ROMA - La data cerchiata in rosso è il 22 aprile. Il giorno in cui tornerà a riunirsi a palazzo Chigi per approvare il Documento di finanza pubblica, il Consiglio dei ministri potrebbe anche avviare la procedura per la nomina di Federico Freni a presidente della Consob.
Il condizionale non è legato alla scelta del sottosegretario leghista al ministero dell’Economia, ma a una «prudenza nel metodo», come la definiscono fonti dell’esecutivo, che sarebbe stata decisa nelle scorse ore nelle stanze della presidenza del Consiglio.
La ragione? Già una volta – era il 20 gennaio – il Cdm era arrivato a discutere dell’incarico a Freni, ma l’altolà di Forza Italia, a riunione in corso, aveva obbligato Giorgia Meloni a prendere atto dell’assenza di un accordo nella maggioranza. Tutto rinviato. Con tanto di litigi tra alleati: gli azzurri a difendere lo stop deciso dal leader Antonio Tajani, la Lega ferma nel ribadire che Freni è la persona giusta al posto giusto, come ha ripetuto ieri il sottosegr…
ROMA - La data cerchiata in rosso è il 22 aprile. Il giorno in cui tornerà a riunirsi a palazzo Chigi per approvare il Documento di finanza pubblica, il Consiglio dei ministri potrebbe anche avviare la procedura per la nomina di Federico Freni a presidente della Consob.
Il condizionale non è legato alla scelta del sottosegretario leghista al ministero dell’Economia, ma a una «prudenza nel metodo», come la definiscono fonti dell’esecutivo, che sarebbe stata decisa nelle scorse ore nelle stanze della presidenza del Consiglio.
La ragione? Già una volta – era il 20 gennaio – il Cdm era arrivato a discutere dell’incarico a Freni, ma l’altolà di Forza Italia, a riunione in corso, aveva obbligato Giorgia Meloni a prendere atto dell’assenza di un accordo nella maggioranza. Tutto rinviato. Con tanto di litigi tra alleati: gli azzurri a difendere lo stop deciso dal leader Antonio Tajani, la Lega ferma nel ribadire che Freni è la persona giusta al posto giusto, come ha ripetuto ieri il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon.
Ora che le acque si sono calmate, l’obiettivo è arrivare al Cdm decisivo senza troppo clamore. Anche perché nel frattempo va chiusa la questione che i forzisti ritengono imprescindibile per il via libera al nome di Freni: un posto nel governo per l’ex capogruppo alla Camera Paolo Barelli.
Lo schema è pronto, manca il momento della sintesi. D’altronde Meloni era stata chiara dopo la fumata nera: la prossima volta – recitava il messaggio consegnato ai vice – si arriva al Cdm con un nome blindato. Il nome c’è. Il lucchetto quasi. A un mese e mezzo dalla transizione affidata alla consigliera con maggiore anzianità (Chiara Mosca), l’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari intravede il nuovo corso.