Economia

Mps, come funziona l’assemblea che segnerà il destino di Siena (e di Mediobanca)

Mps, come funziona l’assemblea che segnerà il destino di Siena (e di Mediobanca)

Quindici seggi in ballo contesi da tre schieramenti. La lista del cda sembra favorita ma se vince va al secondo voto sui singoli nomi, a rischio di impallinamenti illustri. C’è incertezza sulla presidenza e il nuovo cda sarà più “dialettico”, come chiedeva la legge Capitali

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SIENA – L’assemblea più importante forse di sempre è in agenda domattina nella sede operativa del Monte dei Paschi. Il rinnovo del cda assegna, oltre al comando triennale della banca più antica del mondo, anche quello “allargato” di Mediobanca, ormai controllata e di prossima integrazione, e del suo 13% in Generali, che di fatto attribuisce il controllo del Leone triestino e dei suoi 750 miliardi di masse gestite.

Soci a Siena per l’assise

L’assemblea si svolge in presenza, ma molti investitori istituzionali – che saranno la maggioranza del circa 70% di capitale atteso – hanno già votato tramite la piattaforma proprietaria di Iss. Sono in ballo 15 seggi e tre liste di candidati se li contendono. La prima, e favorita salvo colpi di scena, è la lista del cda uscente, che chiede la conferma di Nicola Maione alla presidenza e dell’ad di Acea, Fabrizio Palermo, come amministratore delegato.

Le contenderà la maggioranza la lista di Plt Holding, che chiede il ripristino dell’ex ad Luigi Lovaglio, licenziato dalla banca senese proprio per essersi candidato con una lista rivale all’ultimo e senza preavviso. Plt Holding propone l’ex presidente Cesare Bisoni alla presidenza, anche non c’è un punto all’odg assembleare su questo (ma potrebbe avvenire successivamente nel nuovo cda, se Plt risultasse la lista più votata e gli azionisti riuniti bocciassero la conferma del presidente Maione).

La terza lista in gioco è quella dei gestori del mercato, ma è di minoranza e raccoglierà massimo tre seggi. A complicare e rendere ancor più incerto il processo c’è la legge Capitali, che dal 2024 ha rafforzato i poteri e la rappresentanza delle minoranze qualificate, complicando il percorso delle “liste del cda”.

Come funziona la prima votazione per le tre liste

Il primo voto di rilievo, quindi, sarà sulle tre liste in campo: ogni azionista, con tre pulsanti diversi, dovrà scegliere quale preferisce. La lista del cda appare favorita dato che parte da un 20% circa di sostegni: Caltagirone (13,5%), Benetton (1,5%), le Casse previdenziali (1,5%), il fondo Vanguard (3%). A questi si potranno aggiungere, probabilmente, il 3,7% di Banco Bpm, più una serie di altri investitori istituzionali che si allineeranno alle raccomandazioni di Iss e Glass Lewis, i due proxy advisor che hanno esortato a votare per il cda, pur tra critiche anche severe al processo di selezione dei candidati e alla sua trasparenza.

I rivali di Plt Holding invece partono da un 10% circa: oltre all’1,2% dell’imprenditore Pierluigi Tortora ci sarà, forse, il 2-3% dell’imprenditore Girondi, oltre ai titoli dei colossi globali Norges (a febbraio aveva il 2,4% ma potrebbe avere depositato meno) e Blackrock (idem, ma stava al 5%). Anche con Lovaglio si potrebbero schierare azionisti del mercato che hanno guadagnato bene in Borsa, con il rilancio della banca avviato dal 2022.

Assogestioni, infine, parte da un 3% circa, che è la quota detenuta dai fondi che hanno presentato la lista, ma potrebbe farla lievitare se il 17,5% di Delfin, primo azionista, attribuisse ai gestori il suo voto. Chi vince piazza almeno 8 nomi, la maggioranza dei 15 in palio. Per le due liste meno votate sono assicurati almeno tre posti, ma se le minoranze ottengono almeno il 20% dei voti dei presenti, si va ai quozienti e potranno inserire altri nomi, fino a 7 in totale. Le proiezioni di diversi osservatori danno 9 o 10 posti per la lista del cda e 6 o 5 posti per le altre due liste, sempre che vadano oltre il 3% singolo. A meno che Delfin ribalti tutto il tavolo schierandosi con la lista rivale di Lovaglio, il che renderebbe molto incerto l’esito finale.

La seconda votazione nome per nome

Se la lista del cda risulterà la più votata, la nuova legge prevede una seconda votazione, sui suoi singoli candidati, che sono 20. Tutti gli azionisti presenti potranno votare, e c’è da aspettarsi che i soci che hanno votato al primo turno liste concorrenti proveranno a “impallinare” i capilista rivali; tanto più che perfino Iss e Glass Lewis hanno bocciato molti nomi illustri della lista del cda nello scenario di un secondo voto. Il più incerto appare il presidente Maione, che oltre ai sodali di Plt potrebbe essere non votato da Delfin, rischiando la conferma. Ma anche Palermo, ad in pectore, potrebbe subire qualche voto contrario, anche se in misura minore.

In più, i membri della lista del cda dovranno “riallinearsi” tenendo conto della legge sulle quote di genere, che il loro elenco non rispetta minimamente dato che ha inserito nei primi otto posti otto maschi: e almeno 3 potrebbero dover fare spazio a candidature femminili, lasciate a fondo lista. Se invece a vincere fosse Plt, piazzerebbe almeno 8 dei suoi 12 nomi, e l’ad Lovaglio potrebbe ricevere le deleghe dal cda (rinnovato) che pochi giorni fa gliele aveva tolte bruscamente. Se invece fosse la lista dei gestori ad arrivare prima, piazzati i suoi tre “indipendenti” si andrebbe al riparto proporzionale degli altri 12 posti tra le due liste antagoniste, in base ai voti raggiunti, Una vera partita a scacchi, o un rompicapo (o una roulette?), che sta mettendo a dura prova – da mesi – manager, azionisti e addetti ai lavori. Ma ora, rien ne va plus.

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