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L’economista Wolff: “Tassare gli extraprofitti non è giusto, Bruxelles deve vigilare sui cartelli”

Guntram Wolff 

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L’economista di Bruegel punta il dito sulla misura proposta all’esecutivo europeo: “Non porta a una discesa dei prezzi”
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ROMA – «Sono scettico sull’ipotesi di un’addizionale sui superprofitti, non credo sia lo strumento giusto. La prima risposta che la Commissione europea dovrebbe dare è l’impegno ad assicurare che sul mercato di benzina e diesel esista una reale competizione». Per Guntram Wolff, già direttore del think tank Bruegel ed economista all’Université Libre de Bruxelles, l’occasione della crisi energetica deve servire per una Europa che metta la giusta concorrenza al primo posto, per chiarire una volta per tutte l’annosa questione dei cartelli nel settore che garantirebbero impropri profitti. Non soltanto ora ma sempre. «L’Unione europea deve valutare se ci sono segnali di una competizione imperfetta e garantire il rigido rispetto delle regole. Sarebbe parte della soluzione, non del problema».

ROMA – «Sono scettico sull’ipotesi di un’addizionale sui superprofitti, non credo sia lo strumento giusto. La prima risposta che la Commissione europea dovrebbe dare è l’impegno ad assicurare che sul mercato di benzina e diesel esista una reale competizione». Per Guntram Wolff, già direttore del think tank Bruegel ed economista all’Université Libre de Bruxelles, l’occasione della crisi energetica deve servire per una Europa che metta la giusta concorrenza al primo posto, per chiarire una volta per tutte l’annosa questione dei cartelli nel settore che garantirebbero impropri profitti. Non soltanto ora ma sempre. «L’Unione europea deve valutare se ci sono segnali di una competizione imperfetta e garantire il rigido rispetto delle regole. Sarebbe parte della soluzione, non del problema».

Un’associazione italiana di compagnie distributrici ha espresso “sconcerto”.

«Uno studio di Greenpeace dice invece che gli aumenti di benzina e gasolio già superano sostanzialmente gli aumenti di prezzo del greggio. Ciò porta a più alti margini per le compagnie che vendono i combustibili. Il problema è capire perché c’è questo incremento dei profitti. Se i mercati fossero perfettamente competitivi, l’aumento rifletterebbe i maggiori costi che le compagnie passano ai consumatori. Ma è probabile che esse abbiano deciso di alzare i prezzi in anticipo, presumendo che l’offerta di petrolio scenda».

Cos’è che non la convince?

«È importante capire se alzare le tasse darebbe in realtà un beneficio ai consumatori, visto che non porta a una discesa dei prezzi e si limita a fornire fondi agli Stati: sono felice che i ministri abbiano chiesto chiarimenti sul punto nella loro lettera».

Quale può essere una soluzione al problema di Hormuz?

«La comunità internazionale finora ha considerato due ipotesi estreme. Una è un’operazione militare che sblocchi lo Stretto, ma l’Iran ha dimostrato che pur con risorse asimmetriche può infliggere seri danni. L’altra è accettare il permanente crollo delle forniture dal Golfo. Però oggi si fa strada il terzo scenario che dovrebbe essere sostenuto con forza dall’Europa».

Ovvero?

«Alla fine dovremo accettare un compromesso con l’Iran, anche se lo riteniamo un regime spregevole: lasciar passare le navi con una tassa per esempio di un dollaro al barile, due milioni per una superpetroliera. Con un costo relativamente contenuto si riattiverebbero i flussi di petrolio, i prezzi scenderebbero e si taglierebbero le risorse alla Russia. E in capo a qualche anno i Paesi del Golfo avranno realizzato oleodotti alternativi».

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