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Di Palma (Enac): “Il sistema aereo sconta strutture insufficienti nello stoccaggio del carburante”

Pierluigi Di Palma, presidente Enac 
Il garante della sicurezza nei cieli: “Aumentiamo la capacità dei depositi, ma lo stretto di Hormuz è un problema mondiale. Confido nella diplomazia del greggio, ci sono canali già al lavoro. Pasqua è da tempo un periodo critico, servono altri investimenti”
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Pierluigi Di Palma presiede l’Enac ed è il garante della sicurezza nei cieli italiani. Prime carenze di cherosene in quattro scali del Paese. La notizia vi ha sorpreso?

«Assolutamente no. Da tempo lavoro perché nuovi e importanti investimenti aumentino le riserve di cherosene nei nostri aeroporti».

Mi scusi: vuol dire che il problema in Italia esisteva ben prima della guerra?

«Con la crescita del traffico aereo, le disponibilità giornaliere nei nostri scali non sono sufficienti. Noi lo abbiamo capito subito e abbiamo organizzato innumerevoli riunioni».

Con chi?

«Ad esempio con l’Eni, interlocutore importante se vuoi trovare una soluzione. Quando organizzavamo le riunioni, guardavamo alla Pasqua come a un momento potenzialmente critico».

Perché?

«Perché la gente viaggia di più e c’è un ulteriore picco nella richiesta di voli».

Questa però non è una Pasqua come le altre. Adesso, con la guerra e in Iran e il blocco di Hormuz, i fornitori sono in affanno e gli scali soffrono.

«Confido nel…

Pierluigi Di Palma presiede l’Enac ed è il garante della sicurezza nei cieli italiani. Prime carenze di cherosene in quattro scali del Paese. La notizia vi ha sorpreso?

«Assolutamente no. Da tempo lavoro perché nuovi e importanti investimenti aumentino le riserve di cherosene nei nostri aeroporti».

Mi scusi: vuol dire che il problema in Italia esisteva ben prima della guerra?

«Con la crescita del traffico aereo, le disponibilità giornaliere nei nostri scali non sono sufficienti. Noi lo abbiamo capito subito e abbiamo organizzato innumerevoli riunioni».

Con chi?

«Ad esempio con l’Eni, interlocutore importante se vuoi trovare una soluzione. Quando organizzavamo le riunioni, guardavamo alla Pasqua come a un momento potenzialmente critico».

Perché?

«Perché la gente viaggia di più e c’è un ulteriore picco nella richiesta di voli».

Questa però non è una Pasqua come le altre. Adesso, con la guerra e in Iran e il blocco di Hormuz, i fornitori sono in affanno e gli scali soffrono.

«Confido nella diplomazia del petrolio. Ci sono canali politici al lavoro per risolvere il problema delle forniture nonostante il conflitto continui, un po’ come accadde all’inizio della guerra tra Russia e Ucraina, quando la Russia continuava a fornire gas all’Ucraina».

I segnali positivi ci sono: qualche petroliera di Paesi non ostili all’Iran comincia a transitare

Funzionerà?

«I segnali positivi ci sono: qualche petroliera di Paesi non ostili all’Iran comincia a transitare, lo avrà letto».

In estate ci saranno meno voli in Italia per il caro cherosene, per la mancanza di cherosene?

«Alcune compagnie affacciano questo scenario. Lo fanno, penso, con dati alla mano. Ma il problema non sarebbe italiano, semmai europeo e mondiale. Io ostinatamente continuo a sperare in una soluzione politica sia per gli approvvigionamenti di cherosene sia per il conflitto».

L’Italia come tutti i grandi Paesi dispone di riserve energetiche strategiche.

«Per alcuni mesi ed è un “tesoretto”, diciamo così, rassicurante. Poi il governo si sta muovendo per trovare nuove forniture nel mondo e contribuire alla soluzione diplomatica della guerra».

In caso di emergenza assoluta, il comparto aereo potrebbe attingere alle riserve strategiche del Paese?

«In questo scenario, la palla sarebbe totalmente nel campo della politica. Deciderà il governo italiano».

Il suo pronostico, al riguardo?

«Il trasporto aereo non sarebbe prioritario rispetto ad altri settori fondamentali, come ad esempio la sanità. Questa è solo la mia sensazione. L’ultima parola non spetta certo a me».

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