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Aghion: “Europa forte solo se unita. Meloni smetta di cercare una posizione autonoma verso Trump”

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Il Nobel per l’Economia, a Roma per un giro di conferenze, suggerisce anche l’applicazione flessibile del Patto di stabilità e l’attuazione di una strategia europea per aiutare i Paesi Ue in maggiore difficoltà in questo momento
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ROMA – Sì a una maggiore flessibilità di applicazione del patto di stabilità, «ma non serve cambiare le regole». Mentre piuttosto sarebbe opportuno pensare a «un meccanismo europeo per aiutare i Paesi maggiormente in difficoltà». L’Europa «ha peso solo se mantiene un fronte unitario», e la premier Meloni «dovrebbe smettere di pensare che un Paese può giocare un ruolo “di mezzo” tra la Ue e gli Usa». Philippe Aghion, Premio Nobel per l’Economia 2025, professore al Collège de France e alla London School of Economics, a Roma ieri al 25° Forum Confcommercio a Villa Miani, e stamane a EmTech Italy, all’Università Campus Bio-medico di Roma, passa in rassegna con Repubblica le principali questioni aperte in questo momento, ragionando anche sul ruolo dell’Europa nell’ennesimo contesto di grande difficoltà.

ROMA – Sì a una maggiore flessibilità di applicazione del patto di stabilità, «ma non serve cambiare le regole». Mentre piuttosto sarebbe opportuno pensare a «un meccanismo europeo per aiutare i Paesi maggiormente in difficoltà». L’Europa «ha peso solo se mantiene un fronte unitario», e la premier Meloni «dovrebbe smettere di pensare che un Paese può giocare un ruolo “di mezzo” tra la Ue e gli Usa». Philippe Aghion, Premio Nobel per l’Economia 2025, professore al Collège de France e alla London School of Economics, a Roma ieri al 25° Forum Confcommercio a Villa Miani, e stamane a EmTech Italy, all’Università Campus Bio-medico di Roma, passa in rassegna con Repubblica le principali questioni aperte in questo momento, ragionando anche sul ruolo dell’Europa nell’ennesimo contesto di grande difficoltà.

Professor Aghion, in questo momento sono in molti in Italia a proporre di sospendere il patto di stabilità. È prudente farlo?

«Tutti i Paesi dovrebbero essere molto seri nell’uso delle loro finanze. Ma anche Mario Draghi nel suo rapporto ha ipotizzato un margine di flessibilità per finanziare gli investimenti in settori chiave, come istruzione e ricerca. Credo che sia opportuno usare una certa tolleranza in questo momento».

Cambiando le regole in materia di disavanzo e di debito pubblico?

«No, non bisogna cambiare le regole, ma solo applicarle con maggiore flessibilità, come è avvenuto al momento del Covid. E ritengo che sarebbe anche opportuno pensare a una modalità, un meccanismo europeo per aiutare i Paesi maggiormente in difficoltà».

Cosa può fare l’Europa per mitigare l’impatto di questa crisi? Dovrebbe cercare di giocare un ruolo di mediazione tra gli Stati Uniti e l’Iran?

«Il problema è che l’Unione Europea non ha molto peso nel contesto internazionale. Credo che sia stata una soluzione ragionevole quella di non appoggiare la guerra in Iran, e di non intervenire in nessun modo. Però ora dovrebbe cercare di fare dei passi concreti per fermare il conflitto».

Quale strategia dovremmo usare?

«Trump capisce esclusivamente il linguaggio della forza, e va d’accordo solo con Netanyahu. Però l’Europa può acquistare maggior peso se mantiene un fronte unitario e se si mostra ferma, come è avvenuto al Forum di Davos , quando si è trattato di opporsi alle minacce nei confronti della Groenlandia. Non bisogna cedere alla tentazione, come ha fatto qualche volta la premier Meloni, di pensare che un Paese può giocare un ruolo “di mezzo” tra la Ue e gli Usa: l’Italia deve stare a fianco della Francia e della Germania, senza cercare di ritagliarsi una posizione autonoma».

Data la gravità della crisi energetica, potrebbe essere opportuno, anche se la Commissione europea ha respinto l’ipotesi, continuare a comprare gas dalla Russia?

«Se in questo momento davvero non ci sono alternative può aver senso rallentare la strategia di interruzione totale di acquisti di gas dalla Russia, ma non penso che alla lunga sia una buona politica: dovremmo invece fare il possibile per diversificare le nostre fonti di produzione di energia, puntando sulle rinnovabili e soprattutto sul nucleare. So che in Italia in molti sono contrari, ma credo che possa essere sviluppato anche da voi, tenendo conto dei rischi, penso soprattutto al rischio sismico, che può essere prevenuto».

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