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Musica, per la discografia ricavi record a 37 miliardi. Lo streaming traina. E parte il risiko

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Nel 2025 il mercato discografico mondiale cresce del 6,4%. Lo streaming resta il motore principale con oltre 837 milioni di abbonati, mentre tornano a salire i formati fisici. Il fondo Pershing Square Capital Management ha messo sul piatto 9,4 miliardi per Universal Music Group
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ROMA – Il mercato globale della musica registrata continua a espandersi: nel 2025 i ricavi hanno infatti raggiunto 31,7 miliardi di dollari, in aumento del 6,4% rispetto all’anno precedente. È l’undicesimo anno consecutivo di crescita, un dato che conferma la solidità strutturale dell’industria discografica in una fase di profonda trasformazione tecnologica e culturale.

In questo contesto Il fondo Pershing mette sul piatto 9,4 miliardi di dollari per Universal Music. Secondo i dati contenuti nel Global Music Report 2026 dell’IFPI, che rappresenta oltre 8mila etichette nel mondo, tutte le regioni hanno registrato un segno positivo, con quattro aree in doppia cifra.

Streaming dominante: oltre 22 miliardi e 837 milioni di utenti paganti

Il vero motore del …

ROMA – Il mercato globale della musica registrata continua a espandersi: nel 2025 i ricavi hanno infatti raggiunto 31,7 miliardi di dollari, in aumento del 6,4% rispetto all’anno precedente. È l’undicesimo anno consecutivo di crescita, un dato che conferma la solidità strutturale dell’industria discografica in una fase di profonda trasformazione tecnologica e culturale.

In questo contesto Il fondo Pershing mette sul piatto 9,4 miliardi di dollari per Universal Music. Secondo i dati contenuti nel Global Music Report 2026 dell’IFPI, che rappresenta oltre 8mila etichette nel mondo, tutte le regioni hanno registrato un segno positivo, con quattro aree in doppia cifra.

Streaming dominante: oltre 22 miliardi e 837 milioni di utenti paganti

Il vero motore del mercato, secondo il report appena presentato, restano le piattaforme di streaming, nonostante le polemiche sugli algoritmi e sulla redistribuzione dei diritti agli artisti. Comunque la si pensi, per l’IFPI i ricavi complessivi del formato hanno superato i 22 miliardi di dollari, arrivando a rappresentare il 69,6% del totale globale. Il problema, insomma, è sempre il modo in cui quelle 7 fette di torta su 10 vengono ripartite fra i vari attori della complessa filiera musicale. In particolare, lo streaming in abbonamento cresce dell’8,8% e pesa per il 52,4% dei ricavi complessivi. Gli utenti con account a pagamento sono ormai 837 milioni, segno di un modello ormai maturo e consolidato. Il report sottolinea come la crescita sia sostenuta anche da strategie di prezzo più articolate lanciate negli ultimi tempi, dall’espansione nei mercati emergenti e dall’integrazione con piattaforme social e video, che amplificano la scoperta musicale e la conversione in utenti paganti. Tradotto: da TikTok si salta a Spotify o Apple Music o sulle altre piattaforme.

Fisico in ripresa: il vinile guida il ritorno al tangibile

Dopo anni di contrazione, i formati fisici tornano a crescere: +8% nel 2025. A trainare il segmento è ancora una volta il buon vecchio e amatissimo vinile, che registra un +13,7% e, nello specifico del formato, il diciannovesimo anno consecutivo di crescita. Il dato conferma una dinamica ormai strutturale: accanto allo streaming che costituisce il grosso del consumo musicale quotidiano si rafforza una domanda “esperienziale” legata al possesso e alla qualità percepita del supporto fisico. E questo molti artisti lo hanno ormai capito, accompagnando le loro uscite con offerte, in particolare proprio di vinili, ormai obbligate e sempre più articolate.

Diritti di esecuzione e diversificazione dei ricavi

I diritti di esecuzione pubblica raggiungono 2,9 miliardi di dollari, in lieve crescita (+0,3%) e al quinto anno consecutivo di aumento. È un segnale della progressiva diversificazione delle fonti di ricavo per una categoria che che include sincronizzazioni (cioè l’utilizzo di un brano per film, serie TV, spot pubblicitari, videogiochi, trailer, contenuti social o YouTube), utilizzi commerciali (dall’esecuzione dal vivo alla diffusione nei negozi) e nuove forme di licensing. Tutto ciò che è insomma diverso dall’acquisto o dalla fruizione diretta e privata di un brano registrato.

