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Paramount-Warner Bros: il grande fratello americano

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Con le nozze tra i due imperi nasce un conglomerato che punta a una filiera unica dal cinema all’informazione, fino ai libri
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Dal cinema alle serie tv, dal calcio ai libri, passando dalle reti di news e intrattenimento. C’è un colosso americano che sta mettendo le mani sull’America, creando un conglomerato mondiale che abbraccia molti settori, ma alla fine tutti collegati e con un obiettivo: imporre al Paese una narrazione unica. E, forse, un pensiero. Nelle ultime settimane ha fatto notizia il risiko dei media avviato da Paramount Skydance per acquisire anche Warner Bros. Discovery con un’operazione valutata circa 111 miliardi di dollari, inclusi i debiti. David Ellison, grande amico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del genero Jared Kushner, ha ricevuto una mano dai fondi sovrani arabi. Probabilmente i legami di Kushner con i ricchi investitori in Medio Oriente potrebbero avere avuto un ruolo anche se il genero di Trump ha sempre smentito.

Studios e mercato televisivo negli States

Secondo il Wall Street Journal, il gruppo guid…

Dal cinema alle serie tv, dal calcio ai libri, passando dalle reti di news e intrattenimento. C’è un colosso americano che sta mettendo le mani sull’America, creando un conglomerato mondiale che abbraccia molti settori, ma alla fine tutti collegati e con un obiettivo: imporre al Paese una narrazione unica. E, forse, un pensiero. Nelle ultime settimane ha fatto notizia il risiko dei media avviato da Paramount Skydance per acquisire anche Warner Bros. Discovery con un’operazione valutata circa 111 miliardi di dollari, inclusi i debiti. David Ellison, grande amico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del genero Jared Kushner, ha ricevuto una mano dai fondi sovrani arabi. Probabilmente i legami di Kushner con i ricchi investitori in Medio Oriente potrebbero avere avuto un ruolo anche se il genero di Trump ha sempre smentito.

Studios e mercato televisivo negli States

Secondo il Wall Street Journal, il gruppo guidato dal figlio del cofondatore di Oracle Larry Ellison ha ottenuto impegni azionari per quasi 24 miliardi di dollari da tre fondi sovrani guidati dall’Arabia Saudita. Il Public Investment Fund saudita ha accettato di fornire 10 miliardi di dollari. Nella cordata figurano il Qatar Investment Authority e Imad Holding Co. di Abu Dhabi. Ma sull’operazione, destinata a fare del gruppo di Allison il vero gigante di Hollywood, pesa l’ombra di un caso imbarazzante.

Le dimissioni di Shell

Jeff Shell, presidente di Paramount ed ex amministratore delegato di NBCUniversal, si è dimesso dopo essere rimasto coinvolto in una battaglia legale con uno scommettitore ad alto rischio. Paramount ha dichiarato in un comunicato che Shell «ha scelto di lasciare» i suoi incarichi di presidente e membro del consiglio di amministrazione «per concentrarsi su questa causa».

La sua uscita arriva al termine di settimane di tensioni crescenti tra lui e R.J. Cipriani, uno scommettitore professionista di Las Vegas e personaggio considerato un “provocatore”, uno che già sarebbe un personaggio da serie televisiva, di quelli che si presentano, a giorni alterni, come “gola profonda” di qualche storia oppure “solutore di problemi” alla Mr Wolf di Pulp Fiction. Cipriani ha accusato Shell di avergli divulgato informazioni riservate sui piani aziendali di Paramount, mentre Shell ha definito le accuse un palese tentativo di estorsione, dando origine a cause legali contrapposte che hanno catturato l’attenzione dell’industria dell’intrattenimento.

Gli atti depositati da Shell e Cipriani hanno gettato una luce sinistra su Paramount proprio mentre l’azienda cerca di portare a termine la fusione con Warner Bros. Discovery. Dopo che Shell aveva informato Allison delle accuse di Cipriani, l’azienda ha incaricato un partner senior dello studio legale Gibson Dunn di indagare sulle accuse. Paramount ha dichiarato nei giorni scorsi di aver concluso che Shell non aveva violato le norme di regolamentazione relative alla divulgazione di informazioni riservate. Ma il rapporto di fiducia si è incrinato. Un contrattempo imbarazzante in mezzo a un periodo di grandi manovre.

Perché c’è altro nel mondo Paramount che sta scuotendo il mondo finanziario e culturale americano. E stavolta riguarda i movimenti di un braccio del gruppo, Paramount Global, gigante dalla memoria lunga e conti più fragili di quanto il nome suggerisca.

Nel 2023 ha venduto Simon & Schuster per 1,62 miliardi di dollari, una cessione che sembrava difensiva: fare cassa, ridurre il debito, sopravvivere alla guerra dello streaming. Due anni dopo, Paramount Global è tornata nei libri. Non è nostalgia. È strategia. L’idea: controllare le storie, non solo distribuirle. Secondo alcuni analisti, stavolta non si tratta di cultura pura. Si tratta di controllo. Controllo sulle storie, sui personaggi, sui mondi immaginari che - ancora oggi - definiscono ciò che milioni di persone vedono, desiderano e, sì, ricordano. E forse, in modo più silenzioso di quanto sembri, anche ciò che pensano.

Il lancio di Paramount Global Publishing sembra rappresentare qualcosa di più profondo: Hollywood ha capito che il vero valore non è più nel singolo film o nella singola serie, ma nella proprietà intellettuale. Un libro diventa serie tv. Una serie tv diventa franchise. Un franchise diventa parco a tema, videogame, merchandising. È il modello Disney. Paramount sta cercando di copiarlo.

I libri entrano in partita

Skydance non è solo una casa di produzione: è una piattaforma che unisce cinema, animazione, videogiochi e intelligenza artificiale. Paramount porta un vasto archivio di titoli e distribuzione globale. In mezzo c’è Hollywood, che negli anni 2010 ha inseguito Netflix, mentre adesso sta cercando di sopravvivere a quella scelta. Anche perché nel frattempo i costi di produzione sono esplosi, i margini si sono ridotti e gli abbonati sono sempre più difficili da mantenere. Per questo si torna a una logica più classica, che prevede più franchise. E qui entrano in gioco i libri. Comprare i diritti di un romanzo di successo può costare milioni, mentre crearlo in casa costa molto meno e si possiede tutto. Si potrebbe dire che siamo di fronte a una forma di integrazione verticale culturale.

Il nuovo modello

Quello che sta emergendo non è un impero che “ingloba l’America”, ma qualcosa di più sottile: un sistema in cui poche aziende controllano produzione (film, serie, libri), distribuzione (streaming, cinema) e sfruttamento commerciale (licensing, giochi, esperienze). La domanda che si fanno molti, a questo punto, è se questo modello potrà funzionare, perché il pubblico globale - sempre più imprevedibile - non è più quello su cui Hollywood ha costruito il suo dominio nel Novecento.

Intanto la nuova casa editoriale debutterà negli Stati Uniti e in Canada, per poi espandersi in altri mercati internazionali in futuro. I progetti copriranno stampa, digitale e audio, con l’obiettivo di raggiungere un’ampia gamma di pubblico, dai bambini e le famiglie fino agli adulti, molti dei quali avranno visto anche una serie tv o un film o ascoltato le notizie prodotte da entità che appartengono a un unico conglomerato. Pensare a un Grande Fratello americano potrebbe non essere più un’ipotesi irreale.

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