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Mps, il cda revoca le deleghe all’ad Lovaglio

LUIGI LOVAGLIO CEO MPS 

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In mattinata il banchiere, sotto esame per essersi candidato al rinnovo in una lista rivale, ha ipotizzato le dimissioni. Ma poi non sono arrivate ed è stato sospeso anche dal ruolo di direttore generale
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MILANO – Il cda di Mps revoca le deleghe all’ad Luigi Lovaglio, e lo sospende anche dal ruolo di direttore generale. E’ la decisione che arriva al termine di un’altra lunga giornata di riunione, la terza consecutiva a Siena.

Il banchiere, comunque, manterrà il suo posto nel consiglio di Rocca Salimbeni, almeno fino all’assemblea del 15 aprile che deve rinnovare il board: poi si vedrà, in base all’esito del voto. In mattinata, prima che iniziasse il cda, sembrava che il dissidio tra Lovaglio e il resto del cda del Monte potesse comporsi in modo più soft, con le dimissioni che il vertice gli stava chiedendo da qualche giorno. E a questo fine il presidente Nicola Maione aveva sospeso la riunione nel pomeriggio, in attesa di comunicazioni formali da parte dell’amministratore delegato. Tuttavia, le dimissioni non sono arrivate: così il cda è ripreso e ha deliberato la revoca delle deleghe e la sospensione dalla carica di dg.

Dal rilancio del Monte alla corsa per la lista rivale di Plt Hold…

MILANO – Il cda di Mps revoca le deleghe all’ad Luigi Lovaglio, e lo sospende anche dal ruolo di direttore generale. E’ la decisione che arriva al termine di un’altra lunga giornata di riunione, la terza consecutiva a Siena.

Il banchiere, comunque, manterrà il suo posto nel consiglio di Rocca Salimbeni, almeno fino all’assemblea del 15 aprile che deve rinnovare il board: poi si vedrà, in base all’esito del voto. In mattinata, prima che iniziasse il cda, sembrava che il dissidio tra Lovaglio e il resto del cda del Monte potesse comporsi in modo più soft, con le dimissioni che il vertice gli stava chiedendo da qualche giorno. E a questo fine il presidente Nicola Maione aveva sospeso la riunione nel pomeriggio, in attesa di comunicazioni formali da parte dell’amministratore delegato. Tuttavia, le dimissioni non sono arrivate: così il cda è ripreso e ha deliberato la revoca delle deleghe e la sospensione dalla carica di dg.

Dal rilancio del Monte alla corsa per la lista rivale di Plt Holding

Il banchiere lucano, in carica dal 2022 e artefice prima di una difficile ricapitalizzazione poi del rilancio della banca senese e della cavalcata borsistica con cui nel 2025 ha assoggettato Mediobanca (e il suo 13% di Generali), non avrebbe ceduto alle pressioni a cui il vertice della banca lo sta sottoponendo da lunedì, dopo che sabato era emerso il suo nome come amministratore delegato alternativo nella lista depositata da Plt Holding, azionista con l'1,2% di Mps che ha sfidato la lista del cda nella contesa per i 15 posti in ballo nell'assemblea di metà aprile.

A quel punto il comitato nomine della banca ha avviato un'istruttoria, anche supportato da diversi pareri di studi legali esterni, per valutare se la mossa di Lovaglio non rompesse il rapporto fiduciario con il cda che gli aveva a suo tempo conferito le deleghe (ma ormai, erano deleghe a tempo, perché il 4 marzo il vertice del Monte aveva escluso Lovaglio dalla lista ufficiale dei candidati per il rinnovo del cda). E fin da lunedì le conseguenti riunioni del cda a Siena vertevano sull'ipotesi di revocare le deleghe esecutive a Lovaglio, e sospenderlo dalla carica di direttore generale che pure riveste, a meno che il manager avesse accettato di dimettersi lui. Le deleghe esecutive, secondo il piano di successione interno, dovrebbero andare temporaneamente al vice dg Maurizio Bai.

Le accuse rivolte al capoazienda

I diversi pareri legali raccolti dal cda vertono sul fatto che, nonostante Lovaglio sia indagato a Milano per presunta azione di concerto nella scalata a Piazzetta Cuccia - in solido con i due maggiori azionisti della banca Caltagirone e Delfin -, e anche per questo fosse stato escluso dalla lista dei nomi per il prossimo mandato, il manager abbia deciso di partecipare a una lista alternativa, senza darne preventiva comunicazione. In questo il consiglio ravvisa una violazione dei doveri di lealtà e trasparenza nei confronti dell'organo sociale.

Proprio per far fronte alla lista rivale con Lovaglio, che accresce la competizione in vista dell'assemblea del 15 aprile, il cda senese ieri aveva deciso di indicare come candidato unico al ruolo di ad Fabrizio Palermo, ad di Acea e già a capo della Cassa depositi e prestiti, con la motivazione che il suo punteggio nei test di selezione è risultato maggiore rispetto a quelli di Corrado Passera (ex Intesa Sanpaolo) e Carlo Vivaldi (ex Unicredit), indicati un mese fa al pari di Palermo come potenziali amministratori delegati dalla lista del cda.

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