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Mediobanca compie 80 anni: la metamorfosi del centauro

Da sinistra, Adolfo Tino, presidente di Mediobanca, Guido Carli, governatore di Banca d’Italia ed Enrico Cuccia, ad e dg di Mediobanca, in Zambia nel 1966 (Dall'archivio della famiglia Cuccia)

 

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Nata per aiutare l’industria nella ricostruzione post bellica e pioniera in vari settori, dal credito al consumo ai fondi d’investimento, oggi, con Mps, è davanti a nuovi cambiamenti
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Compie 80 anni quel centauro, metà pubblico e metà privato, chiamato Mediobanca, secondo la definizione del 1978 del suo fondatore Enrico Cuccia. Era il 10 aprile del 1946 quando, su impulso di Cuccia e di Raffaele Mattioli, allora presidente della Banca commerciale italiana, fu creato un istituto che intendeva favorire la ricostruzione, lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese italiane all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale. Il capitale è ripartito tra la stessa Comit, il Credito Italiano e il Banco di Roma, tutti e tre controllati dall’Iri. Da allora, quel centauro è passato attraverso una metamorfosi che l’ha condotto fino a oggi, quando al controllo c’è Monte dei Paschi di Siena, banca partecipata al 4,9% dal ministero dell’Economia, e quando il mondo è precipitato in una nuova guerra globale, con fulcro in Medio Oriente.

Compie 80 anni quel centauro, metà pubblico e metà privato, chiamato Mediobanca, secondo la definizione del 1978 del suo fondatore Enrico Cuccia. Era il 10 aprile del 1946 quando, su impulso di Cuccia e di Raffaele Mattioli, allora presidente della Banca commerciale italiana, fu creato un istituto che intendeva favorire la ricostruzione, lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese italiane all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale. Il capitale è ripartito tra la stessa Comit, il Credito Italiano e il Banco di Roma, tutti e tre controllati dall’Iri. Da allora, quel centauro è passato attraverso una metamorfosi che l’ha condotto fino a oggi, quando al controllo c’è Monte dei Paschi di Siena, banca partecipata al 4,9% dal ministero dell’Economia, e quando il mondo è precipitato in una nuova guerra globale, con fulcro in Medio Oriente.

In un primo momento, Mattioli conia per la nuova creatura il nome di Unionbanca, pensando a una funzione perlopiù sussidiaria rispetto alle tre Bin (Banche d’interesse nazionale) basata sulla concessione di crediti a medio e lungo termine alle imprese. Per raccogliere il denaro da prestare, Mediobanca - il nome compare per la prima volta nello statuto modificato del 1950 - inizia a proporre, tramite gli sportelli delle tre Bin, libretti e certificati di deposito dove confluisce il risparmio che le famiglie italiane cominciano a mettere da parte nel secondo dopoguerra.

Accanto alla funzione di finanziatrice, la vocazione di banca d’affari, vero e proprio marchio di fabbrica di Mediobanca, fa in fretta a emergere. Lo stesso Mattioli, già nel 1945, modifica di proprio pugno lo statuto per inserire una serie di paletti laddove si disciplinano l’acquisto e la vendita di «titoli azionari e obbligazionari». E così l’obiettivo di assistere le imprese nella fase post bellica prende forma non solo finanziandole ma anche acquistandone pacchetti azionari.

«Si tesseva la rete di rapporti - scrive Napoleone Colajanni nel libro “Il capitalismo senza capitale” - che poneva la banca al centro del sistema di potere economico». Risale al 1956 l’investimento nelle Assicurazioni Generali, delle quali ancora oggi Mediobanca custodisce il 13,2% del capitale: è per arrivare a questo Sacro Graal che si è combattuta gran parte delle battaglie intorno alla banca d’affari, compresa l’ultima che ha condotto Mps al potere.

Nel giro di pochi anni le principali imprese italiane, da Montecatini a Fiat passando per Pirelli, Snia ed Edison, si mettono in fila per ottenere denaro dall’istituto di via Filodrammatici guidato da Cuccia. Il ruolo di quest’ultimo, per quasi 40 anni, è «sostanzialmente incontournable», secondo la definizione di Giorgio La Malfa nel libro “Cuccia e il segreto di Mediobanca”, perché risulta «estremamente difficile, se non impossibile, fare operazioni che coinvolgano le maggiori imprese italiane senza l’accordo e l’attiva collaborazione di Mediobanca».

E se così si costruisce la leggenda del potere di Cuccia, scomparso nel 2000 a 92 anni, allo stesso modo cresce il malcontento delle imprese escluse da questo mondo. Le tensioni si traducono in epiche battaglie di potere che scandiscono la storia di Mediobanca e che spesso si risolvono in clamorose uscite di scena: dalla “cacciata” del delfino di Cuccia Vincenzo Maranghi, al timone dal 1988 al 2003, alla sconfitta di Alberto Nagel, che l’anno scorso ha dovuto cedere il comando ad Alessandro Melzi d’Eril.

Il centauro Mediobanca è sempre riuscito a passare attraverso questi eventi mostrando un’enorme capacità di adattamento, favorita da una serie di specializzazioni sviluppate negli anni accanto al business dei servizi finanziari alle imprese. Soltanto nel 1951, Mediobanca crea Compass, pioniera del credito al consumo, e Progredi, che elabora giudizi tecnici per valutare i rischi finanziari degli interventi industriali. Da Progredi prende poi vita Reconta, la prima società italiana di revisione. Nel 1955 viene costituita Intersomer, per sviluppare il commercio estero, con un focus sull’Africa. Nel 1970 vede la luce Selma, antesignana del leasing. Già dalla fine degli anni Cinquanta, aderendo all’Eurosyndicat (che gestisce Eurunion), Mediobanca partecipa ai primi esperimenti europei di fondi d’investimento, industria destinata a svilupparsi in Italia dalla metà degli anni Ottanta.

Nel nuovo Millennio, i risparmi e i grandi patrimoni da gestire si prendono la scena nella Mediobanca targata Nagel. Quest’ultimo, in parallelo, decreta l’uscita dai salotti e quindi dalle grandi partecipazioni azionarie (con una mossa estrema e difensiva, che tuttavia non gli riesce, tenta persino l’addio al Leone triestino). Al fenomeno si accompagna la graduale riduzione, fino alla rottura con l’arrivo di Mps, del patto di sindacato di azionisti che aveva retto (ma non comandato) Mediobanca sin dalla privatizzazione di fine anni Ottanta.

Oggi Piazzetta Cuccia si prepara a nuovi, grandi cambiamenti. Se il prossimo ad di Mps porterà avanti il piano di fusione già varato, Mediobanca uscirà dalla Borsa, dove era stata ammessa nel 1956, e manterrà sotto la propria insegna le attività di private banking e di corporate & investment banking. La rete di consulenti, anche di fascia alta, di Mediobanca Premier si unirà invece a quella senese di Widiba per poi cambiare nome (ma la denominazione includerà comunque il marchio Mediobanca). E partirà una nuova avventura per il centauro di 80 anni suonati.

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