ROMA - Il diesel sopra i 2 euro in città. Nonostante lo sconto. A cinque giorni dal via libera al taglio delle accise sui carburanti, il governo si ritrova al punto di partenza.
Il livello record dei prezzi al distributore fa vacillare la strategia contro i rincari generati dalla guerra in Medio Oriente. L’idea di una proroga dell’intervento per calmierare i costi si fa sempre più concreta. Non subito però. Non almeno alla riunione del Consiglio dei ministri di giovedì, dove è atteso il decreto fiscale che al massimo, come anticipato da Repubblica, sposterà i fondi di Transizione 4.0 delle imprese non in regola su misure a favore delle aziende alle prese con gli extracosti delle bollette. Sempre che il travaso si riesca a fare. Palla ai tecnici.
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ROMA - Il diesel sopra i 2 euro in città. Nonostante lo sconto. A cinque giorni dal via libera al taglio delle accise sui carburanti, il governo si ritrova al punto di partenza.
Il livello record dei prezzi al distributore fa vacillare la strategia contro i rincari generati dalla guerra in Medio Oriente. L’idea di una proroga dell’intervento per calmierare i costi si fa sempre più concreta. Non subito però. Non almeno alla riunione del Consiglio dei ministri di giovedì, dove è atteso il decreto fiscale che al massimo, come anticipato da Repubblica, sposterà i fondi di Transizione 4.0 delle imprese non in regola su misure a favore delle aziende alle prese con gli extracosti delle bollette. Sempre che il travaso si riesca a fare. Palla ai tecnici.
Per tutto il resto, a iniziare da benzina e diesel, servirà più tempo. Non solo per capire se la fiammata sui mercati dell’energia resterà sostenuta. La difficoltà che frena un potenziamento in corsa degli aiuti è da rintracciare nei pochi soldi in cassa. La speranza dell’esecutivo è riposta nell’extragettito Iva di marzo in arrivo proprio dai carburanti. A fine mese i conteggi, i nuovi sostegni all’inizio del prossimo. Senza creare buchi – è l’auspicio – con la riduzione delle accise in scadenza il 7 aprile.
In mezzo due settimane di passione. Inaugurate ieri dai dati del ministero delle Imprese: il prezzo medio del gasolio in modalità self sulle strade è tornato a sfondare la soglia psicologica dei 2 euro, proprio quella che aveva spinto la premier Giorgia Meloni a intervenire dopo due settimane di stallo dallo scoppio del conflitto in Iran.
Il confronto tra i numeri dà il senso della preoccupazione che nelle scorse ore ha preso forma dentro i ministeri. Il 18 marzo, quando il Cdm ha approvato la sforbiciata da 24,4 centesimi, un litro di gasolio costava 2,103 euro. Ieri, 23 marzo, servivano 2,021 euro per la stessa quantità. Tradotto: lo sconto effettivo si è ridotto a 8 centesimi. Il resto – 16,4 centesimi – è evaporato. Azzerato dagli aumenti del petrolio, che nel conto totale pagato dal cittadino al distributore pesano molto di più rispetto alla riduzione di accise e Iva. Con eccezione delle Marche, tutte le Regioni sono state interessate dagli aumenti. In molte, un pieno di 50 litri è costato oltre 2 euro in più rispetto a lunedì.
Il quadro potrebbe peggiorare ancora. Il timore del governo è anche per il prezzo del metano che impatta sulle bollette. Ieri QatarEnergy ha dichiarato la forza maggiore su alcuni dei contratti a lungo termine per la fornitura di gas naturale liquefatto. Tra i Paesi coinvolti, oltre a Belgio, Corea del Sud e Cina, c’è l’Italia. Il blocco delle consegne in partenza da Doha è un problema non da poco considerando che l’anno scorso 7 dei 62 miliardi di metri cubi consumati in casa (11,3%) sono arrivati proprio dal Qatar.
Ecco perché l’esecutivo si sta guardando intorno. A iniziare dall’Algeria, il primo Paese fornitore di gas naturale dell’Italia. Stamattina Meloni atterrerà nella capitale per incontrare il presidente Abdelmadjid Tebboune. Tra i temi in discussione c’è proprio il gas, alla luce dell’escalation nel Golfo. Sul tavolo c’è soprattutto una futura rinegoziazione degli accordi tra Eni e Sonatrach per importare più metano attraverso i tubi che arrivano a Mazara del Vallo, in Sicilia.
Per avvicinare l’intesa, la premier punterà anche sul piano Mattei, con nuovi progetti. Nel corso del bilaterale, Meloni e Tebboune si confronteranno anche su altri dossier internazionali, dalla situazione a Gaza ai rapporti con la Libia, con un focus dedicato alla guerra in Ucraina. In agenda anche un punto sulle politiche migratorie. A preoccupare è la situazione in Sahel, l’area colpita dal terrorismo jihadista dove Italia e Algeria sono attive nel contrasto ai traffici illeciti.