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Luti: “Nel caos globale il mobile accelera, tra i mercati su cui puntare c’è l’India”

Il presidente di Kartell, Claudio Luti

 

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Il presidente di Kartell alla vigilia del Salone di Milano ragiona su guerra e dazi: “Serve coraggio non possiamo fermarci”. E racconta: “La prima bomba su Dubai dopo l’attacco Usa è caduta davanti al negozio che stavamo per aprire. Lo faremo lo stesso”
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MILANO – L’arredamento made in Italy prova a governare la nave nella tempesta. Comincia la Settimana del design di Milano e martedì apre il Salone del mobile: è il momento più importante dell’anno per un settore che vale oltre 52 miliardi di fatturato, il 2,3% del nostro Pil, con 62.000 imprese e più di 292.000 addetti. Che cosa dobbiamo aspettarci con una situazione internazionale così burrascosa? I dati del primo bimestre diffusi mercoledì dall’associazione di categoria Federlegno-Arredo non sono positivi, anche se vanno letti tenendo conto che lo scorso anno nello stesso periodo c’era una corsa agli acquisti per fare scorta prima dei dazi preannunciati da Trump. Ne parliamo con Claudio Luti, presidente di Kartell e per due volte presidente del Salone del mobile.

I numeri dicono che a gennaio e febbraio la produzione del settore è sostanzialmente stazionaria con una flessione dello 0,6 per cento, ma l’export è preoccupante: -9 in Europa, - 13 nel resto del mondo, e addirittura – 28,…

MILANO – L’arredamento made in Italy prova a governare la nave nella tempesta. Comincia la Settimana del design di Milano e martedì apre il Salone del mobile: è il momento più importante dell’anno per un settore che vale oltre 52 miliardi di fatturato, il 2,3% del nostro Pil, con 62.000 imprese e più di 292.000 addetti. Che cosa dobbiamo aspettarci con una situazione internazionale così burrascosa? I dati del primo bimestre diffusi mercoledì dall’associazione di categoria Federlegno-Arredo non sono positivi, anche se vanno letti tenendo conto che lo scorso anno nello stesso periodo c’era una corsa agli acquisti per fare scorta prima dei dazi preannunciati da Trump. Ne parliamo con Claudio Luti, presidente di Kartell e per due volte presidente del Salone del mobile.

I numeri dicono che a gennaio e febbraio la produzione del settore è sostanzialmente stazionaria con una flessione dello 0,6 per cento, ma l’export è preoccupante: -9 in Europa, - 13 nel resto del mondo, e addirittura – 28,5 per cento negli Usa, un mercato che vale oltre 75 milioni di euro. Cosa temete?

«Dobbiamo affrontare il Salone con ottimismo e positività. Saper guardare oltre le guerre ed evitare l’attendismo cui potrebbe indurci uno scenario così incerto e turbolento. Per fare un esempio: la prima bomba piovuta su Dubai dopo l’attacco Usa all’Iran è caduta proprio davanti al negozio che stavamo per aprire. Lo apriremo lo stesso».

Il dato negativo sugli Stati Uniti era prevedibile?

«Per il settore sono un mercato molto importante, e continueranno a esserlo con e dopo Trump. Noi lo presidiamo con una società in loco di cui abbiamo appena cambiato la guida: una persona giovane, con entusiasmo e nuove idee. Nei momenti critici non bisogna tergiversare ma accelerare».

Il controllo della distribuzione si sta confermando strategico?

«L’intensa apertura di nuovi negozi è il programma chiave di molti marchi italiani e per noi è un punto essenziale. La lista delle prossime aperture è molto lunga, tra le prime Dubai, Riad, New Delhi, Bruxelles… Cerchiamo spazi di grande metratura per dare visibilità alla ricchezza della nostra offerta e ampie vetrine per comunicare con efficacia il prodotto; la scelta di un partner locale di valore può essere decisiva. E spesso con gli altri marchi italiani ci si aiuta con aperture nelle stesse zone, creando dei design district come a New York sulla Madison o a Riad».

Il Salone del mobile ha intensificato quella diplomazia del design che già durante la sua presidenza aiutava le aziende italiane sui nuovi mercati. Si conferma appuntamento trainante per il made in Italy?

«Dobbiamo essere grati al Salone e difenderlo anche per la leadership che ci ha consentito di raggiungere. Non sono d’accordo con gli amici delle altre aziende che abbandonano il Salone per presentarsi solo a Milano. Fuorisalone offre tanti eventi bellissimi che allungano le attività del design alla sera, ma la parte commerciale, la creazione e l’innovazione del prodotto devono restare la peculiarità del Salone».

Tra i mercati cui guardare, Federlegno-Arredo suggerisce l’Australia. Lei quali individua?

«Per noi l’Australia è una certezza da molto tempo. Magari tutti gli altri paesi andassero così bene. Più che di nuovi mercati, abbiamo bisogno di rafforzarci dove ci siamo già. Penso che tutto l’Oriente, dalla Cina alla Corea alla Thailandia, potrà dare soddisfazioni. Un Paese che sta cambiando è l’India, noi abbiamo un negozio e stiamo programmando altre tre aperture».

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