Usa, benzina e inflazione alle stelle. Affari d’oro solo per i petrolieri
di Massimo BasileNEW YORK – Per la prima volta dopo settimane l’ufficio stampa della Casa Bianca non ha distribuito ai media via email il suo bollettino entusiasta con cui celebra i “successi” dell’amministrazione americana. Il motivo è che stavolta i numeri sono terribili. L’inflazione è volata ai massimi degli ultimi due anni, a causa della guerra in Iran, e il prezzo del carburante ha registrato un aumento del 25% da febbraio a marzo, un balzo record che non si registrava da oltre trent’anni.
Un affare per i petorlieri USa
Due notizie che indeboliscono ancora di più la posizione del presidente Donald Trump, a picco nei sondaggi e criticato da una parte della base Maga che di lui ha accettato tutto, inclusi gli scandali sessuali, ma non il peccato con…
NEW YORK – Per la prima volta dopo settimane l’ufficio stampa della Casa Bianca non ha distribuito ai media via email il suo bollettino entusiasta con cui celebra i “successi” dell’amministrazione americana. Il motivo è che stavolta i numeri sono terribili. L’inflazione è volata ai massimi degli ultimi due anni, a causa della guerra in Iran, e il prezzo del carburante ha registrato un aumento del 25% da febbraio a marzo, un balzo record che non si registrava da oltre trent’anni.
Un affare per i petorlieri USa
Due notizie che indeboliscono ancora di più la posizione del presidente Donald Trump, a picco nei sondaggi e criticato da una parte della base Maga che di lui ha accettato tutto, inclusi gli scandali sessuali, ma non il peccato considerato mortale dagli americani: l’aumento del prezzo del carburante. Ma allo stesso tempo le compagnie petrolifere guidate dagli amici del presidente stanno facendo affari d’oro grazie al blocco dello Stretto di Hormuz, da cui passa più del venti per cento del petrolio globale. Gli Stati Uniti, indirettamente, ci guadagnano perché sono meno dipendenti dal Golfo Persico e possono esportare energia più facilmente. Le raffinerie americane, soprattutto quelle nel Golfo del Messico, stanno lavorano al massimo, le compagnie registrano margini molto alti. Ma l’euforia americana finisce qui. Il conto della guerra in Medio Oriente lo stanno pagando gli americani.
L’economia Usa, stangata per i consumatori
A marzo l’inflazione è balzata al 3,3% dal 2,4 del mese precedente, spinta ulteriormente dal caro energia, che ha registrato un aumento complessivo del 12,5%. La Casa Bianca ha ripetuto negli ultimi giorni che l’inflazione è solo un effetto passeggero e che con la fine della guerra tutto tornerà come prima. Ma molti analisti ritengono che i rincari proseguiranno per settimane. La fiducia dei consumatori, misurata dall’indice Michigan, ad aprile è crollata ai minimi storici. Segnali che non tornano con la narrazione della “Età dell’oro” promessa da Trump in campagna elettorale, quando aveva garantito l’abbattimento dei prezzi dell’energia e della spesa. Il dato sull’inflazione preoccupa anche la Fed, la Banca centrale americana. Nell’ultima riunione il board aveva previsto due possibili scenari: il taglio dei tassi per rispondere all’indebolimento dell’economia, e un rialzo del costo del denaro di fronte a un’inflazione sopra il 2%, che rappresenta l’obiettivo. Che cosa può succedere adesso non è chiaro, anche se il board ha avuto sempre un approccio conservativo.
Al quadro generale si aggiunge l’incognita del cambio di presidenza: il 16 maggio Jerome Powell lascerà l’incarico alla guida della Fed. Verrà sostituito da Kevin Warsh, fedelissimo di Trump e sostenitore del taglio dei tassi, ma prima deve ottenere il via libera del Senato. L’audizione prevista per la prossima settimana è stata rinviata.