Bankitalia, Panetta: “Impatto prezzi dell’energia oltre la guerra, rischio spirale prezzi-salari”
di Rosaria AmatoROMA – La guerra in Medio Oriente al centro della relazione del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta: «L’effetto più immediato del conflitto è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche». Un impatto che non rientrerà nell’immediato, neanche se il conflitto dovesse fermarsi nei prossimi giorni: anche a causa dei danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione, rileva il governatore, il ritorno alla normalità nel mercato dell’energia richiederà «tempi non brevi». E dunque, si consolida un contesto di elevata incertezza «destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto». Dall’aumento dell’inflazione, mette in guardia il governatore, potrebbe innescarsi anche «un circolo vizioso tra prezzi e salari».
Per quanto riguarda il bilancio della Banca d’Italia, nel 2025 è cresciuto di 10 miliardi, per via delle plusvalenze sulle riserve …
ROMA – La guerra in Medio Oriente al centro della relazione del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta: «L’effetto più immediato del conflitto è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche». Un impatto che non rientrerà nell’immediato, neanche se il conflitto dovesse fermarsi nei prossimi giorni: anche a causa dei danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione, rileva il governatore, il ritorno alla normalità nel mercato dell’energia richiederà «tempi non brevi». E dunque, si consolida un contesto di elevata incertezza «destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto». Dall’aumento dell’inflazione, mette in guardia il governatore, potrebbe innescarsi anche «un circolo vizioso tra prezzi e salari».
Per quanto riguarda il bilancio della Banca d’Italia, nel 2025 è cresciuto di 10 miliardi, per via delle plusvalenze sulle riserve auree (che hanno visto crescere il loro valore, non ci sono stati nuovi acquisti), pari a 91 miliardi, che hanno più che compensato la diminuzione dei titoli detenuti per finalità di politica monetaria, scesi di oltre 80 miliardi, a 508 miliardi di euro.
Le riserve auree
La relazione affronta anche la questione molto dibattuta, nelle settimane di redazione dell’ultima legge di Bilancio, dell’oro di Bankitalia, che si è conclusa con l’approvazione di una norma secondo la quale «le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia, come iscritte nel proprio bilancio, appartengono al popolo italiano». «La disposizione non modifica né la rappresentazione in bilancio, né i compiti e le finalità legate alla detenzione dell’oro da parte dell’Istituto», osserva Panetta, aggiungendo che non solo l’oro, ma «tutte le attività e passività della Banca d’Italia, compreso l’oro, sono detenute e gestite avendo come unico riferimento l’interesse dell’Italia e dell’Europa, nel rispetto delle finalità pubbliche e dei vincoli fissati dall’ordinamento. L’Istituto opera con indipendenza e con la massima attenzione all’utilizzo efficiente delle risorse».
Rischi “circolo vizioso” tra prezzi e salari
Pur non aggiornando ancora le previsioni di crescita (la Banca d’Italia per dati puntuali rinvia al rapporto che verrà presentato il prossimo venerdì) la relazione odierna segnala le prospettive di indebolimento della crescita e di aumento dell’inflazione. «Se lo shock energetico risultasse più forte e persistente di quanto previsto nello scenario di base, l’inflazione aumenterebbe ulteriormente mentre la crescita risulterebbe più debole», spiega Panetta, aggiungendo che «significativi rincari delle materie prime potrebbero derivare da danni alle infrastrutture energetiche». «Inoltre, – prosegue – eventuali interruzioni delle catene globali del valore potrebbero tradursi in aumenti dei prezzi dei beni intermedi, accentuando le pressioni sui prezzi al consumo. L’intensità di tali effetti dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative, con il rischio di un circolo vizioso tra prezzi e salari».
Digitalizzazione e obiettivi di sostenibilità
Molto peso viene dato nella relazione agli obiettivi di digitalizzazione, che includono anche la partecipazione al progetto di euro digitale promosso e gestito dalla Banca Centrale europea, rispetto al quale Banca d’Italia, ricorda Panetta, «è fortemente impegnata». Esso rappresenta un complemento al contante, non un suo sostituto, e mira a offrire ai cittadini uno strumento di pagamento sicuro, gratuito e utilizzabile in tutte le principali modalità, anche offline», sottolinea il governatore. Tra gli obiettivi di via Nazionale anche quello della sostenibilità: «Siamo stati una delle prime banche centrali dell’Eurosistema a pubblicare un Piano di transizione climatica, con l’obiettivo di conseguire la neutralità carbonica entro il 2050. Sono già stati compiuti progressi significativi, in particolare nello sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili», ricorda Panetta.
La distribuzione degli utili
A differenza che nei due anni precedenti, il 2025 si è chiuso con un utile netto di 1.652 milioni. Ai partecipanti verrà attribuito un dividendo di 340 milioni (il minimo previsto dall’attuale politica di distribuzione dei dividendi). L’utile residuo destinato allo Stato, aggiunge il governatore, è pari a 1.272 milioni, circa il doppio rispetto al 2024.
«Negli ultimi dieci anni ai Partecipanti sono stati complessivamente riconosciuti 2,9 miliardi; – sottolinea Panetta – nello stesso periodo le risorse destinate allo Stato hanno raggiunto 41,3 miliardi, di cui 34,8 a valere sull’utile netto e 6,5 versati a titolo di imposte correnti, ai fini Ires e IRAP».