 150 euro di valore, in arrivo dai Paesi extra europei. L’introduzione del balzello slitterà al primo luglio, anche per consentire l’adeguamento del sistema informativo dell’Agenzia delle dogane.