Le geografie della crescita: America Latina in testa, Asia accelera

Dal punto di vista geografico, il mercato resta guidato da USA e Canada, che rappresentano il 38,7% dei ricavi globali e crescono del 3,5%, aggiungendo oltre 400 milioni di dollari. Gli Stati Uniti, primo mercato mondiale musicale, segnano un +3,3%, mentre il Canada cresce del 5,6% ma scende al nono posto globale. L’Europa si conferma seconda area mondiale con il 30,4% dei ricavi e una crescita del 5,6%, trainata da Regno Unito (+4,8%), Germania (+1,7%) e Francia (+3,7%). L’Asia è tra le regioni più dinamiche con un +10,9%: il Giappone torna a crescere (+8,9%) mentre la Cina (+20,1%) supera la Germania diventando il quarto mercato mondiale. La regione mantiene inoltre il primato nei ricavi fisici, con il 45,1% del totale globale.

A guidare la crescita è però l’America Latina, che segna un +17,1% e il sedicesimo anno consecutivo di espansione. Qui lo streaming pesa per l’88,1% dei ricavi: il Brasile cresce del 14,1% (salendo all’ottavo posto globale) e il Messico del 13,3%, entrando nella top 10 mondiale. Medio Oriente e Nord Africa registrano un +15,2%, con lo streaming che arriva al 97,5% del mercato, mentre l’Africa subsahariana cresce dello stesso valore raggiungendo 120 milioni di dollari, con il Sudafrica dominante (78,1% dei ricavi regionali). Più contenuta la crescita in Australasia (+1,5%), con l’Australia in lieve aumento (+1,2%) ma in calo nel ranking globale, e la Nuova Zelanda a +3%.

AI, licenze e nuove opportunità per artisti e etichette

Un capitolo centrale del report riguarda l’onnipresente intelligenza artificiale. Le case discografiche, lo abbiamo raccontato più volte, stanno lavorando attivamente a nuovi modelli di licensing per generare ricavi anche dall’uso di AI generativa, con l’obiettivo di costruire un ecosistema in cui creatività umana e tecnologia coesistano. Per esempio sviluppando sistemi che individuino reference musicali rivendicando i diritti oppure cedendo parte dei cataloghi sotto licenza, utili all’addestramento dei modelli di AI. L’IFPIevidenzia infatti le partnership con sviluppatori che rispettano i diritti d’autore e chiede ai policymaker di rafforzare il quadro normativo sul copyright.

Frodi nello streaming: “È furto, serve un’azione coordinata”

Cresce però anche la pressione sulle piattaforme per contrastare le frodi. Il lato oscuro dell’intelligenza artificiale, chiamiamolo così. Lo streaming fraudolento, basato sulla generazione artificiale di ascolti o sull’infarcimento di brani “riempitivi” senza alcun valore culturale sottrae ricavi reali ad artisti e operatori. L’industria chiede interventi lungo tutta la filiera - servizi di streaming, aggregatori e distributori - per prevenire, individuare e bloccare queste pratiche. Di base, i truffatori sfruttano le falle nei sistemi di protezione delle piattaforme musicali e lungo tutto il percorso: caricano brani tramite distributori e utilizzano eserciti di “bot” per generare riproduzioni artificiali di quei brani e infine ricavarne guadagni.

Le parole dell’IFPI: crescita, investimenti e responsabilità

“La grande musica di artisti straordinari, sostenuta dalle partnership e dagli investimenti delle case discografiche, sta trainando la crescita globale, con più persone che mai disposte a pagare per fruirne attraverso servizi di streaming a pagamento in tutto il mondo” ha dichiarato Victoria Oakley, CEO di IFPI - è importante sottolineare che questa crescita si traduce in ritorni economici ancora maggiori per gli artisti e in reinvestimenti in una gamma sempre più ampia di comunità musicali a livello globale. Sul fronte tecnologico la dirigente dell’organizzazione ha invece spiegato che “la musica sta abbracciando il futuro, come dimostrano le partnership tra case discografiche e sviluppatori di intelligenza artificiale generativa che rispettano i diritti dei creatori”. E sulla sicurezza: “La frode nello streaming è un furto, semplice e chiaro”.

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