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Iran, dalla crisi energetica uno choc sulla crescita: l’Ocse taglia quella dell’Italia allo 0,4%

(afp)
Nelle nuove previsioni dell’organizzazione parigina schizza al rialzo l’inflazione (2,4 per cento). Le famiglie italiane sono tra le più esposte ai rincari
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MILANO – Uno stress test alla “resilienza” economica, che per il momento si traduce in una netta sforbiciata alle prospettive di crescita e un ancor più sensibile revisione al rialzo delle stime di inflazione. L’Ocse, nell’aggiornamento del suo outlook globale, rafforza i timori di una “stagflazione” (il mix di economia al palo e prezzi alti) che tutti gli economisti vedono come fumo negli occhi.

Per l’Italia le nuove stime dell’organizzazione parigina non sono certo lusinghiere. Quest’anno il Pil è visto in espansione soltanto dello 0,4%, livello frutto di una revisione al ribasso di 0,2 punti rispetto al rapporto di dicembre. Il messaggio che arriva a Roma, in attesa della revisione rispetto allo 0,7% che resta l’ultimo obiettivo indicato dal governo, è che così si avvicina pericolosamente una soglia di crescita che renderebbe difficile la discesa del deficit sotto il 3% del prodotto.

Anche per il 2027 l’Ocse usa le forbici, ma di un solo punto percentuale allo 0,6 per cento.

A tito…

MILANO – Uno stress test alla “resilienza” economica, che per il momento si traduce in una netta sforbiciata alle prospettive di crescita e un ancor più sensibile revisione al rialzo delle stime di inflazione. L’Ocse, nell’aggiornamento del suo outlook globale, rafforza i timori di una “stagflazione” (il mix di economia al palo e prezzi alti) che tutti gli economisti vedono come fumo negli occhi.

Per l’Italia le nuove stime dell’organizzazione parigina non sono certo lusinghiere. Quest’anno il Pil è visto in espansione soltanto dello 0,4%, livello frutto di una revisione al ribasso di 0,2 punti rispetto al rapporto di dicembre. Il messaggio che arriva a Roma, in attesa della revisione rispetto allo 0,7% che resta l’ultimo obiettivo indicato dal governo, è che così si avvicina pericolosamente una soglia di crescita che renderebbe difficile la discesa del deficit sotto il 3% del prodotto.

Anche per il 2027 l’Ocse usa le forbici, ma di un solo punto percentuale allo 0,6 per cento.

A titolo di confronto, la crescita prevista per quest’anno nell’Eurozona è doppia (+0,8 per cento, livello di Germania e Francia mentre la Spagna veleggia al 2,1 per cento). Stesso discorso per il 2027, con l’Eurozona vista al +1,2 per cento. Per altro, mentre l’economia globale rimane accreditata di un +2,9% per quest’anno, gli Usa si vedono addirittura ritoccare al rialzo al 2 per cento.

Per quel che riguarda i prezzi la dinamica è ovviamente opposta. L’inflazione italiana sale di 0,7 punti quest’anno, rispetto alle previsioni di dicembre, al 2,4% per poi attestarsi all’1,8% il prossimo anno.

Detto dei numeri, nella diagnosi dell’Ocse rientrano i timori condivisi da tutti i previsori. “L’ampiezza e la durata del conflitto sono molto incerte, ma un periodo prolungato di prezzi dell’energia elevati aumenterà sensibilmente i costi per le imprese e farà salire l’inflazione al consumo, con conseguenze negative per la crescita”, è la catena consequenziale messa in fila da Parigi.

D’altra parte anche Confindustriaè arrivata a stimare un +133% dei prezzi di gas e petrolio in caso di guerra prolungata per tutto il 2026, mentre ieri S&P ha delineato uno scenario in cui il conflitto complica la politica monetaria al punto da portare Bce e BoE ad aumentare i tassi già a partire dal prossimo trimestre. “Se lo shock dei prezzi del petrolio dovesse rivelarsi più grave e duraturo rispetto allo scenario di base attuale – ha scritto l’agenzia di rating – l’inflazione potrebbe superare il 5% a maggio/giugno, portando l’economia in una recessione tecnica a metà anno”.

E dire che prima dello choc nel Golfo, e torniamo all’Ocse, gli investimenti collegati all’IA avevano sostenuto l’economia e pure la decisione della Corte suprema americana contro i dazi di Trump aveva reso le condizioni tariffarie meno aspre per alcune importanti economie emergenti come Brasile, Cina e India. Poi l'escalation della guerra e le conseguenze energetiche hanno stravolto tutto.

Sulla risposta fiscale, l’Ocse dice ai governi di adottare misure “tempestive, ben mirate alle famiglie più bisognose e alle imprese sostenibili”, In una delle slide emerge che le famiglie italiane sono seconde solo a quelle brasiliane per incidenza della spesa energetica sul totale dei consumi (intorno all'11%) e ciò ben rappresenta quanto il tema sia sensibile, soprattutto per i nuclei più fragili. L’Ocse dice poi di “preservare gli incentivi a ridurre il consumo di energia” e “prevedere chiari meccanismi di scadenza”.

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