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Frena la raccolta di private debt in Italia. “Non come gli Usa: qui aziende solide e poco retail”

(afp)

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I dati di Aifi e Cdp mostrano 1 miliardo di raccolta a fronte di 6,2 miliardi andati a 172 società
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MILANO – Il settore del debito privato italiano rallenta e pone le distanze tra sé e quel che succede negli Stati Uniti, dove accelerano le richieste di rimborso da parte degli investitori e monta la preoccupazione sui possibili effetti di sistema di questa crisi. Capitali a imprese ‘tradizionali’ e solide e basa presenza del retail sono le linee di divergenza rispetto al modello Usa, che sta invece pagando l’alta esposizione al settore del software – sul quale incombe il timore dell’IA – e l’allargamento via via agli investitori privati che ora mantengono meno i nervi saldi.

Il private debt si conferma "una gamba fondamentale del finanziamento alle imprese", con un ruolo sempre più centrale anche in Italia, ha detto Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi, intervenendo alla presentazione dei dati annuali 2025 sul mercato, presentata a Milano e realizzata in collaborazione con Cdp. "Il mercato italiano è solido e con caratteristiche proprie rispetto a quello americano", ha spiegat…

MILANO – Il settore del debito privato italiano rallenta e pone le distanze tra sé e quel che succede negli Stati Uniti, dove accelerano le richieste di rimborso da parte degli investitori e monta la preoccupazione sui possibili effetti di sistema di questa crisi. Capitali a imprese ‘tradizionali’ e solide e basa presenza del retail sono le linee di divergenza rispetto al modello Usa, che sta invece pagando l’alta esposizione al settore del software – sul quale incombe il timore dell’IA – e l’allargamento via via agli investitori privati che ora mantengono meno i nervi saldi.

Il private debt si conferma "una gamba fondamentale del finanziamento alle imprese", con un ruolo sempre più centrale anche in Italia, ha detto Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi, intervenendo alla presentazione dei dati annuali 2025 sul mercato, presentata a Milano e realizzata in collaborazione con Cdp. "Il mercato italiano è solido e con caratteristiche proprie rispetto a quello americano", ha spiegato Gervasoni, evidenziando come la forte presenza del manifatturiero indirizzi naturalmente gli investimenti del private debt. "Sappiamo quanto sia solido il nostro tessuto industriale e questo si riflette anche nella qualità degli impieghi".

L’altro elemento distintivo indicato è la natura del fundraising, prevalentemente istituzionale: "In Italia i fondi raccolgono soprattutto presso investitori istituzionali, con un ruolo rilevante di Cdp e dei suoi veicoli. La componente retail resta marginale, intorno all'1% negli ultimi anni", ha aggiunto.

"L'unico elemento negativo - prosegue - è la raccolta, che è andata peggio rispetto a due anni fa. Questo non è un buon segnale, soprattutto a fronte di investimenti in crescita, che dimostrano come le imprese abbiano bisogno di questa forma di finanziamento. Il mercato mantiene comunque un buon equilibrio tra operazioni di sviluppo e supporto a operazioni di buyout, con livelli di leva finanziaria storicamente contenuti. Un aspetto che contribuisce alla stabilità complessiva del sistema. Serve aumentare la raccolta per mettere più risorse a disposizione delle imprese: l'auspicio è che già dal prossimo anno si possa registrare una crescita sia degli impieghi sia della raccolta".

In effetti i dati di Aifi e Cdp segnalano che nel 2025 il mercato italiano del private debt ha registrato una raccolta complessiva pari a 1.003 miliardi e investimenti per 6.761 miliardi, con un’ampia forbice tra funding e impieghi: la raccolta che segna un calo del 26% rispetto al 2024, mentre gli investimenti crescono del 33%. Sui 771 milioni di raccolta di “mercato”, il principale contributo proviene dal settore pubblico e dai fondi di fondi istituzionali (32%), seguiti da fondi pensione e casse di previdenza (25%) e banche (14%). Quanto ai prestiti, sono 172 le società beneficiarie: dato in linea con l’anno prima. Alla presentazione, Andrea Nuzzi, chief business officer di Cdp, ha sottolineato il ruolo della Cassa: “Oltre a finanziare direttamente le aziende insieme alle banche è sempre più un compagno di viaggio dei fondi per cofinanziare le singole Pmi e Mid cap – ha spiegato – Nel primo anno di piano strategico abbiamo servito, tra le altre cose, 46.000 aziende sia in modalità diretta sia indiretta, sviluppando impieghi per circa 30 miliardi di euro con un effetto leva di 2,5 volte, numero superiore a quanto previsto inizialmente nel piano”.

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