BRUXELLES – Nessuna sospensione del Patto di Stabilità e nemmeno nessuna agevolazione per le misure fiscali adottate contro la crisi energetica. L’Eurogruppo informale (la riunione dei ministri finanziari che adottano l’euro) gela tutti i Paesi, compresa l’Italia, che speravano in una linea meno rigida sui conti pubblici fino a causa della guerra nel Golfo Persico.
Ma al termine dell’incontro, che si è svolto venerdì scorso in videoconferenza (avrebbe dovuto tenersi a Cipro), nonostante la conferma che il quadro economico nell’Ue si sta deteriorando, il “niet” è stato piuttosto netto. “Qualsiasi misura fiscale introdotta – si legge nella nota finale - dovrebbe rimanere coerente con i percorsi di crescita netta della spesa raccomandati dal Consiglio”. Il che vuol dire che le eventu…
BRUXELLES – Nessuna sospensione del Patto di Stabilità e nemmeno nessuna agevolazione per le misure fiscali adottate contro la crisi energetica. L’Eurogruppo informale (la riunione dei ministri finanziari che adottano l’euro) gela tutti i Paesi, compresa l’Italia, che speravano in una linea meno rigida sui conti pubblici fino a causa della guerra nel Golfo Persico.
Ma al termine dell’incontro, che si è svolto venerdì scorso in videoconferenza (avrebbe dovuto tenersi a Cipro), nonostante la conferma che il quadro economico nell’Ue si sta deteriorando, il “niet” è stato piuttosto netto. “Qualsiasi misura fiscale introdotta – si legge nella nota finale - dovrebbe rimanere coerente con i percorsi di crescita netta della spesa raccomandati dal Consiglio”. Il che vuol dire che le eventuali misure, compreso il recente decreto bollette, non saranno trattate in modo differente. Nessuno scomputo o “sconto” sul deficit: “Le deviazioni dal percorso della spesa netta saranno trattate allo stesso modo”. La preoccupazione, in particolare dei Paesi del nord Europa, è quella di “evitare precedenti”.
La clausola di sospensione del Patto
Stesso discorso per la “Clausola” di sospensione del Patto di Stabilità cui alcuni Stati membri hanno accennato anche nel corso dell’ultimo Consiglio europeo: “Non è appropriata" perché “può essere attivata solo in caso di grave recessione economica”. Ma “sebbene i rischi per le prospettive economiche dell’Ue siano aumentati significativamente nelle ultime settimane, non si può concludere al momento che questa condizione sia stata o sarà presto soddisfatta”. Insomma la clausola “nazionale” è già stata utilizzata per la spesa riguardanti la Difesa e quella basta. Tenendo presente che questa opzione, secondo un documento della Commissione, “porterà a un aumento del deficit e del debito in molti Stati membri e ne ritarderà la riduzione del negli Stati membri altamente indebitati”. Eppure gli stessi ministri finanziari ammettono che il conflitto in Iran ha cambiato la prospettiva economica: “Aggiunge incertezza e aggrava il problema dei prezzi”. E tanto per fare un esempio, solo nei primi 17 giorni della crisi iraniana, l’Ue ha speso circa 6 miliardi di euro in più per comprare petrolio e gas.
Secondo il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, però, l’Italia affronta “questa crisi e questa sfida da una posizione di relativa solidità perché i numeri e i fondamentali della nostra economia non sono eccezionali, ma sicuramente positivi. La finanza pubblica è in grado di assorbire questo shock”. Non nasconde “un quadro molto complesso” per il nostro Paese e per l’Ue. Per questo nell’Unione bisognerebbe “fare seriamente una riflessione su quali strumenti a disposizione mettere in campo per evitare che il contagio inflazionistico, magari aiutato anche dalla speculazione, faccia danni superiori”.