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Georgieva (Fmi): “Crescita tagliata anche se la tregua regge, sostegni solo per i più fragili”

La direttrice generale del Fondo monetario Kristalina Georgieva preannuncia una revisione al ribasso delle stime di crescita globali 

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Per la direttrice del Fondo monetario gli effetti della guerra “proseguiranno nel tempo”. Monito ai governi: vanno evitate misure universali di sostegno ai consumi
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ROMA – Anche nello scenario migliore, cioè quello in cui il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran regga e diventi una pace duratura, “le aspettative sulla crescita mondiale verranno riviste al ribasso”. A dirlo è Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo monetario internazionale, in un discorso che anticipa – senza spoilerare – i Meeting di primavera della prossima settimana e le consuete stime economiche dell’istituto. Riviste al ribasso di quanto? Dipenderà da durata e danni provocati dal conflitto, su cui il Fondo darà tre diversi scenari. Ma il messaggio più forte di Georgieva è quello che riguarda le misure per rispondere alla crisi: la raccomandazione ai governi di non usare politiche fiscali di sostegno alla domanda di idrocarburi, se non temporanee e mirate. Cosa che invece molti governi, compreso quello italiano, già stanno facendo.

ROMA – Anche nello scenario migliore, cioè quello in cui il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran regga e diventi una pace duratura, “le aspettative sulla crescita mondiale verranno riviste al ribasso”. A dirlo è Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo monetario internazionale, in un discorso che anticipa – senza spoilerare – i Meeting di primavera della prossima settimana e le consuete stime economiche dell’istituto. Riviste al ribasso di quanto? Dipenderà da durata e danni provocati dal conflitto, su cui il Fondo darà tre diversi scenari. Ma il messaggio più forte di Georgieva è quello che riguarda le misure per rispondere alla crisi: la raccomandazione ai governi di non usare politiche fiscali di sostegno alla domanda di idrocarburi, se non temporanee e mirate. Cosa che invece molti governi, compreso quello italiano, già stanno facendo.

Crisi dell’offerta

Quella che l’economia globale sta vivendo a causa del conflitto in Medio Oriente, spiega Georgieva, è una classica crisi dell’offerta “di vasta portata”: sono spariti dal mercato circa il 13% del petrolio e il 20% del gas liquefatto, cioè gran parte della produzione assicurata dai Paesi del Golfo. Il risultato è l’aumento in tutto il mondo dei prezzi, ma è un impatto che i vari Paesi stanno sentendo in modo diverso, a seconda della distanza dall’epicentro della guerra, della loro dipendenza dalle importazioni di idrocarburi e dello spazio fiscale che hanno a disposizione. Gli effetti a catena “continueranno nel tempo”, sia quelli su idrocarburi e prodotti raffinati, sia quelli sui commerci, sia quelli sulle aree più fragili del pianeta, dove altre 45 milioni di persone rischiano di finire sotto la soglia della povertà.

Per valutare gli effetti sulla crescita tutto dipende da durata e danni del conflitto, e per questo nel suo outlook il fondo presenterà tre scenari: quello di una risoluzione relativamente rapida, uno intermedio e uno in cui invece i prezzi di gas e petrolio restano alti a lungo e provocando i cosiddetti “effetti secondari”, come una crescita delle aspettative di inflazione. Anche nel caso migliore però le stime di crescita verranno tagliate, ma in quello peggiore lo sarebbero molto di più.

Che fare?

La parte più interessante del discorso di Georgieva riguarda la risposta a questo shock, perché dice senza giri di parole che di fronte a uno shock di offerta “un aggiustamento (al ribasso, ndr) della domanda è inevitabile, non possiamo attraversarlo senza provare dolore”. Nel concreto, significa che i Paesi devono evitare misure unilaterali come blocchi alle esportazioni. Ma soprattutto che devono limitare gli interventi di natura fiscale a misure “temporanee mirate alla fasce più vulnerabili della popolazione”, evitando per esempio “riduzioni fiscali universali”, perché sostenendo la domanda queste finirebbero per sterilizzare il segnale di prezzo sul mercato e quindi di farlo salire ancora. Un grafico proiettato da Georgieva mostra che, se una parte di Paesi sta adottando correttamente misure di risparmio energetico, non sono pochi quelli che invece hanno già introdotto misure universali di incentivo. Tra questi anche l’Italia, con il taglio delle accise su diesel e benzina. “Questa cosa mi preoccupa”, dice Georgieva, anche perché rischia di rendere ancora più difficile l’azione delle Banche centrali, che nel caso peggiore, quello in cui le aspettative di inflazione finissero fuori controllo, “dovrebbero intervenire subito”.

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