GENOVA – Chissà se almeno lui, Gianluigi Aponte, ci aveva creduto fin dall’inizio, da quel 1970 in cui, trentenne, decise di chiudere la sua carriera di comandante di navi per passare dall’altra parte e diventare proprietario di un vecchio cargo che trasportava dall’Africa ogni cosa, cammelli compresi. L’armatore originario di Sant’Agnello, penisola sorrentina, che con il marchio Msc controlla ora una flotta di mille navi, iniziò da una nave di seconda mano, la “Patricia”. E da lì che tutto è partito, fino a ieri, quando ha comunicato di aver ceduto la proprietà del suo gruppo ai figli Diego e Alexa, mantenendo per sé il ruolo di executive chairman del trasporto merci .
La rotta africana era figlia di una storia, quella del padre di Aponte che in Somalia gestiva alberghi …
GENOVA – Chissà se almeno lui, Gianluigi Aponte, ci aveva creduto fin dall’inizio, da quel 1970 in cui, trentenne, decise di chiudere la sua carriera di comandante di navi per passare dall’altra parte e diventare proprietario di un vecchio cargo che trasportava dall’Africa ogni cosa, cammelli compresi. L’armatore originario di Sant’Agnello, penisola sorrentina, che con il marchio Msc controlla ora una flotta di mille navi, iniziò da una nave di seconda mano, la “Patricia”. E da lì che tutto è partito, fino a ieri, quando ha comunicato di aver ceduto la proprietà del suo gruppo ai figli Diego e Alexa, mantenendo per sé il ruolo di executive chairman del trasporto merci .
La rotta africana era figlia di una storia, quella del padre di Aponte che in Somalia gestiva alberghi e che era morto quando il giovane Gianluigi era ancora bambino. La Somalia era però entrata nei suoi pensieri, senza più lasciarlo, sia negli anni degli studi, con il diploma all’Istituto Nautico, sia in quelli del lavoro. Esperienze diverse, da comandante di navi (e l’appellativo di “Comandante” è quello che gli è rimasto appiccicato per tutta la vita), ma anche da impiegato in banca. Negli anni ’70 la svolta. Aponte fonda la Mediterranean Shipping Company, la Msc, e la seconda nave della sua carriera di armatore la dedica alla moglie Rafaela, israeliana, conosciuta su un traghetto in servizio sulla penisola sorrentina.
Dai primi traffici dalla Somalia la flotta si allarga rapidamente, crescendo prima con unità di seconda mano, poi con i nuovi ordini. Aponte intuisce che il futuro del trasporto via mare si chiama container e comincia a comportarsi di conseguenza. Ma il business che si allarga fino a coprire tutti i mari del mondo non cambia di una virgola l’organizzazione del gruppo, il cui capitale resta solidamente ed esclusivamente nelle mani della famiglia.
Aponte si circonda di persone di fiducia, molte delle quali di comuni origini sorrentine, e appena possibile coinvolge nelle attività del gruppo i due figli, Diego e Alexa. Le decisioni vengono sempre prese allo stesso modo, con un confronto interno alla famiglia e ai più stretti collaboratori. Nessuna necessità di condizionamento da conti trimestrali, nessuna apertura ai fondi. Aponte si concede strategie di più lungo termine, trasformandolo in un vantaggio competitivo sui concorrenti. Al trasporto di container, di cui da anni è leader mondiale, alla metà degli anni Ottanta affianca le crociere, con il brand Msc Cruise affidato alla guida di Pierfrancesco Vago, marito di Alexa Aponte.
Il “Comandante” gioca d’anticipo anche su concetti che oggi fanno parte del patrimonio dei grandi gruppi: non si ferma al trasporto navale, ma affianca a questo il controllo dei terminal e di altre modalità di trasporto stradale e ferroviario. Una ramificazione che non ha eguali nel patrimonio armatoriale e che Aponte continua a gestire come ai tempi della prima nave, in ufficio, con la sua famiglia.