I pedaggi a Hormuz potrebbero fruttare fino a 90 miliardi all’Iran. E Trump ne vuole una fetta
di Emma BonottiMILANO – Una richiesta alle autorità iraniane inoltrata via mail, i controlli per scongiurare il traffico di armi e la transazione da effettuare in pochi secondi. Rigorosamente in Bitcoin. Se la riapertura dello Stretto di Hormuz pare un miraggio – fatta eccezione per una manciata di petroliere – le condizioni dell’Iran per il passaggio assumono una forma sempre più definita. Jp Morgan si lancia in una stima sul giro d’affari intorno ai pedaggi: sfiora 90 miliardi di dollari.
Un dollaro a barille è la tariffa di Teheran
Una premessa è doverosa. I calcoli della banca d’affari americana sono datati 6 aprile, un giorno prima dell’accordo sulla già traballante tregua, e assumono un flusso medio giornaliero di 100-130 navi attraverso lo stretto. Ben lontano dall’attuale stato del traffico, che nella giornata di ieri ha registrato solo due avventurosi vascelli di primo mattino, prima che un monito iraniano trasmesso via radio chiudesse di fatto il varco.
In un’ipotetica situazione di “…
MILANO – Una richiesta alle autorità iraniane inoltrata via mail, i controlli per scongiurare il traffico di armi e la transazione da effettuare in pochi secondi. Rigorosamente in Bitcoin. Se la riapertura dello Stretto di Hormuz pare un miraggio – fatta eccezione per una manciata di petroliere – le condizioni dell’Iran per il passaggio assumono una forma sempre più definita. Jp Morgan si lancia in una stima sul giro d’affari intorno ai pedaggi: sfiora 90 miliardi di dollari.
Un dollaro a barille è la tariffa di Teheran
Una premessa è doverosa. I calcoli della banca d’affari americana sono datati 6 aprile, un giorno prima dell’accordo sulla già traballante tregua, e assumono un flusso medio giornaliero di 100-130 navi attraverso lo stretto. Ben lontano dall’attuale stato del traffico, che nella giornata di ieri ha registrato solo due avventurosi vascelli di primo mattino, prima che un monito iraniano trasmesso via radio chiudesse di fatto il varco.
In un’ipotetica situazione di “normalità”, Teheran vorrebbe essere pagato un dollaro per ogni barile di petrolio (o equivalenti in gas), portando il costo per una superpetroliera da oltre 200 tonnellate a circa due milioni di dollari, pari a circa 28 Bitcoin. All’anno, questo si traduce in un incasso di 70-90 miliardi.
Donald Trump reclama una quota sugli incassi
I numeri hanno ingolosito Donald Trump, che con l’occhio da business man ha avanzato l’ipotesi di una joint venture tra l’Iran e gli Stati Uniti per, come dichiarato all’emittente Abc, “garantire la sicurezza dello Stretto”. In altre parole, il presidente Usa vuole assicurarsi una fetta degli eventuali incassi.
La procedura tra mail e pagamento in Bitcoin
La procedura da seguire è stata illustrata direttamente da Hamid Hosseini, portavoce della Oil, Gas and Petrochemical Products Exporters Union iraniana al Financial Times, prima dell'interruzione. Ogni petroliera in transito avrebbe dovuto inviare una mail alle autorità iraniane indicando il proprio carico e Teheran avrebbe comunicato loro il pedaggio da pagare in valute digitali.
“Una volta ricevuta la mail e completata la valutazione da parte dell’Iran, alle navi vengono concessi pochi secondi per pagare in Bitcoin, assicurando che non possano essere rintracciate o confiscate a causa delle sanzioni”, ha spiegato. Le dichiarazioni di Hosseini suggeriscono che l’Iran richiederà a tutte le petroliere di utilizzare la rotta settentrionale vicino alla sua costa, sollevando dubbi sul fatto che le navi occidentali o quelle legate agli Stati del Golfo saranno disposte a rischiare il transito.
“Tutto può passare”, aveva puntualizzato lui, sempre prima che l’allarme radio bloccasse di fatto il varco, “ma la procedura richiederà tempo per ogni nave, e l’Iran non ha fretta”.