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Crisi Iran, Panetta: “Rischi per stabilità finanziaria”. Attenzione a chi ha alti livelli di debito

Il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta 

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L’intervento del governatore della Banca d’Italia alla Sedicesima Conferenza annuale Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. L’inflazione nell’area euro potrebbe superare il 4%, per il Pil fino a 0,9% punti in meno
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ROMA – Non solo rischi a lungo termine per le forniture di energia: dalla guerra in Iran potrebbero arrivare anche «ripercussioni sulla stabilità finanziaria». «In presenza di volatilità e incertezza elevate, le fragilità preesistenti potrebbero trasformarsi in canali di amplificazione degli shock», afferma il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, intervenendo alla Sedicesima Conferenza annuale Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Ribadendo, come ha già fatto due giorni fa nella relazione annuale, che «la durata del conflitto è stata inizialmente sottostimata e continua a prolungarsi. Con il suo protrarsi aumentano i rischi per le infrastrutture di estrazione e distribuzione», Panetta spiega che «sarà determinante, nelle prossime settimane, l’evoluzione delle condizioni di sicurezza lungo le principali rotte energetiche, in particolare nello stretto di Hormuz, dove il traffico navale si è quasi azzerato dopo l’avvio delle ostilità», e le pochiss…

ROMA – Non solo rischi a lungo termine per le forniture di energia: dalla guerra in Iran potrebbero arrivare anche «ripercussioni sulla stabilità finanziaria». «In presenza di volatilità e incertezza elevate, le fragilità preesistenti potrebbero trasformarsi in canali di amplificazione degli shock», afferma il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, intervenendo alla Sedicesima Conferenza annuale Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Ribadendo, come ha già fatto due giorni fa nella relazione annuale, che «la durata del conflitto è stata inizialmente sottostimata e continua a prolungarsi. Con il suo protrarsi aumentano i rischi per le infrastrutture di estrazione e distribuzione», Panetta spiega che «sarà determinante, nelle prossime settimane, l’evoluzione delle condizioni di sicurezza lungo le principali rotte energetiche, in particolare nello stretto di Hormuz, dove il traffico navale si è quasi azzerato dopo l’avvio delle ostilità», e le pochissime navi che passano, ha aggiunto a braccio, non lo fanno certo per rifornire di gas e petrolio i nostri Paesi, ma solo quelli considerati amici dall’Iran.

Il governatore ha sottolineato come gli scenari pubblicati dalla Bce due settimane fa siano diventati adesso decisamente più realistici: nel primo scenario sfavorevole l’offerta energetica dal Golfo si normalizzerebbe nel quarto trimestre del 2026; nel secondo, più severo, i danni alle infrastrutture ritarderebbero la ripresa al 2027. «Le implicazioni sono significative: nel biennio 2026-27 il PIL dell’area dell’euro perderebbe, rispetto allo scenario di base, 0,4 punti percentuali nello scenario meno grave e 0,9 punti in quello più sfavorevole. Nel biennio l’inflazione salirebbe complessivamente di circa 1 punto nel primo caso, di oltre 4 punti nel secondo».

«Il quadro è reso più delicato dagli alti livelli di debito pubblico in molte economie, che limitano lo spazio per interventi di bilancio e accrescono i rischi per i mercati finanziari. Variazioni nella percezione del rischio da parte degli investitori globali possono così tradursi rapidamente in tensioni sui titoli sovrani e nei flussi di capitale», afferma Panetta.

Il governatore ha terminato il suo intervento con un accorato appello al ruolo dell’Europa, perché si faccia promotrice di un nuovo ordine mondiale che, come ha chiesto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, abbia «il coraggio di proporre una visione alternativa alla mera legge di chi appare più forte».

Aggiungendo una postilla a braccio, Panetta ha rilevato come «quando faccio affermazioni di questo tipo, mi chiedono: ma non vedi in che momento siamo? Mi sono accorto che ci sono guerre, ma noi abbiamo costruito questo sistema multilaterale, che stiamo smantellando, proprio dopo la seconda guerra mondiale, dopo che ci eravamo tirate le bombe». «La pace si fa dopo che si è in guerra, la storia ci insegna che è in questo momento che bisogna provarci. – ha concluso – Vi sono dunque le condizioni affinché l’Europa non si limiti a reagire agli shock, ma contribuisca attivamente alla definizione di un nuovo equilibrio globale, con realismo e senza rinunciare ai propri valori fondanti».

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