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Vacanze 2026, tra guerra e paura: prenotazioni in calo e costi in crescita. Come orientarsi

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Secondo Aidit, il 90% delle agenzie registra un calo della domanda e più cancellazioni. Crescono invece le mete europee e l’Italia, mentre operatori e tour organizzati affrontano incertezza e difficoltà operative
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ROMA – Volere è potere, recita il proverbio. Ma se il tema sono le vacanze estive 2026, gli italiani non possono e, in parte, neanche vogliono. La guerra in Medio Oriente infatti, ha fortemente ridotto la disponibilità di voli e soprattutto di hub aeroportuali fondamentali a livello globale come Doha, Abu Dhabi e Dubai. Ma un ruolo importante lo gioca anche l'emotività, perché in molti, per paura o anche solo nell'incertezza, stanno annullando, riprogrammando o ritardando le loro prenotazioni verso le mete più esotiche.

E a farne le spese sono soprattutto tour operator e agenzie di viaggio. I problemi sono ormai noti: spazi aerei chiusi o a rischio, penisola araba quotidianamente colpita da droni e razzi iraniani e traffico navale a singh…

ROMA – Volere è potere, recita il proverbio. Ma se il tema sono le vacanze estive 2026, gli italiani non possono e, in parte, neanche vogliono. La guerra in Medio Oriente infatti, ha fortemente ridotto la disponibilità di voli e soprattutto di hub aeroportuali fondamentali a livello globale come Doha, Abu Dhabi e Dubai. Ma un ruolo importante lo gioca anche l'emotività, perché in molti, per paura o anche solo nell'incertezza, stanno annullando, riprogrammando o ritardando le loro prenotazioni verso le mete più esotiche.

E a farne le spese sono soprattutto tour operator e agenzie di viaggio. I problemi sono ormai noti: spazi aerei chiusi o a rischio, penisola araba quotidianamente colpita da droni e razzi iraniani e traffico navale a singhiozzo nello stretto di Hormuz, con tutto ciò che questo comporta per le forniture di carburante per il settore aereo.

Vacanze in stand-by

Tradotto in cifre - quelle di Aidit, l’associazione di Confindustria che riunisce le agenzie di viaggio italiane - ad aprile tre operatori su quattro hanno subito un “impatto significativo” sul proprio business: il 90% delle imprese segnala prenotazioni in calo (sei clienti su dieci stanno rimandando, in attesa di capire cosa succederà) e il 42% un aumento di cancellazioni e richieste di rimborso.

Previsioni difficili

La primavera è già rovinata, ma le previsioni per l’estate sono al momento impossibili: “Ad aprile, maggio e giugno il calo è stato del 15-16% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sebbene un eventuale (e auspicabile) termine del conflitto potrebbe far recuperare buona parte di questo ritardo - commenta Pier Ezhaya, presidente di Astoi Confindustria viaggi, l’associazione dei tour operator -, tengono di più invece le partenze di luglio e agosto, con un calo, in questo momento, inferiore al 3%”. Tutto dipende da cosa accadrà in Medio Oriente: se il conflitto si chiuderà entro aprile, secondo Ezhaya si potrebbe assistere a una “forte accelerazione degli ordini a maggio e giugno, recuperando il calo di luglio e agosto del 3% e dimezzando quello di aprile-giugno”.

Dove si va?

Nel frattempo c’è chi ha già rivisto i propri piani e chi ha comunque viaggiato, ma verso altri lidi. Con i principali hub mediorientali indisponibili - o a traffico fortemente ridotto - l’unico modo per raggiungere estremo oriente e Africa è un volo diretto. “Ma questi implicano un’ora e mezza/due ore di volo in più, hanno un costo maggiore e sono molto più ridotti rispetto ai voli con scalo. Se prima dall’Italia, verso alcune destinazioni come Mauritius, Seychelles o Giappone c’erano diversi voli al giorno, oggi siamo a uno o due, quindi è evidente che stanno viaggiando meno persone”, dice Gian Mario Pileri, presidente di Fiavet nazionale, un’altra storica associazione di agenzie di viaggio. A oggi, aggiunge, il Medio Oriente è praticamente bloccato “ma nemmeno ci sono richieste”. Nonostante ci siano segnali di ripresa del turismo e diversi alberghi, segnala Pileri, stiano proponendo tariffe piuttosto accattivanti. Mentre molto meglio stanno andando i viaggi organizzati in Italia, con numerose prenotazioni da Europa e Stati Uniti. Aidit segnala una crescita del 41% delle prenotazioni per l’Italia e del 23,6% per la Spagna. Ma non solo: eDreams calcola che le ricerche per viaggiare tra giugno e agosto vedano Tokyo in crescita del 50%, Edimburgo del 22%, seguite da Brindisi (+20%), Valencia (+19%) e Minorca (+17%).

Riorganizzarsi

Secondo molti addetti ai lavori, gli italiani sono così incerti anche a causa di un certo allarmismo. Aidit, ad esempio, denuncia come alcuni media abbiano disegnato “un quadro non effettivo della crisi dei carburanti, causando una fortissima contrazione della domanda”. Secondo il presidente di Aidit Domenico Pellegrino “si sente dire ogni giorno che non c’è carburante negli aerei, quando non è così. Siamo rimasti esterrefatti”. Di certo le strozzature dello stretto di Hormuz hanno fatto alzare il costo del carburante. E questo secondo Ezhaya di Astoi ha imposto un rialzo dei prezzi dei pacchetti turistici, “certamente non un fattore che aiuterà la domanda”.

Per le agenzie che lavorano su Medio Oriente e Oceano Indiano, conclude Pileri, è un momento molto complicato. “E non è possibile cambiare area di riferimento e vendere pacchetti, ad esempio, per il Sudamerica dall’oggi al domani: per riorganizzarsi servono tempo e risorse”.

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