Unicredit e la strategia dei piccoli passi
di Walter GalbiatiIl ceo di Unicredit, Andrea Orcel
(reuters)Quando comandano i mercati, si lanciano le offerte pubbliche, quando comanda la politica si costruiscono le posizioni, quelle che sui mercati inglesi si chiamano stakebuilding. E oggi a guidare le operazioni di fusioni e acquisizione sono i governi.
Lo ha capito bene Andrea Orcel, il numero uno di Unicredit, che lo scorso anno si è visto bloccare la sua offerta pubblica di scambio su Banco Bpm dal golden power azionato dal governo Meloni. Unicredit, a differenza di Banca Intesa, ha margine per crescere in Italia in termini di quote di mercato e vedeva una buona opportunità nell’acquisto di Banco Bpm.
Il progetto però si è scontrato con la volontà di allora del governo di creare un terzo polo bancario unendo l’ex popolare con il Monte dei Paschi. Le cose poi sono andate diversamente, Banco Bpm è finita nell’orbita del Crédit Agricole, Monte dei Paschi ha virato sulla galassia Mediobanca-Generali e Unicredit è rimasta al palo, anche se di tanto in tanto tornano le voci che potrebbe ril…
Quando comandano i mercati, si lanciano le offerte pubbliche, quando comanda la politica si costruiscono le posizioni, quelle che sui mercati inglesi si chiamano stakebuilding. E oggi a guidare le operazioni di fusioni e acquisizione sono i governi.
Lo ha capito bene Andrea Orcel, il numero uno di Unicredit, che lo scorso anno si è visto bloccare la sua offerta pubblica di scambio su Banco Bpm dal golden power azionato dal governo Meloni. Unicredit, a differenza di Banca Intesa, ha margine per crescere in Italia in termini di quote di mercato e vedeva una buona opportunità nell’acquisto di Banco Bpm.
Il progetto però si è scontrato con la volontà di allora del governo di creare un terzo polo bancario unendo l’ex popolare con il Monte dei Paschi. Le cose poi sono andate diversamente, Banco Bpm è finita nell’orbita del Crédit Agricole, Monte dei Paschi ha virato sulla galassia Mediobanca-Generali e Unicredit è rimasta al palo, anche se di tanto in tanto tornano le voci che potrebbe rilanciare su Mps rilevando le quote di Delfin azionista al 17,5%.
Al momento, però, la vera campagna acquisti di Orcel si sta svolgendo in Germania, dove ha adottato una tattica diversa, di stakebuilding. Anche qui è ostacolato dal governo che prima lo aveva invitato ad acquistare una quota di Commerzbank quando alle Finanze sedeva il liberale Christian Lindner, mentre poi è stato bloccato dai cancellieri Scholz e Merz.
Ecco allora il cambio di strategia. Orcel ha seguito l’esempio dei francesi di Crédit Agricole che non hanno lanciato un’offerta su Banco Bpm, ma hanno costruito una posizione salendo oltre il 20%. Una quota che li pone di fatto come gli azionisti di controllo, anche se al momento non hanno spinto sull’acceleratore e hanno appoggiato il management in carica, presentando una lista di minoranza per la prossima assemblea.
Su Commerzbank Orcel sta agendo allo stesso modo ed è salito al 30% del capitale (26% direttamente e il 4% tramite derivati). La settimana scorsa ha poi completato questo piano, non lanciando un’offerta di scambio aggressiva, ma con il minimo premio previsto per legge (la media dei prezzi degli ultimi tre mesi) per poter superare il 30%. Gli basterebbe raccogliere l’1% del capitale (evento probabilissimo) per salire sopra quella soglia e navigare dritto e indisturbato fin sotto il 50% senza dover comunicare più nulla.
Ma anche se si fermasse dov’è, Orcel ha già di fatto il controllo di Commerzbank. Dalla sua parte, il manager italiano ha la Bce e la Commissione Ue che vedono di buon occhio la creazione di grandi banche interstatali. L’ostacolo resta un eventuale golden power tedesco, che l’Europa potrebbe comunque smontare. La resa dei conti, però non è vicina, perché, senza forzature, il rinnovo delle cariche della banca avverrà nel 2029, quando di certo in assemblea, nessuno potrà competere con le quote di Unicredit.
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