WASHINGTON – Se il mese di marzo è stato «difficile per l’economia globale», a causa della crisi energetica provocata dalla guerra in Iran, «aprile potrebbe esserlo ancora di più». Anche perché le petroliere caricate prima dell’esplosione del conflitto stanno finendo e con il blocco navale tutti i nodi arriveranno al pettine. Non è incoraggiante l’avvertimento lanciato dalla direttrice generale del Fmi, Kristalina Georgieva, durante la conferenza stampa di ieri ai vertici di primavera delle istituzioni finanziarie internazionali. Si è augurata che «il cessate il fuoco in corso regga e porti ad un accordo di pace più duraturo», ma non ha potuto fare a meno di menzionare le conseguenze legate al conflitto, con tutte le ricadute sull’energia, le catene di approvvigionamento globali, la crescita, l’inflazione e le difficoltà incontrate dai paesi con i margini fiscali più limitati.
A febbraio il Fondo preparava un messaggio incoraggiante per i meetings di aprile, perché l’economia globale …
WASHINGTON – Se il mese di marzo è stato «difficile per l’economia globale», a causa della crisi energetica provocata dalla guerra in Iran, «aprile potrebbe esserlo ancora di più». Anche perché le petroliere caricate prima dell’esplosione del conflitto stanno finendo e con il blocco navale tutti i nodi arriveranno al pettine. Non è incoraggiante l’avvertimento lanciato dalla direttrice generale del Fmi, Kristalina Georgieva, durante la conferenza stampa di ieri ai vertici di primavera delle istituzioni finanziarie internazionali. Si è augurata che «il cessate il fuoco in corso regga e porti ad un accordo di pace più duraturo», ma non ha potuto fare a meno di menzionare le conseguenze legate al conflitto, con tutte le ricadute sull’energia, le catene di approvvigionamento globali, la crescita, l’inflazione e le difficoltà incontrate dai paesi con i margini fiscali più limitati.
A febbraio il Fondo preparava un messaggio incoraggiante per i meetings di aprile, perché l’economia globale cresceva anche oltre le aspettative, grazie in parte alla mitigazione degli effetti negativi dei dazi imposti da Trump. La guerra ha cambiato tutto e gli Stati devono «prepararsi a tempi difficili», in particolare se i prezzi del petrolio rimarranno elevati. Secondo Georgieva, «tutti i paesi sono coinvolti, anche se l’impatto potrebbe essere disomogeneo». Quindi «devono adottare le misure necessarie per ridurre le attività che consumano più energia. Bisogna farlo subito, non aspettare diverse settimane». In altre parole pensare, preparare o avviare i razionamenti, per essere pronti a fronteggiare gli scenari peggiori considerati dal Fondo, che ha ridotto le stime sulla crescita globale del pil, facendo ipotesi che vedono una frenata al 3,1%, con il rischio però di scivolare fino al 2%. L’Italia, se si realizzerà la crisi più grave, rischia di perdere lo 0,9% e quindi scivolare nella recessione. Perciò la direttrice generale ha chiesto agli Stati membri di non impegnarsi in spese ingenti «mentre il livello di indebitamento mondiale è al massimo dal secondo dopoguerra». Il Fiscal Monitor dell’Fmi segnala infatti che il debito mondiale ha raggiunto il 94% del Pil e potrebbe arrivare al 100% entro il 2029.
La tentazione dei governi sarebbe quella di elargire aiuti, come all’epoca del Covid, ma devono stare attenti ad adottare misure «non mirate», tipo ampi sussidi energetici per compensare l’impatto dell’inflazione. Georgieva ha invitato ad evitare interventi una tantum come «controlli sulle esportazioni o riduzioni fiscali inopportune», perché «le intenzioni sono buone, ma proteggere i cittadini con questo tipo di misure non farà altro che prolungare le difficoltà legate ai prezzi elevati».
La direttrice ha raccomandato pazienza e prudenza anche alle banche centrali, perché «rischiano di soffocare la crescita se rialzano i tassi troppo rapidamente» per contrastare l’inflazione. Meglio aspettare e guardare cosa succede, ossia quale degli scenari immaginati dal Fondo si realizza. Bisogna dunque prestare la massima attenzione ai dati macro, a partire dai prezzi. Di sicuro le autorità fiscali devono evitare «di elargire denaro a chiunque», preferendo misure mirate per la popolazione più vulnerabile, e di durata limitata. Una dozzina di Stati hanno già chiesto aiuti, ma potrebbe essere solo l’inizio. In altre parole, la guerra in Iran rischia di diventare il manuale su come prefabbricare una recessione globale inesistente.