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Lvmh, gli emirati e la guerra pesano su Vuitton: “Ma i conti tengono”

(reuters)

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Le tensioni internazionali si riflettono sul business del gruppo. Il titolo perde il 25% dall’inizio dell’anno. Giù anche Hermès e Kering
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PARIGI – Dopo segnali incoraggianti di ripresa alla fine dello scorso anno, in particolare in Asia, l’offensiva israelo-americana in Iran a fine febbraio ha frenato nuovamente lo scenario di una ripartenza più decisa del settore del lusso. Lvmh segna nel primo trimestre ricavi per 19,1 miliardi, in tenuta a cambi costanti (+1%) ma in flessione del 6% a cambi correnti. Il gruppo “ha dato prova di una buona resilienza in un contesto geopolitico e economico che è rimasto turbolento, aggravato dal conflitto in Medio Oriente”, è il commento alla nota sui risultati.

A pesare sui conti del colosso del lusso sono state soprattutto le tensioni nel Golfo Persico, che hanno frenato la domanda in un mercato chiave, e il rafforzamento dell’eur…

PARIGI – Dopo segnali incoraggianti di ripresa alla fine dello scorso anno, in particolare in Asia, l’offensiva israelo-americana in Iran a fine febbraio ha frenato nuovamente lo scenario di una ripartenza più decisa del settore del lusso. Lvmh segna nel primo trimestre ricavi per 19,1 miliardi, in tenuta a cambi costanti (+1%) ma in flessione del 6% a cambi correnti. Il gruppo “ha dato prova di una buona resilienza in un contesto geopolitico e economico che è rimasto turbolento, aggravato dal conflitto in Medio Oriente”, è il commento alla nota sui risultati.

A pesare sui conti del colosso del lusso sono state soprattutto le tensioni nel Golfo Persico, che hanno frenato la domanda in un mercato chiave, e il rafforzamento dell’euro, fattore che ha inciso negativamente sulle vendite all’estero. Il più grande conglomerato del lusso al mondo, proprietario di marchi che vanno da Louis Vuitton a Tiffany o allo champagne Moët & Chandon, è considerato un indicatore chiave per un settore che sta soffrendo ormai da due anni.

Gli effetti della guerra sul lusso

Il gruppo francese ha annunciato una crescita molto lieve del suo fatturato dopo il calo dell’1% registrato lo scorso anno, raggiungendo quota 19,1 miliardi di euro. Una nota dello stesso gruppo sottolinea la tenuta significativa, «in un contesto geopolitico e economico ancora perturbato». Nel Medio Oriente, che incide per il 6% del fatturato, e tra l’8 e il 10% dell’intero mercato del lusso, il rallentamento si è fatto sentire sia tra la clientela locale sia tra i turisti. «Il conflitto pesa per circa un punto percentuale sulla crescita organica del trimestre», quantifica Lvmh. La sua principale attività – moda e pelletteria, pari al 50% del business e guidata dal marchio Louis Vuitton – registra un fatturato di 9,2 miliardi di euro, in calo del 9% nei dati pubblicati e del due a cambi costanti, con un’evoluzione comunque leggermente migliore rispetto all’ultimo trimestre del 2025.

Il gruppo sottolinea inoltre il successo dei primi prodotti di Jonathan Anderson per Dior, così come l’eccellente performance» di Loro Piana. I vini e gli alcolici limitano il calo al 2%, ma registrano una crescita del 5% a livello organico, raggiungendo quasi 1,3 miliardi di euro, sostenuti da un effetto calendario legato al Capodanno cinese. I risultati del primo trimestre di Lvmh erano scrutati ieri dai mercati per misurare l’impatto duraturo o meno delle tensioni geopolitiche in un settore che continua ad attraversare una fase difficile. Il titolo Lvmh ha perso il 25% dall’inizio dell’anno, così come quello di Hermès (-17%) e di Kering (-9%).

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