Allarme jet fuel in estate, per Aie“basta 6 settimane”. Ue: nessuna carenza. Import record da Usa
di Emma BonottiMILANO – È ancora allarme rosso per il jet fuel, il carburante degli aerei. Con lo Stretto di Hormuz bloccato dalla guerra, l’Europa potrà resistere, ma non per molto. “Circa sei settimane”, secondo le dichiarazioni rilasciare ieri dal capo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, Fatih Birol, all’Associated Press.
Da giugno, quando il traffico solitamente aumenta per l’avvio delle vacanze estive, alcuni voli potrebbero rimanere a terra. Una previsione che trova d’accordo la Iata (International Air Transport Association), ma che viene negata da Bruxelles.
Le previsioni
Birol ha tracciato un quadro preoccupante delle ripercussioni globali di quella che ha definito “la più grave crisi energetica che abbiamo mai affrontato”, causata dall…
MILANO – È ancora allarme rosso per il jet fuel, il carburante degli aerei. Con lo Stretto di Hormuz bloccato dalla guerra, l’Europa potrà resistere, ma non per molto. “Circa sei settimane”, secondo le dichiarazioni rilasciare ieri dal capo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, Fatih Birol, all’Associated Press.
Da giugno, quando il traffico solitamente aumenta per l’avvio delle vacanze estive, alcuni voli potrebbero rimanere a terra. Una previsione che trova d’accordo la Iata (International Air Transport Association), ma che viene negata da Bruxelles.
Le previsioni
Birol ha tracciato un quadro preoccupante delle ripercussioni globali di quella che ha definito “la più grave crisi energetica che abbiamo mai affrontato”, causata dall’interruzione dei flussi di petrolio, gas e altri beni primari attraverso lo Stretto di Hormuz. Se le forniture di petrolio resteranno bloccate dal conflitto, ha avvertito, alcuni voli potrebbero essere cancellati “a breve”.
“Siamo in una situazione davvero complessa, che avrà importanti implicazioni per l’economia globale”, ha spiegato il direttore esecutivo dell’Aie. “Più a lungo durerà, peggio sarà per la crescita economica e l’inflazione in tutto il mondo”.
L'impatto si tradurrà in “prezzi più alti della benzina, del gas e dell'elettricità”. Una simile preoccupazione era emersa anche la scorsa settimana da parte dell’associazione degli aeroporti europei. Se Hormuz non riaprirà da maggio – era la tesi – la mancanza di cherosene potrebbe cominciare a lasciare a terra gli aerei.
"La valutazione dell'Aie sul possibile rischio di carenze di carburante per aerei è motivo di seria preoccupazione – ha dichiarato Willie Walsh, direttore generale della Iata – Abbiamo inoltre stimato che entro la fine di maggio potremmo iniziare a registrare alcune cancellazioni in Europa a causa della mancanza di jet fuel. Questo fenomeno si sta già verificando in alcune aree dell'Asia".
La Commissione
Non è della stessa opinione la Commissione europea. “Stiamo monitorando attentamente, anche in collaborazione con l'Aie” e per il momento, fa sapere una portavoce, “non ci sono indicazioni di una carenza sistematica di carburante che possa portare a cancellazioni di voli su larga scala”.
La disponibilità limitata del jet fuel già ha mandato in allerta alcuni aeroporti italiani: Brindisi –secondo il bollettino pubblicato a Pasquetta – era rimasto a secco, mentre altre limitazioni sono state riscontrate a Reggio Calabria, Bologna e Milano Linate, solo per citarne alcuni. “Le decisioni prese dai singoli aeroporti sono di loro esclusiva competenza, ma non stiamo assistendo a una carenza sistematica e diffusa di carburante”, ribadisce Bruxelles.
I barili
A sdrammatizzare il quadro – secondo l’agenzia Reuters – sono anche le importazioni record di jet fuel che l’Europa sta facendo in questi giorni da due mercati alternativi: la Nigeria e soprattutto gli Usa.
Secondo Reuters, che cita dati Kpler e LSEG, in aprile le esportazioni di cherosene per aerei dagli Stati Uniti verso l’Europa hanno raggiunto livelli record, tra 149.000 e 200.000 barili al giorno.
Alla corsa per rimpiazzare i volumi del Golfo si è aggiunta anche la Nigeria, che ha inviato verso l’Europa circa 66.000 barili al giorno, anche in questo caso un massimo storico.