Da Cdp più risorse per il Fondo strategico indiretto
di Carlotta ScozzariPiazza Affari, Borsa Italiana (Milano - 2024-08-20, DUILIO PIAGGESI)
Più risorse per il Fondo nazionale strategico indiretto (Fnsi) e più tempo alle società di gestione del risparmio (Sgr) sottostanti per trovare investitori. Lo ha deciso nei giorni scorsi il consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti (Cdp), che gestisce il Fondo, promosso dal ministero dell’Economia con l’obiettivo di incoraggiare l’investimento nelle piccole e medie imprese non finanziarie quotate a Piazza Affari, anche nell’ottica di fermare l’emorragia delle uscite di Borsa (delisting). Ebbene, il cda della Cdp, in primo luogo, ha dato il via libera a un ampliamento della portata del Fondo, alzandone la dotazione dai 350 milioni inizialmente ipotizzati a 750 milioni, in arrivo dal veicolo Patrimonio Rilancio.
Considerato che il Fnsi agisce come fondo di fondi, a capo di un sistema che punta ad attivare investimenti pubblici e privati con quote rispettive del 49 e del 51 per cento, avere portato la dotazione iniziale a 750 milioni significa puntare a una raccolta …
Più risorse per il Fondo nazionale strategico indiretto (Fnsi) e più tempo alle società di gestione del risparmio (Sgr) sottostanti per trovare investitori. Lo ha deciso nei giorni scorsi il consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti (Cdp), che gestisce il Fondo, promosso dal ministero dell’Economia con l’obiettivo di incoraggiare l’investimento nelle piccole e medie imprese non finanziarie quotate a Piazza Affari, anche nell’ottica di fermare l’emorragia delle uscite di Borsa (delisting). Ebbene, il cda della Cdp, in primo luogo, ha dato il via libera a un ampliamento della portata del Fondo, alzandone la dotazione dai 350 milioni inizialmente ipotizzati a 750 milioni, in arrivo dal veicolo Patrimonio Rilancio.
Considerato che il Fnsi agisce come fondo di fondi, a capo di un sistema che punta ad attivare investimenti pubblici e privati con quote rispettive del 49 e del 51 per cento, avere portato la dotazione iniziale a 750 milioni significa puntare a una raccolta complessiva superiore a 1,5 miliardi (rispetto al precedente target di 1 miliardo). A individuare i soggetti privati da cui arriveranno le risorse mancanti per raggiungere 1,5 miliardi saranno appunto le Sgr sottostanti. Riguarda loro l’altra decisione appena presa dal cda di Cdp: il termine ultimo per la prima sottoscrizione è stato spostato dal 30 giugno al 31 dicembre del 2026.
«Il Fnsi opera secondo logiche di mercato, ma con una missione pubblica chiara: sostenere la patrimonializzazione delle imprese italiane e migliorare il funzionamento del mercato dei capitali» spiega Fabio Barchiesi, vicedirettore generale di Cdp e ad di Cdp Equity, che aggiunge: «Il ruolo di Cassa è quello di facilitare l’incontro tra risorse pubbliche e capitali istituzionali, investendo in modo concreto all’interno di un quadro trasparente e orientato al lungo periodo».
Aumentando le risorse e i tempi per chiudere la raccolta, la Cdp tende la mano a quei fondi (soprattutto senza assicurazioni alle spalle e senza reti di distribuzione d’appoggio) che ultimamente avevano incontrato qualche difficoltà a intercettare risorse, complice anche il vincolo di non uscire dall’investimento per cinque anni e senza tralasciare l’attuale fase complicata dei mercati finanziari.
Proprio il vincolo di cinque anni rende soggetti istituzionali come casse di previdenza, fondazioni, assicurazioni e fondi pensioni i naturali interlocutori delle Sgr. «Siamo in raccolta - ha dichiarato nei giorni scorsi l’ad di Equita, Andrea Vismara - con il nostro fondo che rientra nell’ambito del Fondo nazionale strategico. Speriamo che il mondo delle fondazioni, delle casse, dei fondi pensione e delle assicurazioni supporti con entusiasmo questa iniziativa di sistema, di cui hanno bisogno le quotate sul mercato». A oggi sono cinque i fondi già approvati sotto il cappello del Fnsi: Eurizon (Intesa Sanpaolo), Generali Investments, Amundi, Miria e Arca. Tali soggetti hanno raccolto in tutto circa 500 milioni, il 57% dei quali proveniente da investitori privati. Ci sono poi altri otto fondi che hanno manifestato interesse per il Fnsi: Algebris, Anima, Equita, Ersel, Acomea, Azimut, Quaestio/Banor e Anthilia, con i primi quattro che hanno già ottenuto l’ok di Bankitalia e Consob e gli altri in attesa.
Intanto, mentre una parte delle Sgr lavora alla raccolta delle risorse, sotto l’egida del Fondo nazionale strategico indiretto si è già conclusa una prima operazione: è stato venduto a investitori istituzionali l’1,1% di Kaleon, società della famiglia Borromeo che gestisce le omonime Isole.
©RIPRODUZIONE RISERVATA