ROMA – Quasi una persona su quattro in Italia (il 22,6% per 13,3 milioni) è a rischio di povertà, esclusione sociale o bassa intensità di lavoro, con un calo di mezzo punto rispetto al 2024. Le politiche del governo redistribuiscono gli svantaggi tra le famiglie: a fronte di un miglioramento delle condizioni delle coppie con tre o più figli (che hanno beneficiato di diverse misure adottate dal governo Meloni) l’Istat registra un peggioramento per le coppie con due figli, mentre il rischio di povertà continua a rimanere contenuto per le coppie con un figlio.
In aumento la grave deprivazione materiale e sociale
Se il rischio di povertà rimane stabile, inoltre, passa dal 4,6% del 2024 al 5,2% (3,3 milioni di persone) la quota di popolazione in condizioni di grave deprivazion…
ROMA – Quasi una persona su quattro in Italia (il 22,6% per 13,3 milioni) è a rischio di povertà, esclusione sociale o bassa intensità di lavoro, con un calo di mezzo punto rispetto al 2024. Le politiche del governo redistribuiscono gli svantaggi tra le famiglie: a fronte di un miglioramento delle condizioni delle coppie con tre o più figli (che hanno beneficiato di diverse misure adottate dal governo Meloni) l’Istat registra un peggioramento per le coppie con due figli, mentre il rischio di povertà continua a rimanere contenuto per le coppie con un figlio.
In aumento la grave deprivazione materiale e sociale
Se il rischio di povertà rimane stabile, inoltre, passa dal 4,6% del 2024 al 5,2% (3,3 milioni di persone) la quota di popolazione in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale. Tra gli indicatori per questa categoria particolarmente disagiata c’è l’impossibilità di riscaldare adeguatamente l’abitazione, o di consumare almeno ogni due giorni un pasto proteico, o di affrontare una spesa imprevista. Si rischia la povertà anche perché, pur lavorando, si guadagna troppo poco, e non solo perché gli stipendi sono bassi, ma anche perché l’attività è distribuita su una parte limitata dell’anno. È in condizioni di povertà lavorativa l’88,4% di chi lavora per meno di 4 mesi l’anno, scende al 57,1% per chi lavora tra i 4 e i 9 mesi l’anno e al 13,2% per chi lavora più di 9 mesi. In media, i lavoratori a basso reddito sono un quinto del totale, in aumento rispetto ai livelli pre-crisi: nel 2007 si fermavano al 17,7%.
Redditi inferiori alla crisi del 2008
Rispetto al 2007 le famiglie italiane non sono riuscite neanche a recuperare in termini di redditi, nonostante la crescita del 2024. In termini reali infatti i redditi familiari sono ancora inferiori, in media, del 4,9% rispetto al periodo precedente la crisi finanziaria globale. Con una buona dose di disuguaglianze: la contrazione risulta più marcata nel Centro (-9,3% rispetto al 2007) e nel Mezzogiorno (-6,9%) e relativamente più contenuta nel Nord-est (-2,5%) e nel Nord-ovest (-1,8%). Inoltre, la flessione dei redditi è stata particolarmente intensa per le famiglie la cui fonte di reddito principale è il lavoro autonomo (-13,4%) o dipendente (-6,3%), mentre per le famiglie il cui reddito è costituito principalmente da pensioni e trasferimenti pubblici si registra un incremento pari al 6,6%.
"Emergenza da affrontare subito”
Lancia l’allarme la Cgil: i dati dell’Istat mostrano una «emergenza da affrontare urgentemente: 13,3 milioni di persone sono a rischio di povertà ed esclusione sociale». E incalzano le opposizioni: il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, rilancia il salario minimo per contrastare il lavoro povero, mentre dal M5S Valentina Barzotti, in commissione Lavoro, sottolinea come i dati Istat certificano «il fallimento delle politiche adottate dal governo in questi anni».