ROMA – Quando Netflix aveva deciso a febbraio di ritirarsi dalla mega acquisizione di Warner Bros. Discovery, gli azionisti erano stati entusiasti e Wall Street aveva reagito in modo positivo. Ma quello che è successo dopo non è stato molto positivo e lascia ombre sul futuro. Le azioni sono scese venerdì a Wall Street di quasi il 10% dopo la pubblicazione dei risultati del primo trimestre. I ricavi e l’utile operativo hanno leggermente superato le stime degli analisti, ma le previsioni dell’azienda per il secondo trimestre sono risultate più pessimistiche rispetto a quelle degli operatori.
Inoltre Netflix ha lasciato invariate le previsioni di crescita per tutto il 2026, nonostante abbia aumentato il canone mensile per gli abbonati del mercato a…
ROMA – Quando Netflix aveva deciso a febbraio di ritirarsi dalla mega acquisizione di Warner Bros. Discovery, gli azionisti erano stati entusiasti e Wall Street aveva reagito in modo positivo. Ma quello che è successo dopo non è stato molto positivo e lascia ombre sul futuro. Le azioni sono scese venerdì a Wall Street di quasi il 10% dopo la pubblicazione dei risultati del primo trimestre. I ricavi e l’utile operativo hanno leggermente superato le stime degli analisti, ma le previsioni dell’azienda per il secondo trimestre sono risultate più pessimistiche rispetto a quelle degli operatori.
Inoltre Netflix ha lasciato invariate le previsioni di crescita per tutto il 2026, nonostante abbia aumentato il canone mensile per gli abbonati del mercato americano. La compagnia parla di un 13% di crescita, inferiore al 16% registrato negli ultimi due anni, anche se ben al di sopra di quella del biennio 2022-2023, reduce dal periodo del dopo Covid. L’uscita dall’affare Warner, avvenuta il 23 febbraio, avrebbe dovuto rappresentare un punto di svolta per il gigante dello streaming e un rilancio verso nuove sfide. Anche grazie alla penale incassata da Paramount per essersi “intromessa” nella trattativa con Wbd riuscendo a strappare studios e canali tv. Prima della pubblicazione dei dati della trimestrale, le azioni erano cresciute del 42%. Ma quella spinta si è fermata.
L’addio del co-fondatore Reed Hastings
A pesare sul crollo è stata anche la notizia dell’uscita a giugno dal consiglio di amministrazione di Netflix di Reed Hastings, l’anima dell’azienda, l’uomo che aveva trasformato la compagnia da modesto servizio di abbonamento per posta di dvd a colosso hollywoodiano globale. In una lettera agli azionisti Hastings, 65 anni, una delle figure di spicco nell’industria dell’intrattenimento, ha spiegato che la sua decisione gli permetterà di «concentrarsi su nuove cose». Ingegnere informatico diventato imprenditore, ha applicato il linguaggio della tecnologia, dagli algoritmi ai server, per ridefinire un settore che era considerato laterale, e invece diventato centrale nel mercato di Hollywood. Nel salutare gli azionisti, Hastings ha ricordato che il momento a cui è più legato resterà il gennaio 2016, quando «abbiamo permesso a quasi l’intero pianeta di accedere al nostro servizio». In quel mese Netflix venne lanciata, in contemporanea, in 130 Paesi. Per lui comincerà una nuova vita: dopo aver acquistato tre anni fa una quota di Powder Mountain, una stazione sciistica nello Utah, dove ha una casa, Hastings ha cercato di trasformare il resort in un rifugio per super-ricchi dotato di ogni comfort. Incluso, ovviamente, l’accesso a Netflix.