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Dipendenza da social media: effetto domino nei tribunali, cause in 30 Stati americani

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Il verdetto contro Meta e Google potrebbe essere solo il primo. Le società studiano le contromosse
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NEW YORK – Dopo il verdetto della Corte Superiore della California, che ha stabilito la responsabilità di Meta e Google dietro la dipendenza degli utenti dai social, negli Stati Uniti si chiedono che cosa succederà alle piattaforme. Ma anche nelle aule di tribunale. Il verdetto di colpevolezza ha dato ragione a una ragazza californiana di 20 anni, rimasta intrappolata nei social fin dall’età di 6 anni, quando aveva usato YouTube, di proprietà di Google, per poi passare a 11 anni a Instagram, che è di Meta. Da adolescente è stata preda di depressione, angoscia e pensieri suicidi.

Sentenza che potrebbe costringere le aziende a modificare il funzionamento dei loro prodotti, mettendo però a rischio il business miliardario della pubblicità. Ma c’è anche lo spettro per le Big Tech di venire travolti da migliaia di cause con richieste di risarcimento, mentre le procure statali sono pronte ad intervenire. I procuratori generali di circa trenta Stati hanno citato in giudizio, o lo faranno pres…

NEW YORK – Dopo il verdetto della Corte Superiore della California, che ha stabilito la responsabilità di Meta e Google dietro la dipendenza degli utenti dai social, negli Stati Uniti si chiedono che cosa succederà alle piattaforme. Ma anche nelle aule di tribunale. Il verdetto di colpevolezza ha dato ragione a una ragazza californiana di 20 anni, rimasta intrappolata nei social fin dall’età di 6 anni, quando aveva usato YouTube, di proprietà di Google, per poi passare a 11 anni a Instagram, che è di Meta. Da adolescente è stata preda di depressione, angoscia e pensieri suicidi.

Sentenza che potrebbe costringere le aziende a modificare il funzionamento dei loro prodotti, mettendo però a rischio il business miliardario della pubblicità. Ma c’è anche lo spettro per le Big Tech di venire travolti da migliaia di cause con richieste di risarcimento, mentre le procure statali sono pronte ad intervenire. I procuratori generali di circa trenta Stati hanno citato in giudizio, o lo faranno presto, le aziende. Oltre a Meta e Google, ci sono TikTok e Snapchat. In New Mexico Meta è stata condannata al pagamento di 375 milioni di dollari: l’azienda ha ingannato gli adolescenti riguardo alla protezione dallo sfruttamento sessuale.

I verdetti di California e New Mexico potrebbero essere i primi di una lunga serie. I processi avviati in altri Stati hanno in comune con quello di Los Angeles molti punti, a cominciare dalla definizione di “droga d’ingresso”, con cui si indica l’atteggiamento delle piattaforme social di indurre nei bambini anche di undici anni una dipendenza che li terrà legati ai social a lungo. «Adesso abbiamo visto quanto quelle prove siano credibili per una giuria», ha ammesso Lexi Hazam, uno degli avvocati che sta seguendo casi simili. I tre milioni di dollari di risarcimento riconosciuti a Los Angeles sono pari a un granello di sabbia nei bilanci di Meta e Google, ma sono il primo passo verso una possibile rivoluzione del sistema. «Questa sarà l’era della responsabilità sui prodotti», ha commentato Jess Miers, docente alla scuola di legge dell’Università di Akron. «Penso che la sentenza rifletta perfettamente l’antipatia che le persone provano verso la tecnologia», ha aggiunto. E anche il Congresso sta studiando quanto stabilito dai verdetti per valutare l’introduzione di nuove leggi.

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