Alberghi e turismo in Europa sotto pressione per la guerra. Ma in arrivo segnali di miglioramento
di Sara BennewitzMILANO - Il contesto geopolitico sempre più incerto non solo ha fatto schizzare i prezzi del petrolio ma ha avuto l’effetto di far scivolare le quotazioni delle società di alberghi di tutto il mondo. Il bicchiere è più vuoto che pieno, ma ci sono segnali positivi per il lusso. Un settore che ugualmente è crollato in Borsa dato che i viaggi in Europa dei turisti che fanno shopping, ovvero americani e cinesi, a marzo sono calati meno che a febbraio, o quanto meno chi ha viaggiato – stando ai dati delle carte di credito - ha speso di più. Resta un calo a doppia cifra rispetto allo scorso anno, e le prospettive rimangono fosche. Tuttavia alcuni Paesi reggono meglio di altri, come la Spagna, la Svizzera e l’Italia, che oltre a essere più attrattive, paiono pure più sicure per fare shopping.
Turismo in calo in Europa, ma a marzo crolla meno di febbraio
La spesa turistica totale in Europa a marzo 2026 è scesa del 17% anno su anno, in miglioramento di 4 punti percentuali rispetto a febbraio (…
MILANO - Il contesto geopolitico sempre più incerto non solo ha fatto schizzare i prezzi del petrolio ma ha avuto l’effetto di far scivolare le quotazioni delle società di alberghi di tutto il mondo. Il bicchiere è più vuoto che pieno, ma ci sono segnali positivi per il lusso. Un settore che ugualmente è crollato in Borsa dato che i viaggi in Europa dei turisti che fanno shopping, ovvero americani e cinesi, a marzo sono calati meno che a febbraio, o quanto meno chi ha viaggiato – stando ai dati delle carte di credito - ha speso di più. Resta un calo a doppia cifra rispetto allo scorso anno, e le prospettive rimangono fosche. Tuttavia alcuni Paesi reggono meglio di altri, come la Spagna, la Svizzera e l’Italia, che oltre a essere più attrattive, paiono pure più sicure per fare shopping.
Turismo in calo in Europa, ma a marzo crolla meno di febbraio
La spesa turistica totale in Europa a marzo 2026 è scesa del 17% anno su anno, in miglioramento di 4 punti percentuali rispetto a febbraio (-21%), ma ancora profondamente negativa. Il conflitto mediorientale – deflagrato il 28 febbraio - secondo Ubs è uno dei principali rischi che alimentano questo scenario di incertezza, insieme al rallentamento dello shopping dei turisti cinesi e americani.
E in particolare a marzo il valore degli shopping dei turisti cinesi in Europa è crollato del 43% contro il -38 % registrato a febbraio, ma tenendo conto dell’effetto del Capodanno cinese (che nel 2025 e cascato il 29 gennaio, e quest’anno il 17 febbraio) il calo sarebbe del 11%. Per quanto riguarda i turisti americani in Europa, a Marzo è stato registrato un calo dello shopping del 11% anno su anno, contro il -1% di febbraio. I turisti del Medio Oriente invece che a febbraio erano crollati del 36%, a marzo hanno registrato solo un calo del 5% dello shopping rispetto allo stesso mese 2025, e questo a dispetto della guerra in corso.
Insomma il conflitto e la sua durata condizionano la spesa e i viaggi dei turisti in Europa, ma a marzo si sono visti lievi segnali di miglioramento, anche se non per tutti (con la Cina che resta molto negativa) e non in tutti i Paesi allo stesso modo. La Spagna, per esempio a marzo è cresciuta del 42%, mentre l’Italia ha contenuto il calo al 10%, seguita dalla Svizzera (-21%) e dalla Francia (-23%). “La guerra rappresenta un vento contrario persistente per il turismo europeo e la spesa nel lusso – fa notare Chris Huang, analista di Ubs – l’effetto più diretto riguarda la spesa di turisti medio orientali, che va detto dopo febbraio (-36%) si è parzialmente attenuato a marzo (-5%). Detto questo, il conflitto è uno dei fattori che mantengono le prospettive del turismo europeo fragili e volatili”. Solo la spesa dei turisti nei beni di lusso dei turisti in Europa a marzo è crollata del 12% (di cui il 21,2 gioielli e orologi), contro il -18,3% di febbraio ( di cui gioielli e orologi -9,2%) e a gennaio dell’8,1% (di cui gioielli e orologi -25,4%).
Gli alberghi hanno già pagato il conto della guerra: Accor e InterContinental i più esposti
“Nonostante l'aumento del rischio geopolitico, manteniamo una visione complessivamente positiva sul settore alberghiero, che ha già scontato in Borsa uno scenario negativo – spiega in un report Artem Prokopets, analista di Ubs del settore alberghiero - l'esposizione diretta al Medio Oriente delle grandi catene alberghiere quotate è limitata, con circa l'8% delle camere del gruppo Accor e circa il 5% per InterContinental. La chiusura dello spazio aereo e l'interruzione delle rotte di transito potrebbero generare ricadute positive sull'occupazione e sui Ricavi per camere disponibili in destinazioni alternative, man mano che i flussi turistici e d'affari si adeguano”.
Ubs fa notare che nel 2001 durante la guerra del golfo, i ricavi per camere disponibili crollarono solo del 2,5%, nel 2009 dopo la recessione innescata dal crollo dei mercati per il crollo dei subprime del 16,6%, nel 2016 con la Brexit del 5%, invece nel 2022 lo scoppio della guerra in Ucraina fece schizzare il prezzo del petrolio, ma non influenzò il turismo e gli hotel che si stavano riprendendo dalla pandemia. Morale la recessione e l’aumento dei costi dell’energia, spaventa più i turisti della guerra. Detto questo in attesa di capire quanto durerà il conflitto, e che effetti avrà sull’economia, Ubs stima che anche immaginando un crollo dei ricavi per camere disponibili del 10%, le quotazioni di catene come Accor, Melia, Scandic, InterContinental Hotel Group abbiamo raggiunto livelli di prezzo interessanti.