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Orsini: “Se la guerra prosegue sarà recessione. Rivedere stop al gas russo”. L’allarme Fmi per l’Ue

(reuters)

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“L’inflazione balzerà al 5%”, scrive il capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario, mettendo in guardia i Paesi ad alto debito su misure ad hoc come il taglio alle accise
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ROMA – Altri due mesi di guerra e l’Italia entrerà in recessione. Per questo è necessario rivedere il sistema delle emissioni e lo stop al gas russo decisi in Europa. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini torna a sottolineare i rischi per l’economia italiana con il blocco dello stretto di Hormuz e il proseguimento della guerra in Iran, rilanciando le previsioni elaborate dal Centro studi. Timori allineati a quelli del Fondo monetario internazionale, che estendono il pericolo recessione a tutta l’Unione europea. "Penso sia la prima volta nella storia che il Centro studi di Confindustria fa tre scenari e questo dà l'idea dell'incertezza, che per noi è un tema. Se la guerra finisce presto" il Pil "è +0,5% per il nostro Paese, se andiamo a quattro mesi dal conflitto siamo a zero: noi siamo stati i primi a dire, avendo coraggio, che se la guerra continua purtroppo il nostro paese entrerà in recessione". Orsini è intervenuto al convegno di Genova e Liguria capitali dell'economia de…

ROMA – Altri due mesi di guerra e l’Italia entrerà in recessione. Per questo è necessario rivedere il sistema delle emissioni e lo stop al gas russo decisi in Europa. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini torna a sottolineare i rischi per l’economia italiana con il blocco dello stretto di Hormuz e il proseguimento della guerra in Iran, rilanciando le previsioni elaborate dal Centro studi. Timori allineati a quelli del Fondo monetario internazionale, che estendono il pericolo recessione a tutta l’Unione europea. "Penso sia la prima volta nella storia che il Centro studi di Confindustria fa tre scenari e questo dà l'idea dell'incertezza, che per noi è un tema. Se la guerra finisce presto" il Pil "è +0,5% per il nostro Paese, se andiamo a quattro mesi dal conflitto siamo a zero: noi siamo stati i primi a dire, avendo coraggio, che se la guerra continua purtroppo il nostro paese entrerà in recessione". Orsini è intervenuto al convegno di Genova e Liguria capitali dell'economia del mare 2026'. "Lo stretto di Hormuz per noi oggi è fondamentale, abbiamo problemi e non so quanto riusciremo a reggere ancora sul trasporto aereo", ha aggiunto.

Orsini: “Riflessione su chi governa nell’Ue”

"Bisogna che facciamo una riflessione su chi ci governa in Europa in questo momento", è la critica ai vertici dell’Ue, per aver “deindustrializzato l’Europa”. Nel mirino, gli Ets, i paletti del Patto di stabilità e anche l’euro troppo forte rispetto al dollaro. “Questa miopia mi spaventa, forse dobbiamo cambiare chi ci sta governando in Europa”, ha dichiarato il presidente di Confindustria. Ma non solo. Orsini ha anche ribadito la necessità di rivedere lo stop alle importazioni di gas russo, dopo le dichiarazioni dell’ad Eni Claudio Descalzi. “Prima del conflitto russo-ucraino pagavamo l'energia 28 Megawattora, oggi siamo a 160 euro. Credo che su questo serva fare una riflessione: abbiamo bisogno di fare tutto ciò che è possibile per salvaguardare la nostra impresa, perché in questo momento è veramente fuori dalla competizione globale”.

L’allarme Fmi

L'Ue potrebbe “sfiorare la recessione” con l'inflazione al 5%. “Nessun Paese europeo ne è immune”, è l’allarme che arriva dal Fmi. Lo scrive il capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale Alfred Kammer, in un'analisi sull'Imf Blog.

Per Kammer “l'Europa si trova a un bivio”. A pesare è “uno shock energetico, di minore entità rispetto al 2022 e questa volta riconducibile alla guerra in Medio Oriente”, che “pesa sulla crescita e spinge l'inflazione al rialzo”. Prima della guerra, aggiunge, “le nostre previsioni sarebbero state riviste al rialzo. Ora, invece, assistiamo a un rallentamento della crescita. I primi dati indicano già un indebolimento degli investimenti privati e dei consumi”.

Mette poi in guardia i Paesi europei da manovre di sostegno. Italia e Francia in primis, le quali hanno condizioni diverse da “alcuni Paesi, come la Danimarca o la Svezia”, che “con livelli di debito comparativamente basso, dispongono dello spazio necessario per attuare politiche di bilancio anticicliche”. La tentazione, dice, è “di limitarsi a bloccare l'aumento dei prezzi, ricorrendo a tetti massimi, sussidi generalizzati o tagli alle accise sui carburanti”: sono, tuttavia, “misure imprudenti”. Il sostegno non mirato, infatti, “avvantaggia in modo sproporzionato le famiglie a reddito più elevato”, quelle che consumano più energia. Le prospettive di crescita per l'area euro sono stimate a solo l'1,1% nel 2026, mentre per l'Unione Europea sono dell'1,3%: “Previsione caratterizzata da un elevato grado di incertezza”. L'Fmi stima l'inflazione 2026 al 2,8% dal 2,5% del 2025.

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