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Eni porta il petrolio del Venezuela in Europa: primo carico in due anni

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La società ha completato le operazioni su una nave cisterna con 1 milione di barili di greggio, direzione Spagna
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ROMA – L’Eni torna a portare in Europa petrolio del Venezuela per la prima volta in due anni. Sono gli effetti dello sblocco alle esportazioni accordato dal governo statunitense, dopo il blitz a Caracas che ha deposto il presidente Maduro. Secondo quanto riferisce Reuters, il gruppo petrolifero ha già completato le operazioni di carico su una nave cisterna con 1 milione di barili di heavy crude, il greggio del Paese sudamericano. La petroliera Front Cruiser, con bandiera delle Isole Marshall, è salpata martedì dal terminal venezuelano di Jose e attraccherà in Spagna, nel porto di Cartagena, il prossimo 25 aprile.

Il gruppo non ha confermato l’indiscrezione. Da quando Caracas e Washington, a inizo anno, hanno raggiunto un accordo sulle esportazioni…

ROMA – L’Eni torna a portare in Europa petrolio del Venezuela per la prima volta in due anni. Sono gli effetti dello sblocco alle esportazioni accordato dal governo statunitense, dopo il blitz a Caracas che ha deposto il presidente Maduro. Secondo quanto riferisce Reuters, il gruppo petrolifero ha già completato le operazioni di carico su una nave cisterna con 1 milione di barili di heavy crude, il greggio del Paese sudamericano. La petroliera Front Cruiser, con bandiera delle Isole Marshall, è salpata martedì dal terminal venezuelano di Jose e attraccherà in Spagna, nel porto di Cartagena, il prossimo 25 aprile.

Il gruppo non ha confermato l’indiscrezione. Da quando Caracas e Washington, a inizo anno, hanno raggiunto un accordo sulle esportazioni, sono state le società di trading come Trafigura e Vitol a organizzare e gestire i carichi. Ora però se ne possono occupare anche i partner della compagnia statale Pdvsa, come Eni, in base alle proprie licenze.

L’accordo sul gas e i crediti

Il mese scorso la presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ha firmato un accordo con l’italiana Eni e la spagnola Repsol per accelerare lo sfruttamento del giacimento di gas la Perla, uno dei maggiori siti offshore dell’America Latina. Situato a circa 50 chilometri dalla costa, Perla è parte della licenza Cardón IV, operata da un’omonima società, di cui Eni e Repsol detengono il 50% ciascuna. La produzione attuale si attesta a 580 milioni di piedi cubi di gas al giorno (pari a 16,4 milioni di metri cubi), ma si stima che il giacimento contenga riserve per 17 trilioni di piedi cubi. Presentando i risultati a febbraio, l’ad Claudio Descalzi in occasione dei conti sottolineava che “i barili non sono sufficienti per recuperare i crediti inevasi pregressi”, che per Eni ammontano a 3 miliardi: l’unica strada è “aumentare la produzione”. L’accordo con Repsol, commentava l’azienda, “ci consente di proseguire in modo economicamente sostenibile le forniture di gas naturale al Paese tramite Pdvsa nel 2026”.

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