Siti porno e minori, i paletti del Tar: “Il Garante italiano deve sentire l’Europa”
di Aldo FontanarosaROMA – Il Tar del Lazio accoglie, sia pure in parte, i ricorsi presentati da quattro società cipriote che gestiscono siti con contenuti per adulti. In quattro sentenze identiche, i giudici amministrativi annullano una parte della delibera del Garante AgCom di aprile 2025. Il provvedimento obbliga anche le società estere europee a verificare la maggiore età dei visitatori dei siti a luci rosse.
I giudici amministrativi sostengono che il Garante AgCom – prima di imporre il blocco – avrebbe dovuto sentire lo Stato di origine degli editori del porno (in questo caso, Cipro) e notificare il suo provvedimento alla Commissione Ue. Le due interlocuzioni sono previste dalla direttiva comunitaria sul commercio elettronico.
Solo dopo questi passaggi, la delibera potrà produrre effetti anche nei confronti delle società estere, a patto che lo Stato membro (Cipro) non abbia già adottato autonomamente misure adeguate e sempre che non arrivino rilievi dalla Commissione Ue.
ROMA – Il Tar del Lazio accoglie, sia pure in parte, i ricorsi presentati da quattro società cipriote che gestiscono siti con contenuti per adulti. In quattro sentenze identiche, i giudici amministrativi annullano una parte della delibera del Garante AgCom di aprile 2025. Il provvedimento obbliga anche le società estere europee a verificare la maggiore età dei visitatori dei siti a luci rosse.
I giudici amministrativi sostengono che il Garante AgCom – prima di imporre il blocco – avrebbe dovuto sentire lo Stato di origine degli editori del porno (in questo caso, Cipro) e notificare il suo provvedimento alla Commissione Ue. Le due interlocuzioni sono previste dalla direttiva comunitaria sul commercio elettronico.
Solo dopo questi passaggi, la delibera potrà produrre effetti anche nei confronti delle società estere, a patto che lo Stato membro (Cipro) non abbia già adottato autonomamente misure adeguate e sempre che non arrivino rilievi dalla Commissione Ue.
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Le soluzioni tecniche
Al netto di questa contestazione procedurale, il Tar condivide l’impostazione generale della delibera del Garante AgCom. Intanto il Garante lascia liberi gli editori di adottare le soluzioni tecniche più adatte per il controllo dell’età senza imporre rigidamente un modello.
Sempre il Tar dà atto al Garante di aver lasciato più tempo alle società estere europee per mettersi in regola (l’obbligo scatta dal primo febbraio 2026). Infine il provvedimento contiene una clausola di revisione, pensata per adattare la disciplina a eventuali cambiamenti delle norme europee. Il Garante guardava soprattutto alle novità del Digital Service Act.
Infine il Tar ammette che uno Stato membro ha diritto di intervenire (come ha fatto il Garante AgCom dall’Italia) quando ci sono in ballo interessi fondamentali, come la tutela dei minori e la dignità umana.
Le libertà del mercato interno
Il punto è che un’iniziativa nazionale non può aumentare gli obblighi se misure proporzionate ed efficaci hanno già preso forma in un altro Stato membro (come Cipro) né limitare le libertà del mercato interno (aspetto su cui la Commissione Ue deve dire la sua).
Le sentenze del Tar, precisiamo, non riguardano i gestori di siti e piattaforme stabilite in Italia o in Paesi non comunitari.
Dice Massimiliano Capitanio, commissario di AgCom: “Dal Tar del Lazio non è arrivato alcuno stop alle regole messe in campo per la verifica dell'età per i siti porno. È solo necessario un ulteriore step procedurale per applicare ai gestori di siti stabiliti in un altro Stato membro le stesse regole che già vigono per le piattaforme basate in Italia e fuori dall’Ue”.
“Al di fuori della questione squisitamente procedurale, la legittimità della verifica non viene messa in discussione dal Tar. L'impianto normativo a protezione dei minori resta intatto”.