Messori: “No agli aiuti a pioggia, sia l’Ue ad acquistare l’energia”
di Eugenio OccorsioROMA – «Fa bene l’Unione europea a non cedere di fronte a quanti chiedono la sospensione del patto di stabilità come ai tempi del Covid. Troppo diverse le due situazioni: allora si incrociarono una crisi della domanda e una dell’offerta su scala mondiale, oggi siamo di fronte a una tipica crisi della sola offerta, che parte dai prodotti petroliferi, di fronte alla quale la risposta deve essere ben diversa».
Marcello Messori, classe 1950, a lungo direttore della Luiss school of european political economy, oggi docente all’European university center, cerca di identificare possibili risposte efficaci alla crisi in atto.
Quali controindicazioni vede nella sospensione del Patto?
«Sarebbe un avallo implicito alla moltiplicazione della spesa pubblica in ciascuno dei Paesi, l’esatto contrario del percorso su cui si cerca di incanalare la politica economica europea. Sussidiare il sussidiabile senza vincoli e allentare le regole sugli aiuti di Stato crea ingiustizie tra Paesi più forti e Paesi …
ROMA – «Fa bene l’Unione europea a non cedere di fronte a quanti chiedono la sospensione del patto di stabilità come ai tempi del Covid. Troppo diverse le due situazioni: allora si incrociarono una crisi della domanda e una dell’offerta su scala mondiale, oggi siamo di fronte a una tipica crisi della sola offerta, che parte dai prodotti petroliferi, di fronte alla quale la risposta deve essere ben diversa».
Marcello Messori, classe 1950, a lungo direttore della Luiss school of european political economy, oggi docente all’European university center, cerca di identificare possibili risposte efficaci alla crisi in atto.
Quali controindicazioni vede nella sospensione del Patto?
«Sarebbe un avallo implicito alla moltiplicazione della spesa pubblica in ciascuno dei Paesi, l’esatto contrario del percorso su cui si cerca di incanalare la politica economica europea. Sussidiare il sussidiabile senza vincoli e allentare le regole sugli aiuti di Stato crea ingiustizie tra Paesi più forti e Paesi meno forti, e non contribuisce all’integrazione europea, che dovrebbe restare il grande sogno comune. Nel caso specifico assistiamo nella maggior parte dei Paesi dell’Ocse (39 su 53) a interventi tampone come quello sulle accise in Italia, che – pur comprensibili nel quadro di un allarme mondiale generalizzato – hanno l’effetto di spingere la domanda di carburanti e simili, quindi di sostenerne il prezzo, nulla di più. Tutto resta come prima, insomma, con l’aggravante di aver speso inutilmente una valanga di soldi pubblici».
Uno scossone di questa portata richiederà moltissimo tempo per ripristinare le catene della logistica
Questo è senz’altro vero nel caso di sussidi generalizzati. Ma se si riuscisse a introdurre elementi di differenziazione, insomma a sovvenzionare solo i meno ricchi?
«Beh, se non altro si risponderebbe a un problema di equità. Ma non si risolverebbe la questione di base, che è quella di dare una risposta strutturale a un problema che strutturale lo sta già diventando. Perché oggi c’è solo un problema di prezzi di petrolio e gas, ma sicuramente, visto il punto cui siamo arrivati, ne seguiranno molti altri concernenti una molteplicità di materie prime: dai fertilizzanti all’alluminio. Affrontarli in modo episodico e per di più con un approccio europeo frammentato, sarebbe un grave errore. Uno scossone di questa portata richiederà moltissimo tempo per ripristinare le catene della logistica, compresa una rivalutazione delle alleanze nella moltitudine di Paesi che ogni merce attraversa».
Se il pericolo è la frammentazione europea, non è stata una grande idea la missione “in solitaria” di Giorgia Meloni nel Golfo?
«Diciamo che non è un passo avanti nel coordinamento europeo. Ma non è certo il primo. Sarebbe più utile, per esempio, la creazione di un nuovo fondo comune destinato agli acquisti energetici, compresa una sorta di agenzia per l’approvvigionamento che permetterebbe – come è stato con i vaccini – di effettuare acquisti a prezzi certamente più convenienti. Continuare con le trattative dirette tra Stato e Stato attribuisce sempre più potere negoziale ai Paesi produttori, con il risultato di alzare la linea complessiva dei prezzi. Senza risolvere alcuna delle strozzature sui mercati».