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Faro Bce sul credito privato. Europa a rischio contagio

(reuters)

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L’Eurotower punta a ricostruire i legami degli istituti con i fondi che raccolgono capitali fuori dai mercati
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La Bce alza l’attenzione sui legami tra le banche europee vigilate e il mondo del credito privato, mare agitato e popolato da fondi che raccolgono denaro per prestarlo direttamente alle imprese, fuori dai mercati. Un comparto oggetto di tensioni per i dubbi sulla qualità del credito erogato, figli – tra l’altro – dell’ampia esposizione alle società dei software che traballano per i timori di sostituzione con l’IA. Interrogativi che hanno portato a una corsa ai riscatti da parte degli investitori, con grossi operatori (Ares e Apollo tra gli ultimi) costretti a limitare i rimborsi.

Secondo quanto ricostruito da Bloomberg, e non commentato da Francoforte, l’Eurotower ha in animo di domandare agli istituti di credito europei informazioni dettagliate sui loro rapporti con questi fondi. Non è un interesse inedito, già una dozzina di banche in passato era state coinvolta in simili iniziative. L’obiettivo è capire come le banche si relazionano con questo settore e colmare le lacune su dati, …

La Bce alza l’attenzione sui legami tra le banche europee vigilate e il mondo del credito privato, mare agitato e popolato da fondi che raccolgono denaro per prestarlo direttamente alle imprese, fuori dai mercati. Un comparto oggetto di tensioni per i dubbi sulla qualità del credito erogato, figli – tra l’altro – dell’ampia esposizione alle società dei software che traballano per i timori di sostituzione con l’IA. Interrogativi che hanno portato a una corsa ai riscatti da parte degli investitori, con grossi operatori (Ares e Apollo tra gli ultimi) costretti a limitare i rimborsi.

Secondo quanto ricostruito da Bloomberg, e non commentato da Francoforte, l’Eurotower ha in animo di domandare agli istituti di credito europei informazioni dettagliate sui loro rapporti con questi fondi. Non è un interesse inedito, già una dozzina di banche in passato era state coinvolta in simili iniziative. L’obiettivo è capire come le banche si relazionano con questo settore e colmare le lacune su dati, consapevolezza e capacità di gestione dei rischi relativi.

Già a giugno, la presidente della Vigilanza, Claudia Buch, notava che «i legami tra settori stanno diventando sempre più intrecciati». Alcuni esempi di connessioni: prestiti diretti dalle banche a fondi, loro investitori o alle società presenti nei portafogli. Strumenti derivati piazzati dalle banche a fondi e società per coprirsi su tassi e cambi. Legami che «creano canali attraverso i quali gli shock possono essere trasmessi, amplificati e ridistribuiti in tutto il sistema finanziario».

Quanto questa esposizione sia “sistemica” è la vera domanda da 2mila miliardi di dollari, il valore di cui è accreditato questo mondo (di cui gran parte, va detto, si sviluppa negli Usa). Di recente i capi di Deutsche Bank (esposta per 26 miliardi), Ubs e SocGen si sono spesi per assicurare la qualità delle loro posizioni. A scorrere i report più recenti, le banche d’affari offrono loro sponda. Barclays vede rischi limitati, per Unicredit «anche se i casi di insolvenza dovessero aumentare, le perdite a breve termine per le banche esposte dovrebbero rimanere gestibili». Karl Pettersen, co-head of corporate ratings in Scope Ratings, dice che le dimensioni del credito privato sono sì diventate sistemiche. Ma che il rischio si possa propagare «è improbabile», perché «l’esposizione totale delle banche appare limitata (gli analisti di Keefe, Bruyette & Woods la collocano all’1-2%, ndr) e la regolamentazione è oggi più rigorosa».

Se la solvibilità non preoccupa, sotto un occhio più attento del mercato stanno passando ora assicurazioni, fondi pensione, gestori. Oltre a ciò – dice Pettersen – non bisogna sottovalutare il contesto di un mercato con valutazioni azionarie «ancora molto generose» e aspettative fragili: «Il rischio è che la crisi di fiducia nel credito privato possa innescare una correzione che avrebbe un impatto sproporzionato soprattutto sui crediti più vulnerabili».

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