Poca ricerca, brevetti al palo: così l’Italia rimane indietro nella corsa alla frontiera tecnologica
di Osservatorio Conti Pubblici ItalianiMalgrado qualche progresso nei primi due decenni di questo secolo, l’Italia presenta ancora uno scarso livello di spesa in R&S in rapporto al Pil: l’1,38%, contro il 2,24% della media UE e il 3,13% della Germania. Inoltre, gli investimenti da parte delle imprese (private e non) hanno un peso minore rispetto alla media UE e ad altri Paesi europei come Germania e Francia. In Italia, la spesa in R&S sostenuta dalle imprese è lo 0,8% del Pil e costituisce il 58% della spesa totale in R&S, circa dieci punti percentuali in meno della media UE e della Germania.
Indietro sui brevetti
Anche l’attività brevettuale rimane scarsa. I brevetti sono una misura dell’innovazione tecnologica, seppur con alcuni caveat. Riflettono principalmente l’attività innovativa delle imprese piuttosto che di università ed enti pubblici; non tutte le invenzioni sono brevetta…
Malgrado qualche progresso nei primi due decenni di questo secolo, l’Italia presenta ancora uno scarso livello di spesa in R&S in rapporto al Pil: l’1,38%, contro il 2,24% della media UE e il 3,13% della Germania. Inoltre, gli investimenti da parte delle imprese (private e non) hanno un peso minore rispetto alla media UE e ad altri Paesi europei come Germania e Francia. In Italia, la spesa in R&S sostenuta dalle imprese è lo 0,8% del Pil e costituisce il 58% della spesa totale in R&S, circa dieci punti percentuali in meno della media UE e della Germania.
Indietro sui brevetti
Anche l’attività brevettuale rimane scarsa. I brevetti sono una misura dell’innovazione tecnologica, seppur con alcuni caveat. Riflettono principalmente l’attività innovativa delle imprese piuttosto che di università ed enti pubblici; non tutte le invenzioni sono brevettate (soprattutto nel campo dei software e dei servizi) e non tutte le innovazioni brevettate sono poi introdotte nei processi produttivi; l’andamento dei brevetti può essere influenzato da fattori non legati all’attività scientifica e tecnologica, come la propensione delle imprese a ricercare protezione legale per le proprie invenzioni, i costi e gli ostacoli burocratici della domanda di approvazione dei brevetti.
In generale, l’Italia si caratterizza per un livello di attività brevettuale inferiore agli altri principali Paesi industrializzati. L’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale registra le domande presentate dai residenti di un dato Paese nell’ufficio del Paese d’origine e in qualunque altro Paese. Sulla base di questa metrica, nel 2024 imprese ed enti italiani hanno presentato 26.389 domande di brevetto, circa lo 0,7% del totale mondiale, una quota rimasta pressappoco costante nell’ultimo decennio. Le domande di brevetti sono superiori a quelle, tra gli altri, della Spagna (0,23%) ma rimangono inferiori alla Francia (1,5%) e significativamente distanti dai livelli della Germania (4%). Domina la Cina, con il 49% del totale. Anche l’intensità brevettuale, intesa come domande di brevetti per milione di abitanti, rimane contenuta: circa 237 brevetti ogni milione di abitanti, a fronte dei 347 della Francia e dei 780 della Germania.
Nell’ultimo decennio, i brevetti provenienti dall’Italia sono cresciuti del 2%. Questo incremento è maggiore di quello osservato nei Paesi più avanzati. Francia e Germania hanno registrato un calo significativo dell’attività brevettuale (-10%), pur mantenendosi su livelli più alti di quelli italiani. I tassi di crescita più sostenuti si riscontrano in Cina e India, che hanno così rafforzato la propria presenza nel contesto mondiale; in particolare, l’India ha più che triplicato le domande di brevetto.
La composizione dell’attività brevettuale italiana
Nel confronto con i principali partner europei, l’Italia presenta una struttura dei brevetti più concentrata sull’ingegneria meccanica (ad esempio macchinari e trasporti). Al contrario, emerge una minore specializzazione nei settori della chimica (quali biotecnologie, farmaceutica e chimica organica) e dell’ingegneria elettronica (in particolare comunicazioni digitali, informatica e semiconduttori).
Va tuttavia osservato che il contributo dell’Italia rimane contenuto anche nella stessa ingegneria meccanica: 4.713 brevetti, lo 0,88% del totale, a fronte degli 11.254 della Francia (2%) e dei 27.516 della Germania (4,9%). Considerando i dati per micro-settore tecnologico, solo in pochi settori l’Italia supera l’1% del totale mondiale e buona parte di questi sono lontani dalla frontiera tecnologica, come ad esempio “motori, pompe e turbine” e “macchinari tessili e per la carta”. Nei settori ad alto tasso di innovazione, che svolgono un ruolo fondamentale nella competizione tecnologica globale l’Italia è ancora poco specializzata: computer (0,08%), semiconduttori (0,23%), biotecnologie (0,4%) e farmaceutico (0,92%).