Smart working per la crisi energetica. Ecco le soluzioni di chi lo sta già facendo
di Irene Maria ScaliseROMA – La second life dello smart working. Strumento universale durante la pandemia, poi rinnegato da molte aziende, il lavoro da casa torna protagonista.Con la crescente preoccupazione per la carenza di carburante nei paesi che dipendono dalle importazioni di petrolio e gas dal Medio Oriente, le disposizioni sul telelavoro si stanno diffondendo anche in luoghi a migliaia di chilometri di distanza dalle zone di conflitto e i manager spingono i lavoratori a riportare il computer in salotto. L'Agenzia internazionale per l'energia ha reso noto come lavorare da casa, dove possibile, riduce la domanda di carburante per gli spostamenti casa-lavoro sino al 6%. Ecco allora un déjà vu fatto di misure strategiche come il mercoledì festivo, la settimana di quattro giorni, gli uffici chiusi e il ritorno massiccio allo smart working.
ROMA – La second life dello smart working. Strumento universale durante la pandemia, poi rinnegato da molte aziende, il lavoro da casa torna protagonista.Con la crescente preoccupazione per la carenza di carburante nei paesi che dipendono dalle importazioni di petrolio e gas dal Medio Oriente, le disposizioni sul telelavoro si stanno diffondendo anche in luoghi a migliaia di chilometri di distanza dalle zone di conflitto e i manager spingono i lavoratori a riportare il computer in salotto. L'Agenzia internazionale per l'energia ha reso noto come lavorare da casa, dove possibile, riduce la domanda di carburante per gli spostamenti casa-lavoro sino al 6%. Ecco allora un déjà vu fatto di misure strategiche come il mercoledì festivo, la settimana di quattro giorni, gli uffici chiusi e il ritorno massiccio allo smart working.
Cosa succede in Europa
L’Unione Europea ha invitato gli Stati membri a incentivare il lavoro da remoto per ridurre gli spostamenti quotidiani e, di conseguenza, il consumo di carburante. La Danimarca è tra i primi Paesi a incentivare chiaramente il ricorso allo smart working. "Se c'è qualche consumo energetico di cui puoi fare a meno, se non è strettamente necessario guidare l'auto, allora non farlo", ha invitato negli scorsi giorni Lars Aagaard, ministro dell'energia e dei servizi pubblici della Danimarca. La Slovenia ha introdotto limiti ai rifornimenti: fino a 50 litri al giorno per i privati e 200 litri per le aziende. In Italia, in un una lettera inviata al ministro per la pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, la Fp Cgil ha chiesto un aumento dello smart working per contenere l’impatto del caro carburanti. Non solo. “Una direttiva del governo per rafforzare lo smart working nella pubblica amministrazione e ridurre gli spostamenti non necessari è la richiesta di FLEPAR – Federazione Legali e Professionisti delle Amministrazioni della Repubblica – di fronte al riacutizzarsi della crisi energetica e all’aumento dei costi legati a trasporti e carburanti. Una misura che tuttavia riguarda l’intero sistema del lavoro, ma che secondo il sindacato deve partire dal settore pubblico. “È una scelta di buon senso – afferma la segretaria generale Tiziana Cignarelli – abbattere consumi energetici e costi per lavoratori e amministrazioni pubbliche”.
Settimana corta dall’Egitto allo Sri Lanka
Il governo egiziano sta valutando la possibilità di chiedere ai cittadini di lavorare da casa uno o due giorni alla settimana e ha ordinato la chiusura anticipata di negozi, ristoranti e caffè nell'ambito delle misure per contrastare l'impennata dei prezzi dell'energia. Nuova Delhi ha imposto restrizioni alla fornitura di bombole di gas GPL alle aziende, dando priorità alle famiglie. Lo Sri Lanka già il mese scorso ha adottato la settimana lavorativa di quattro giorni per risparmiare carburante, dichiarando il mercoledì giorno festivo. La stessa scelta, seppur con modalità diverse, è stata adottata anche da Filippine e Pakistan. Nelle Filippine alcuni dipendenti governativi lavorano già su una settimana di quattro giorni, all’interno di un piano più ampio di "lavoro flessibile". Il presidente Ferdinand Marcos Jr ha inoltre dichiarato lo stato di emergenza energetica nazionale, attivando misure straordinarie per garantire le forniture e contenere l’impatto dei rincari. In Pakistan il governo ha scelto una linea ancora più severa: settimana corta per il settore pubblico, smart working parziale, taglio delle indennità per il carburante e chiusura temporanea delle scuole. In Indonesia il governo ha introdotto una misura chiara: un giorno a settimana di lavoro da casa per i dipendenti pubblici, mentre il privato è solo invitato ad adeguarsi. In Malaysia si va nella stessa direzione, ma senza un numero fisso: il lavoro da remoto è già stato avviato nel pubblico, con applicazione flessibile. In Thailandia e Vietnam le misure sono più leggere: lavoro da remoto raccomandato, riduzione degli spostamenti e risparmio energetico negli uffici.
Il lavoro nelle zone di guerra
Entrando in zone più “calde” da Teheran a Beirut, da Tel Aviv a Dubai, la guerra in Medio Oriente ha sconvolto la quotidianità di milioni di lavoratori. Nonostante il caos e la paura molti si stanno adattando, trovando il modo di lavorare sotto il fuoco nemico e in mezzo alla carenza di carburante. In Iran chi lo fa lavora a turni, con alcuni che rimangono all'interno mentre altri aspettano fuori a distanza. In molte regioni del Paese colpite da aggressioni, anche i lavoratori con qualifiche professionali hanno rapidamente ripreso a lavorare da casa, riaffermando abitudini consolidate durante la pandemia e i recenti conflitti. In Israele, che dispone di sofisticati sistemi di difesa aerea e di un accesso molto migliore ai rifugi e ai sistemi di allerta per garantire la sicurezza dei cittadini, i venture capitalist e gli imprenditori hanno abbandonato gli incontri di persona e sono tornati a lavorare da casa, dove possono recarsi nei rifugi se necessario. Il Dubai International Financial Centre, sede di banche globali e fondi speculativi, si è anch'esso calmato all'inizio degli attacchi, con la maggior parte dei dipendenti delle aziende internazionali che lavoravano da remoto.