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Descalzi richiama l’Europa: “Sospendere l’addio al gas russo”

(ansa)

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L’ad di Eni: “Dal 2027 rinunceremo a 20 miliardi di metri cubi di Gnl, Bruxelles è isolata e non ha un piano di sicurezza”
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ROMA - È l’ora della risposta «straordinaria». Perché «eccezionale» è lo shock energetico provocato dal blocco dello Stretto di Hormuz, «il più importante degli ultimi quarant’anni». E perché la tregua – aggiunge l’ad di Eni Claudio Descalzi – «non è mai esistita». Ecco il tabù da rompere: il gas russo. Dal palco della scuola di formazione politica della Lega, che da giorni preme per comprare metano e petrolio da Putin, il ceo del colosso dell’energia indica una via d’uscita, di fatto obbligata, all’Europa che «si sta sempre più isolando». Così: «Penso che sia necessario sospendere il ban (divieto) che scatterà il primo gennaio 2027 sui venti miliardi di metri cubi di gnl (gas naturale liquefatto) che vengono dalla Russia».

Il riferimento è al regolamento adottato lo scorso 26 gennaio dal Consiglio europeo per l’abbandono delle importazioni russe di metano. Il divieto totale entrerà in vigore a partire appunto dall’inizio dell’anno prossimo, mentre quello per il gas da tubo scatterà d…

ROMA - È l’ora della risposta «straordinaria». Perché «eccezionale» è lo shock energetico provocato dal blocco dello Stretto di Hormuz, «il più importante degli ultimi quarant’anni». E perché la tregua – aggiunge l’ad di Eni Claudio Descalzi – «non è mai esistita». Ecco il tabù da rompere: il gas russo. Dal palco della scuola di formazione politica della Lega, che da giorni preme per comprare metano e petrolio da Putin, il ceo del colosso dell’energia indica una via d’uscita, di fatto obbligata, all’Europa che «si sta sempre più isolando». Così: «Penso che sia necessario sospendere il ban (divieto) che scatterà il primo gennaio 2027 sui venti miliardi di metri cubi di gnl (gas naturale liquefatto) che vengono dalla Russia».

Il riferimento è al regolamento adottato lo scorso 26 gennaio dal Consiglio europeo per l’abbandono delle importazioni russe di metano. Il divieto totale entrerà in vigore a partire appunto dall’inizio dell’anno prossimo, mentre quello per il gas da tubo scatterà dal 30 settembre del 2027 (il primo novembre se nel frattempo non saranno stati raggiunti gli obiettivi di riempimento in vista dell’inverno).

Nell’idea di Bruxelles, il no definitivo al gas di Mosca è il sigillo a un’indipendenza energetica inseguita da quando, nel 2022, lo scoppio della guerra in Ucraina ha messo a nudo la sua fragilità. È il cambio di passo rispetto alle sanzioni, da rinnovare ogni sei mesi. Passa da qui anche la scommessa di rendere stabili gli approvvigionamenti e i prezzi dell’energia nel Vecchio continente. Ma – è il ragionamento di Descalzi – ora che la guerra in Iran ha scombinato gli equilibri dei mercati, accrescendo la debolezza del Vecchio continente, la sospensione del divieto di acquistare gas russo è di fatto inevitabile. «Altrimenti – spiega – chi andrà a produrre questi 20 miliardi in più?». L’Italia si è già affrancata da Putin, ma il resto della Ue non può permettersi “buchi” nei rifornimenti. È una questione di volumi, perché il taglio degli approvvigionamenti dalla Russia aprirebbe un deficit sul fronte delle disponibilità: «Ma l’Ue non ha ancora un progetto di sicurezza energetica».

È un problema di tempi e competitività che riguarda anche il petrolio. «Il mercato fisico del petrolio in Asia – annota – è a 150 dollari al barile, quello cartaceo atlantico è a 110. E quindi se c’è un cargo che parte dall’Africa o da qualsiasi altra parte, dove va?». Non verso l’Europa. Ecco perché l’ad della big oil dice che «la questione in questo momento non sono i prezzi, ma i volumi che servono». La proposta dell’ad di Eni piace al Carroccio. «Quella di Descalzi è la strada giusta, ora il governo la porti in Europa», dice il capo dei dipartimenti Armando Siri. Il Pd è contrario. Comprare il gas russo? «Oggi come oggi no, assolutamente no» visto che la «guerra criminale» contro l’Ucraina è stata «scatenata da Putin», chiosa la segretaria Elly Schlein.

Il tema delle forniture è aperto. Anche l’Italia deve mettersi al lavoro. Il blocco dello Stretto di Hormuz, infatti, farà mancare 6,5 miliardi di metri cubi di gnl. Ma assicura Descalzi, gli acquisti in Congo, Nigeria, Angola e Stati Uniti potranno coprire l’ammanco. Il quadro degli approvvigionamenti non può dirsi di certo stabile, per questo il governo si sta muovendo per incrementare gli acquisti in Algeria e Azerbaijan.

Il fronte più critico, al momento, è un altro. «Il problema – aggiunge Descalzi – è il jet fuel». L’analisi vira presto sulla raffinazione che «negli ultimi quindici anni è stata depotenziata». Passa anche da qui la sofferenza sui carburanti. Un’immagine emblematica: lo scorso week end, 600 stazioni di servizio in Italia sono rimaste senza gasolio.

La via d’uscita indicata è una maggiore produzione. La stessa di cui parla l’ad di Enel, Flavio Cattaneo, quando sottolinea che «serve più capacità di generazione» per rafforzare un’indipendenza energetica che presto sarà messa alla prova dalla crescita dei consumi legati a data center, intelligenza artificiale e nuove tecnologie. Altrimenti scoppierà «una grande crisi di mancanza di energia elettrica». Un tema anche per Fs. Consuma il 2% dell’energia complessiva, paga una bolletta da un miliardo, che è destinata ad aumentare. Anche per le ferrovie è tempo di contromisure. Come comprare energia con programmi a medio lungo termine, a prezzo fisso – spiega l’ad Stefano Antonio Donnarumma. Ma la crisi preme. Il timore, per gli operatori dell’energia, è che di misure straordinarie ne serviranno altre.

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