Le banche europee tra competitività e deregolamentazione
di Isabella Brancaccio, Brunella Bruno ed Elena Carletti ** IEP Bocconi
La competitività del sistema bancario europeo è tornata sotto i riflettori. Rispetto ai loro omologhi statunitensi, le banche europee registrano da tempo una redditività e valutazioni di mercato inferiori. Alcuni osservatori attribuiscono questo divario a una regolamentazione più stringente, mentre altri sottolineano fattori strutturali come la frammentazione dei mercati, la scala limitata e la natura bancaria del sistema finanziario europeo.
La distinzione tra queste due spiegazioni è cruciale per le politiche pubbliche: se il divario deriva principalmente dagli oneri regolatori, il rimedio sarebbe alleggerirli; se invece riflette inefficienze strutturali, la soluzione risiede in una maggiore integrazione e nello sviluppo dei mercati.
In realtà, entrambi gli elementi interagiscono attraverso il modo in cui la regolamentazione influenza la concorrenza tra banche e, in ultima analisi, la loro competitività — un’interazione che resta complessa e solo parzialmente compresa.…
* IEP Bocconi
La competitività del sistema bancario europeo è tornata sotto i riflettori. Rispetto ai loro omologhi statunitensi, le banche europee registrano da tempo una redditività e valutazioni di mercato inferiori. Alcuni osservatori attribuiscono questo divario a una regolamentazione più stringente, mentre altri sottolineano fattori strutturali come la frammentazione dei mercati, la scala limitata e la natura bancaria del sistema finanziario europeo.
La distinzione tra queste due spiegazioni è cruciale per le politiche pubbliche: se il divario deriva principalmente dagli oneri regolatori, il rimedio sarebbe alleggerirli; se invece riflette inefficienze strutturali, la soluzione risiede in una maggiore integrazione e nello sviluppo dei mercati.
In realtà, entrambi gli elementi interagiscono attraverso il modo in cui la regolamentazione influenza la concorrenza tra banche e, in ultima analisi, la loro competitività — un’interazione che resta complessa e solo parzialmente compresa.
Concorrenza e competitività sono concetti distinti ma correlati. La concorrenza misura l’intensità della rivalità tra imprese; la competitività riflette la capacità di un’impresa, di un settore o di un Paese — rispetto ai suoi pari — di operare in modo efficiente, innovare e generare rendimenti sostenibili nel tempo.
Nel settore bancario una concorrenza moderata favorisce efficienza e innovazione, ma una rivalità eccessiva può comprimere i margini e, di conseguenza, minacciare la resilienza del sistema bancario.
Il divario di redditività tra banche europee e statunitensi sembra essere determinato principalmente da differenze strutturali più che regolatorie.
Le banche statunitensi operano in un sistema più diversificato e orientato ai mercati: i prestiti rappresentano il 40-45% degli attivi, rispetto a circa il 60% in Europa. I ricavi non derivanti da interessi, in particolare quelli legati all’investment banking, al trading e alle cartolarizzazioni, costituiscono una quota maggiore dei ricavi delle banche statunitensi.
Al contrario, le banche europee operano in mercati più frammentati e orientati a livello domestico, dove il credito transfrontaliero, i depositi e le fusioni restano piuttosto limitati..
Regolamentazione e competitività
Dopo la crisi finanziaria globale, l’Europa ha introdotto standard più severi in materia di capitale e liquidità, rafforzando la resilienza delle banche. Tuttavia, non esistono evidenze empiriche che requisiti prudenziali più elevati abbiano sistematicamente eroso la redditività o la competitività nel lungo periodo.
Vi sono invece prove che la complessità e la frammentazione regolatoria possano influenzare il comportamento delle banche e la loro posizione competitiva.
Studi accademici documentano come gli istituti attivi in più giurisdizioni possano riallocare le attività verso Paesi con una vigilanza meno stringente, un fenomeno noto come arbitraggio regolatorio. Questo riflette non tanto un eccesso di regolamentazione in sé, quanto piuttosto un’applicazione disomogenea e un coordinamento globale limitato.
La ricerca empirica fornisce poi risultati contrastanti sul legame tra la severità della regolamentazione del capitale e il costo del capitale per le banche.
Secondo la teoria classica della finanza aziendale, in un mondo privo di frizioni la composizione delle fonti di finanziamento di una banca non dovrebbe influenzarne il costo complessivo del capitale. Nella realtà, tuttavia, frizioni di mercato, imposte e asimmetrie informative possono indebolire questa neutralità.
Le evidenze suggeriscono in realtà che una regolamentazione robusta rafforza la stabilità, la fiducia dei mercati e la redditività sostenibile, pur potendo incidere temporaneamente sulla competitività e sull’erogazione del credito.
Pertanto, la vera questione di policy non riguarda il livello della regolamentazione, ma il suo disegno e la sua coerenza globale: come garantire che le regole restino efficienti, proporzionate e coerenti tra le diverse giurisdizioni?
Semplificazione contro deregolamentazione
Un settore bancario ben capitalizzato e stabile sostiene la fiducia dei mercati e favorisce una crescita sostenibile.
Ne consegue che una via promettente non risiede nella deregolamentazione, bensì nel perfezionamento delle regole — ad esempio semplificando gli obblighi di reporting, migliorando la coerenza transfrontaliera e garantendo proporzionalità tra istituzioni di dimensioni e modelli di business diversi.
Tuttavia, questa visione non è condivisa universalmente. Nel marzo 2026, la Federal Reserve ha avanzato proposte che ridurrebbero di fatto i requisiti patrimoniali aggregati per le maggiori banche statunitensi. Nel gennaio 2026, il Regno Unito si è mosso in una direzione simile rinviando l’attuazione di alcune nuove regole di Basilea.
Al contrario, le autorità europee hanno deliberatamente distinto il proprio approccio, insistendo su una “semplificazione senza deregolamentazione”.
Inoltre, nel febbraio 2026 la Commissione europea ha avviato una consultazione formale sulla competitività del settore bancario dell’Ue, segnalando la consapevolezza del legame tra regolamentazione e competitività.
Integrazione e competitività
Infine, anche in un contesto globale caratterizzato da nuove pressioni verso la deregolamentazione, il principale ostacolo alla competitività in Europa sembra restare la frammentazione dei mercati.
Le differenze nei sistemi fiscali e nei regimi di insolvenza ostacolano l’attività transfrontaliera e limitano le economie di scala. I gruppi bancari transfrontalieri affrontano inoltre sfide operative legate agli ostacoli alla mobilità di capitale e liquidità tra Paesi.
In questo contesto, la strategia per l’Unione del risparmio e degli investimenti (SIU), presentata dalla Commissione europea nel marzo 2025, rilancia il completamento dell’unione bancaria e il progresso dell’unione dei mercati dei capitali.
Sebbene la SIU sia talvolta interpretata come uno spostamento dalle banche ai mercati dei capitali, questa lettura è fuorviante: la Banca centrale europea ha esplicitamente sottolineato la complementarità tra banche e mercati. In un sistema finanziario più integrato, le banche potranno diversificare meglio i rischi, utilizzare più efficientemente i propri bilanci e sfruttare canali aggiuntivi di intermediazione.
Un sistema finanziario europeo pienamente integrato sarà cruciale per soddisfare i bisogni finanziari dell’Europa e rafforzarne l’autonomia strategica alla luce delle nuove dinamiche geopolitiche, della transizione climatica e dei grandi cambiamenti tecnologici.