Milano – Nessuna trattativa, avanti dritto fino a giovedì 23 quando si riunirà il nuovo cda di Mps che assegnerà le deleghe per la gestione a Luigi Lovaglio e nominerà presidente Cesare Bisoni. Chi ha sentito nelle ultime ore Pierluigi Tortora e l’ad in pectore assicura che i due vogliono dar seguito al più presto a quello che è stato l’esito dell’assemblea dei soci, che ha attribuito alla lista presentata da Plt Holding il 50% dei voti dei presenti, equivalenti al 32,5% del capitale del Monte.
E dunque i messaggi mandati dal fronte Caltagirone negli ultimi due giorni sulla convenienza ad aprire trattative sul nome del presidente sembrano destinati a non andare a buon fine. «L’interesse della banca», richiamato da Tortora in un’intervista, è proprio quello di formare al più presto un cda che sia espressione della volontà dei soci. Inoltre anche lo scenario di contrasto evocato da qualcuno, che ipotizza una spaccatura tra consiglieri nominati da diverse liste non è realistico se solo …
Milano – Nessuna trattativa, avanti dritto fino a giovedì 23 quando si riunirà il nuovo cda di Mps che assegnerà le deleghe per la gestione a Luigi Lovaglio e nominerà presidente Cesare Bisoni. Chi ha sentito nelle ultime ore Pierluigi Tortora e l’ad in pectore assicura che i due vogliono dar seguito al più presto a quello che è stato l’esito dell’assemblea dei soci, che ha attribuito alla lista presentata da Plt Holding il 50% dei voti dei presenti, equivalenti al 32,5% del capitale del Monte.
E dunque i messaggi mandati dal fronte Caltagirone negli ultimi due giorni sulla convenienza ad aprire trattative sul nome del presidente sembrano destinati a non andare a buon fine. «L’interesse della banca», richiamato da Tortora in un’intervista, è proprio quello di formare al più presto un cda che sia espressione della volontà dei soci. Inoltre anche lo scenario di contrasto evocato da qualcuno, che ipotizza una spaccatura tra consiglieri nominati da diverse liste non è realistico se solo si conoscono le regole di diritto societario. L’amministratore di una società, infatti, non ha vincoli di mandato perché dal momento in cui è eletto deve perseguire l’interesse sociale ed aziendale, evidenziano fonti legali. L’amministratore non è espressione del socio e sta ai singoli mettere in pratica questo principio.
L’idea di Lovaglio, supportata da Tortora fin dal principio, è che ora occorre mettersi a correre per realizzare al più presto la fusione con Mediobanca, portare a casa i 700 milioni di sinergie previste dal piano e garantire al mercato che le distribuzioni di capitale annunciate siano possibili.
Il compito più difficile per Lovaglio nei prossimi mesi sarà quello di amalgamare le culture aziendali di Mps e Mediobanca in vista della fusione. I banchieri più sofisticati e abituati a parlare con una clientela di alto standing cresciuti in Piazzetta Cuccia fanno fatica a convivere con i banchieri commerciali. La fuoriuscita da Mediobanca di professionisti del risparmio gestito è in corso da qualche mese e va gestita con politiche di retention adeguate. Ma è necessario anche uno scrollone che elimini le posizioni privilegiate che si erano cristallizzate con la precedente gestione, ragiona chi è vicino a Lovaglio.
Nel far ciò il banchiere dovrà trovare una sintonia con il nuovo amministratore delegato di Mediobanca Alessandro Melzi d’Eril, nominato su indicazione di Francesco Gaetano Caltagirone dopo il successo dell’Opas. Mentre tornerà in auge il presidente Vittorio Grilli, il banchiere che insieme a Del Vecchio e Milleri voleva costruire una piccola JP Morgan italiana. Sarà lui a dover dare una direzione alla partecipazione del 13,2% in Generali, l’oggetto del desiderio all’origine dell’ultimo anno e mezzo di intense battaglie finanziarie.
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