ROMA - Una caduta libera. Un’altra. Questa volta fino a -5,27%. Il day after del cambio ai vertici è all’insegna della sofferenza in Borsa per Leonardo. La partenza a Piazza Affari è subito negativa: il titolo cede il 2,1%, a 58,13 euro. È solo l’inizio. A metà giornata precipita fino a -7,5%, per poi assorbire una parte delle perdite. Il risultato registrato in chiusura ricalca quelli degli scorsi giorni, quando la discesa è arrivata anche fino a -8,05% per effetto delle indiscrezioni sulla sostituzione dell’amministratore delegato Roberto Cingolani.
Il nuovo crollo assorbe il cambio di governance deciso giovedì dal governo, con l’arrivo di Lorenzo Mariani, ex condirettore generale del gruppo e presidente di Mbda. Per Equita si è trattato di un andamento in linea con…
ROMA - Una caduta libera. Un’altra. Questa volta fino a -5,27%. Il day after del cambio ai vertici è all’insegna della sofferenza in Borsa per Leonardo. La partenza a Piazza Affari è subito negativa: il titolo cede il 2,1%, a 58,13 euro. È solo l’inizio. A metà giornata precipita fino a -7,5%, per poi assorbire una parte delle perdite. Il risultato registrato in chiusura ricalca quelli degli scorsi giorni, quando la discesa è arrivata anche fino a -8,05% per effetto delle indiscrezioni sulla sostituzione dell’amministratore delegato Roberto Cingolani.
Il nuovo crollo assorbe il cambio di governance deciso giovedì dal governo, con l’arrivo di Lorenzo Mariani, ex condirettore generale del gruppo e presidente di Mbda. Per Equita si è trattato di un andamento in linea con i titoli del comparto della difesa (Avio ha perso il 5,42%). «Sebbene il cambiamento rappresenti una sorpresa, alla luce dei risultati positivi raggiunti nel triennio di gestione Cingolani e il fatto che era stato nominato dallo stesso governo attualmente in carica, la nomina di Mariani – scrivono gli analisti – garantisce una certa continuità». E questo – spiegano – perché il manager è stato condirettore generale di Leonardo fino al 2025, oltre ad avere «un’esperienza di lungo corso in posizioni apicali all’interno del gruppo, con focus sul business della difesa». Intanto, però, la nuova seduta in rosso fa lievitare il conto delle perdite registrate da inizio aprile.
Le scelte del governo non piacciono nemmeno alle opposizioni. «Non condivido la scelta di rimuovere Cingolani, andrebbe spiegata», dice il leader di Italia viva Matteo Renzi. «Mariani – aggiunge l’ex premier ai microfoni di Skytg24 – non è un nome che non abbia i requisiti e il profilo», però – insiste - «se cambi l’ad di Leonardo devi spiegarne il perché». La riflessione si focalizza anche sul metodo delle nomine e sulla mission del colosso della difesa: «Questo governo – aggiunge Renzi – fa le nomine senza spiegare, serve trasparenza. Dopodiché la vera domanda è: che facciamo fare a Leonardo nei prossimi anni?».
Anche il Pd si sofferma sulla genesi delle liste presentate dal ministero dell’Economia per il rinnovo delle grandi partecipate (oltre Leonardo, anche Eni, Enel, Poste e Enav, mentre il deposito della lista di Terna da parte di Cassa depositi e prestiti, l’azionista di riferimento, è atteso la settimana prossima). Il responsabile economico dei dem Antonio Misiani parla di «opacità totale e logica lottizzatoria: una spartizione di fine legislatura». La critica all’esecutivo va avanti così: «Nessuna trasparenza, nessun coinvolgimento del Parlamento, nessuna indicazione delle strategie industriali per il futuro di aziende che hanno un ruolo cruciale per il Paese».
Avs scrive al presidente della Camera, Lorenzo Fontana, per chiedergli «di adottare la prassi europea di audire in Parlamento i candidati ai vertici delle grandi società partecipate». Per Luana Zanella e Marco Grimaldi, presidente e vice del partito, è «essenziale che i candidati illustrino le loro strategie in commissione Bilancio e nella conferenza dei gruppi alla Camera»