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Incentivi, il governo corre ai ripari: convocato il tavolo con le imprese

(ansa)

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Il primo aprile vertice al Mimit sui tagli a Transizione 5.0, ma c’è il nodo risorse. Verso il rinvio del Dfp in attesa della revisione Istat sul deficit ora sopra il 3%. Il “vuoto” sul Pnrr lasciato dalla dirigente Proto
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ROMA – Il tavolo chiesto a gran voce dalle imprese alla fine ci sarà. Convocato ieri per il primo aprile dal Mimit, il ministero di Adolfo Urso, non solo non è uno scherzo. Ma si preannuncia teso. Lo strappo del decreto fiscale che taglia al 35% il bonus di Transizione 5.0 viene vissuto da Confindustria come una lesione del patto di fiducia stretto a novembre con lo stesso Urso e i ministri Giancarlo Giorgetti (Economia) e Tommaso Foti (Pnrr). Il presidente degli industriali Emanuele Orsini non esita a bollare come “esodati 5.0” quanti tra gli imprenditori si sono affidati alle promesse dello Stato, investendo per migliorare l’efficienza energetica e rimasti con il cerino acceso in mano. Ma non sarà facile sciogliere i nodi.

L’elefante nel…

ROMA – Il tavolo chiesto a gran voce dalle imprese alla fine ci sarà. Convocato ieri per il primo aprile dal Mimit, il ministero di Adolfo Urso, non solo non è uno scherzo. Ma si preannuncia teso. Lo strappo del decreto fiscale che taglia al 35% il bonus di Transizione 5.0 viene vissuto da Confindustria come una lesione del patto di fiducia stretto a novembre con lo stesso Urso e i ministri Giancarlo Giorgetti (Economia) e Tommaso Foti (Pnrr). Il presidente degli industriali Emanuele Orsini non esita a bollare come “esodati 5.0” quanti tra gli imprenditori si sono affidati alle promesse dello Stato, investendo per migliorare l’efficienza energetica e rimasti con il cerino acceso in mano. Ma non sarà facile sciogliere i nodi.

L’elefante nella stanza: il deficit

Aprile è il mese della resa dei conti. Nel senso di conti pubblici che vanno aggiornati con prospettive di crescita per quest’anno da rimpicciolire, causa guerra e inflazione. Se va bene, da +0,7 a +0,5%. Con un elefante nella stanza, quel deficit dell’anno scorso indicato da Istat al 3,1% che lascia l’Italia in procedura di infrazione. Il governo punta a un ricalcolo dell’ultimo minuto che porti quel numero sopra il 3 ma sotto il 3,04 per cento. Sottigliezze? Non proprio: sopra il 3,04 scatta l’arrotondamento al 3,1% e l’infrazione resta. Sotto quel limite, si arrotonda al 3%. E l’Italia è “salva”.

Esce dalla procedura, può spendere in difesa senza fare disavanzo, attivando la clausola Ue. E lasciare qualche margine per la prossima manovra. La Ragioneria avrebbe avuto rassicurazioni in tal senso da Eurostat. Ma la partita sarà chiusa solo quando Istat comunicherà attorno al 20 aprile il responso finale proprio a Eurostat. Per questo motivo, l’approvazione del nuovo Documento di finanza pubblica (Dfp), atteso dopo Pasqua, sarà molto probabilmente posticipato.

Nel frattempo il ministro Giorgetti, come ripetuto in videocollegamento a Cernobbio sabato, punta a tenere la barra dritta: «Le misure devono essere calibrate. Dobbiamo decidere chi aiutare in questa fase». I 760 milioni per ora tolti alle imprese potrebbero servire per prolungare il decreto accise che scade il 7 aprile. O per altre misure per le stesse aziende, come quelle energivore.

I conti delle imprese e un “buco” al Mimit

Le imprese sono però inquiete. Al di là delle rassicurazioni dei ministri a novembre, la legge di bilancio approvata a fine dicembre stanziava 1,3 miliardi per le imprese rimaste in coda sul bonus 5.0, circa 7.417. Alla fine sono arrivate richieste per 1,65 miliardi. Ma il governo, con il decreto fiscale di venerdì, taglia le risorse ad appena 537 milioni. Significa che se prima al massimo su 100 euro investiti le aziende avevano dallo Stato un credito di 45 euro, ora si scende al 35% di quei 45 euro, poco più di un terzo: circa 16 euro. Anche considerando il 20% garantito da Transizione 4.0, con la nuova norma si scenderebbe ad un terzo del bonus. E quindi da 20 euro su 100 si passerebbe ad appena 7. Cifre basse e diverse da quanto pattuito.

Confindustria Lombardia ieri si è unita al coro delle associazioni territoriali fortemente contrariate, con il presidente Giuseppe Pasini a definire «inaccettabile e retroattivo» il taglio del bonus 5.0 perché «tradisce gli impegni presi, un cortocircuito». Le aziende tra l’altro lamentano un vuoto al ministero guidato da Urso che avrebbe spostato a novembre la dirigente che si occupava di Pnrr, Donatella Proto, passata alle “nuove tecnologie abilitanti” presso il dipartimento del digitale. Senza rimpiazzarla, nonostante il decreto Pnrr ora in discussione alla Camera proroghi tutti gli incarichi ministeriali legati al Piano a fine 2029. Un buco che non avrebbe favorito il dialogo. L’incontro di mercoledì servirà a fare chiarezza.

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