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Quel pasticciaccio brutto della legge capitali

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La Consob e la Bce non avrebbero dovuto permettere che questo sistema entrasse in vigore, portando grande incertezza in un settore fondamentale per l’economia del Paese
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La Legge Capitali deve essere cambiata. Almeno in quella parte dove regola l’elezione del board attraverso la presentazione della lista del cda. E il motivo è semplice, perché oggi impedisce che in Italia possano avere una vita serena le public company. Non che questo modello debba essere l’unico e considerato il migliore di tutti, ma di certo l’Italia non ne può fare a meno. Anche perché tutti i principali gruppi bancari sono public company.

Banca Intesa, Unicredit, Monte dei Paschi e Banco Bpm sono banche di sistema e tutte e quattro sono ad azionariato diffuso, dove non esiste un azionista di riferimento o in grado di prendere da solo in assemblea il 50% più uno dei voti. Non è un caso, poi, che la maggior parte delle aziende a maggiore capitalizzazione al mondo siano public company, perché di fatto sono capaci di attirare una gran quantità di azionisti e i loro capitali che ne alimentano la crescita. Disincentivarle penalizza l’economia del Paese e, tra l’altro, a differenza di qu…

La Legge Capitali deve essere cambiata. Almeno in quella parte dove regola l’elezione del board attraverso la presentazione della lista del cda. E il motivo è semplice, perché oggi impedisce che in Italia possano avere una vita serena le public company. Non che questo modello debba essere l’unico e considerato il migliore di tutti, ma di certo l’Italia non ne può fare a meno. Anche perché tutti i principali gruppi bancari sono public company.

Banca Intesa, Unicredit, Monte dei Paschi e Banco Bpm sono banche di sistema e tutte e quattro sono ad azionariato diffuso, dove non esiste un azionista di riferimento o in grado di prendere da solo in assemblea il 50% più uno dei voti. Non è un caso, poi, che la maggior parte delle aziende a maggiore capitalizzazione al mondo siano public company, perché di fatto sono capaci di attirare una gran quantità di azionisti e i loro capitali che ne alimentano la crescita. Disincentivarle penalizza l’economia del Paese e, tra l’altro, a differenza di quanto si era proposta inizialmente la Legge Capitali, fa scappare dal nostro mercato gli investitori istituzionali, sia esteri che italiani.

Confusione e incertezza

La confusione e l’incertezza che stanno accompagnando le due assemblee di Banco Bpm e di Mps che si terranno questa settimana sono sotto gli occhi di tutti, perché le nuove norme permettono alle minoranze di condizionare in maniera eccessiva, se non addirittura bloccare, la governance delle due banche.

La doppia votazione è senza senso di per sé e lo è ancor di più perché entra in gioco solo se vince la lista del cda e non se vince un’altra lista di maggioranza. I candidati dal consiglio uscente, che devono essere per numero superiori di un terzo rispetto ai posti a disposizione, sono tutti tenuti, compreso l’amministratore delegato e il presidente, a passare, a differenza degli altri, attraverso una seconda votazione alla quale partecipa anche chi non ha votato quella lista. È come se la lista del partito che vince le elezioni politiche indicando un premier, una volta vinte, debba essere sottoposta a una seconda votazione a cui partecipano anche le opposizioni che tranquillamente potrebbero bocciare quel premier. Una situazione assurda che non si capisce perché debba essere tollerata nelle banche italiane che per il loro ruolo dovrebbero avere una governance lineare.

Un rischio per tutte le public company

Un azionista anche con una piccola quota, potrebbe impallinare l’amministratore delegato nella seconda tornata, decapitando la lista del cda. E di fatto la banca stessa. Questa situazione deve essere corretta. La Consob e la Banca centrale europea non avrebbero dovuto permettere che questo sistema entrasse in vigore, portando grande incertezza in un settore fondamentale per il Paese. Il rischio che stanno correndo Monte dei Paschi e Banco Bpm potrebbe ripetersi tranquillamente per tutte le public company italiane che vogliono presentare una lista del cda. E con la carenza di capitali in Italia, è difficile trovare in alternativa un azionista di riferimento per i grandi colossi che non sia lo Stato.

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