✕

Fabbri: “Hera crescerà con le acquisizioni su reti e ambiente”

Per la multiutility bolognese, un terzo della crescita prevista al 2029 proviene da acquisizioni e integrazioni, per un valore di 600 milioni
2 minuti di lettura

MILANO – Per un gruppo nato dalla fusione di 11 società municipalizzate di servizi, acquisizioni e fusioni sono il pane quotidiano. «In poco più di vent’anni dalla fondazione nel 2002, Hera ha realizzato circa 60 operazioni di dimensioni rilevanti, partendo dai territori limitrofi fino a coprire buona parte della penisola. Oggi – racconta Cristian Fabbri, dal 2023 presidente esecutivo – il 13% della popolazione italiana riceve almeno uno dei servizi del gruppo». Il comitato di sindacato, che rappresenta gli oltre 100 comuni soci della multiutility bolognese, proporrà all’assemblea la conferma del manager per un altro mandato.

Nel piano industriale, approvato a gennaio, avete allocato nuovi fondi alla crescita per linee esterne. Su cosa puntate?

«Un terzo della cr…

MILANO – Per un gruppo nato dalla fusione di 11 società municipalizzate di servizi, acquisizioni e fusioni sono il pane quotidiano. «In poco più di vent’anni dalla fondazione nel 2002, Hera ha realizzato circa 60 operazioni di dimensioni rilevanti, partendo dai territori limitrofi fino a coprire buona parte della penisola. Oggi – racconta Cristian Fabbri, dal 2023 presidente esecutivo – il 13% della popolazione italiana riceve almeno uno dei servizi del gruppo». Il comitato di sindacato, che rappresenta gli oltre 100 comuni soci della multiutility bolognese, proporrà all’assemblea la conferma del manager per un altro mandato.

Nel piano industriale, approvato a gennaio, avete allocato nuovi fondi alla crescita per linee esterne. Su cosa puntate?

«Un terzo della crescita prevista al 2029 proviene da acquisizioni, per un valore di 600 milioni e un contributo al margine operativo lordo del gruppo intorno ai 100 milioni. Il vantaggio di essere un’azienda multiutility è che possiamo muoverci in diversi settori: reti, energia e ambiente».

Quali criteri seguite per individuare i vostri obiettivi?

«Le scelte si basano sulla possibilità di integrare impianti, servizi e clienti, estrarre sinergie e migliorare lo sviluppo commerciale delle aziende, portando un valore aggiunto al gruppo. Le recenti acquisizioni di Sostelia (trattamento delle acque) e della maggioranza in Sea (rifiuti speciali) vanno in questa direzione. Le sinergie sono nell’ordine del 20-25% sul Mol delle acquisite. Il nostro è un modello aperto: diamo ai soci delle realtà che integriamo la possibilità di mantenere una minoranza o entrare nel capitale della capogruppo».

Crede che sia necessaria maggior concentrazione nel mondo dei servizi ai cittadini?

«Una maggiore dimensione permette economie di scala e di scopo che rendono l’azienda più solida, nonché più efficace sul territorio. Nel quinquennio 2025-29 Hera prevede di distribuire oltre 11,5 miliardi a soci, dipendenti, fornitori, amministrazioni e comunità locali, senza rallentare sugli investimenti che l’anno scorso hanno superato il miliardo».

Vedete margine per collaborare con le multiutility a voi vicine, la toscana Plures e la veneta Magis?

«Con gruppi di grandi dimensioni non ci piace parlare di acquisizioni ma piuttosto di integrazione, mettere insieme le forze per accelerare la qualità dei servizi. Se qualcuno è interessato noi siamo aperti a valutazioni».

Le maggiori lacune oggi si riscontrano nella rete idrica, italiana ma non solo: le Nazioni Unite parlano di “bancarotta” mondiale dell’acqua.

«Negli anni gli investimenti sono cresciuti in maniera disomogenea, per cui oggi le differenze infrastrutturali tra i territori sono ancora ampie. Di certo, avere un numero elevato di operatori con gestioni molto piccole rende più complesso muovere grandi capitali. Ma d’altro canto gli aspetti regolatori e il sistema delle gare tendono a ingessare il settore, per cui le acquisizioni sono rare. Anche questo è un ambito che monitoriamo, ma al momento non ci sono opportunità».

Sul mercato ci sono però le attività nel biometano di Snam e, secondo indiscrezioni, alcuni operatori di rinnovabili, come Erg…

«Di operazioni come queste parliamo solo quando le chiudiamo, non anticipiamo ragionamenti. Siamo attivi nel biometano e anche nell’idrogeno verde con due impianti che saranno terminati nel 2026 e a regime produrranno circa 600-700 tonnellate l’anno».

Qual è la vostra opinione sul decreto bollette?

«Giudicheremo il testo una volta che avrà completato il percorso parlamentare. Di certo oggi l’elemento centrale è il contesto geopolitico e le ricadute sull’economia. Quanto a Hera, l’aumento dell’Irap contenuto nel dl, se confermato, avrà un impatto di 8-9 milioni sul 2026 e sul 2027».

Leggi i commenti