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Usa-Iran, i listini credono all’intesa. Le Borse riprendono fiato, petrolio sotto i 100 dollari

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I mercati aprono negativi ma dopo le parole del presidente Usa su Teheran invertono la rotta, come lo spread. Male l’Asia
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MILANO – C’è da credergli? La risposta dei mercati è sì. Tra il sorprendente passo indietro di Trump e la secca smentita di Teheran gli investitori sembrano dare più fiducia al primo in una giornata vissuta pericolosamente sulle piazze finanziarie di tutto il mondo. Una 24 ore partita all’insegna della paura, con i listini asiatici affondati in scia all’ultimatum del presidente Usa all’Iran e chiusa con un passivo molto pesante per le borse dell’Estremo Oriente: -3,54% per Tokyo, -3,63% per Shanghai, -6,49% per Seul. Poi, poco dopo le 12 italiane, arriva come un terremoto la nota di Trump e stravolge i listini. L’Europa passa in pochi minuti dal perdere due punti percentuali a riguadagnarne altrettanti.

Sull’ottovolante anche il pet…

MILANO – C’è da credergli? La risposta dei mercati è sì. Tra il sorprendente passo indietro di Trump e la secca smentita di Teheran gli investitori sembrano dare più fiducia al primo in una giornata vissuta pericolosamente sulle piazze finanziarie di tutto il mondo. Una 24 ore partita all’insegna della paura, con i listini asiatici affondati in scia all’ultimatum del presidente Usa all’Iran e chiusa con un passivo molto pesante per le borse dell’Estremo Oriente: -3,54% per Tokyo, -3,63% per Shanghai, -6,49% per Seul. Poi, poco dopo le 12 italiane, arriva come un terremoto la nota di Trump e stravolge i listini. L’Europa passa in pochi minuti dal perdere due punti percentuali a riguadagnarne altrettanti.

Sull’ottovolante anche il petrolio, con il Brent che dopo essere schizzato in avvio oltre quota 113 dollari precipita in un istante di quasi 15 punti percentuali, riscendendo sotto la quota psicologica dei 100 dollari al barile. Anche perché il terzo atto della turbolenta giornata finanziaria arriva a pochissima distanza dal secondo. La smentita iraniana di un negoziato in corso con Washington raffredda solo in parte l’euforia innescata sui mercati e la seduta in Europa termina tutta proiettata al rialzo: Milano chiude a +0,81%, Francoforte sale dell’1,22, Parigi cresce dello 0,79 e solo Londra termina in negativo lasciando sul terreno lo 0,24%.

Rimbalza anche lo spread

L’altalena non risparmia anche lo spread. Il differenziale Btp-Bund, dopo avere superato i 100 punti base in mattinata, inverte la rotta a metà giornata e scende bruscamente chiudendo a quota 89 punti. Anche Wall Street guarda con speranza alle parole del numero uno della Casa Bianca, con gli indici tutti in territorio positivo fin dai primi scambi e il Dow Jones che registra un +1,38% a fine seduta. La stabilizzazione del prezzo del greggio sui livelli di una settimana fa infonde fiducia ma gli analisti aspettano a cantare vittoria: «Benché questo cambiamento di tono sia uno sviluppo incoraggiante, riteniamo che l’indicazione più chiara di una reale de-escalation sarà verificare se i flussi di petrolio greggio attraverso lo Stretto di Hormuz riusciranno a riprendersi», ha detto Brock Weimer, della società di consulenza finanziaria Edward Jones. Secondo Krishna Guha, di Evercore, «è impossibile dire se questo segnali un reale progresso verso una via d’uscita dal conflitto, oppure se Trump stia “zigzagando” per guadagnare tempo e impedire al petrolio di schizzare verso i 150 dollari».

E se anche il gas ha chiuso la propria giornata movimentata con un netto segno negativo, -5,4% al Ttf di Amsterdam a 56,03 euro per megawattora, l’oro ha proseguito la sua temporanea diserzione dal ruolo di bene rifugio. Così come ha innescato una busca discesa nelle scorse settimane, in corrispondenza dell’aggravamento del conflitto, il lingotto ha invertito subito la rotta dopo la parole di Trump. «Sembra che l’oro in questo momento venga scambiato come un asset rischioso, come è avvenuto nella maggior parte delle fasi di risk-off generalizzato negli ultimi due decenni», hanno scritto gli analisti di Citigroup in una nota.

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