Ora tocca al governo scoprire le carte sul Pil 2026. Entro il 10 aprile dovrà essere presentato il Documento di finanza pubblica (Dfp) con le stime economiche per l’anno in corso. Al momento le stime del Mef sono ferme a una crescita dello 0,7%, ma già nei prospetti che hanno accompagnato le ultime emissioni di Btp, gli uomini di Giorgetti hanno messo le mani avanti. Se la guerra in Medio Oriente dovesse protrarsi, «gli effetti negativi sulla crescita potrebbero estendersi oltre il breve periodo, con un impatto più persistente sia sulle condizioni di approvvigionamento energetico sia sulla fiducia di imprese e consumatori».
Lo scenario della Bce
Lo scenario entro il quale l’Italia si muove lo ha descritto bene la Banca centrale europe…
Ora tocca al governo scoprire le carte sul Pil 2026. Entro il 10 aprile dovrà essere presentato il Documento di finanza pubblica (Dfp) con le stime economiche per l’anno in corso. Al momento le stime del Mef sono ferme a una crescita dello 0,7%, ma già nei prospetti che hanno accompagnato le ultime emissioni di Btp, gli uomini di Giorgetti hanno messo le mani avanti. Se la guerra in Medio Oriente dovesse protrarsi, «gli effetti negativi sulla crescita potrebbero estendersi oltre il breve periodo, con un impatto più persistente sia sulle condizioni di approvvigionamento energetico sia sulla fiducia di imprese e consumatori».
Lo scenario della Bce
Lo scenario entro il quale l’Italia si muove lo ha descritto bene la Banca centrale europea nel bollettino economico pubblicato il 2 aprile scorso, in cui ha già rivisto al ribasso la crescita dell’Eurozona tagliandola dello 0,3% rispetto alle precedenti proiezioni con un Pil 2026 ora previsto in crescita dello 0,9%.
La durata della guerra è la variabile principale. Più sarà lunga, più saranno negativi gli effetti sull’economia per il rincaro dei prezzi delle materie prime e le difficoltà lungo le catene di fornitura. Trump continua a ripetere che sarà breve, ma gli esperti non vedono una via d’uscita a un conflitto che sembra lasciare intatta la capacità dell’Iran di rispondere agli attacchi. Le tensioni sull’energia si riflettono sull’inflazione che per l’intero 2026, secondo la Bce, dovrebbe attestarsi al 2,6% con una punta al 3,1% nel secondo trimestre.
L’esposizione dell’Italia
L’Italia è uno dei Paesi più esposti per via della sua dipendenza dal gas. Le difficoltà, le ha già fotografate Confindustria che ha limato la crescita del Pil allo 0,5%, ma nello scenario peggiore prevede addirittura che l’Italia posso andare pesantemente in recessione con una flessione dello 0,7%. Bankitalia dice che cresceremo sempre dello 0,5% ma nello “scenario avverso” andremmo in recessione nel 2027, S&P è più pessimista col suo +0,4%
È molto probabile che Giorgetti si allinei agli industriali e ai banchieri, ma quel che preme di più agli investitori è capire la traiettoria dei conti pubblici, per i quali l’Istat ha confermato venerdì scorso la permanenza del deficit/Pil al 3,1% e dunque al di sopra della soglia del patto di stabilità.
La tenuta di bilancio è fondamentale per alimentare il sentiment favorevole che i mercati hanno avuto finora sull’Italia. La scorsa settimana il governatore di Bankitalia ha sottolineato come i buoni giudizi ci abbiano tenuti al riparo da scossoni sui titoli di Stato: «Variazioni nella percezione del rischio – ha detto Panetta - da parte degli investitori globali possono tradursi rapidamente in tensioni sui titoli sovrani e nei flussi di capitale». Qualche vibrazione si è già sentita nelle scadenze a breve, dove i rendimenti dei Btp hanno iniziato a salire rispetto ai corrispettivi tedeschi. Il terremoto arriverebbe se la Bce decidesse di alzare i tassi.